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Paulus PP. VI
Apostolorum limina

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Introduzione.

1. Le memorie apostoliche, cioè i luoghi sacri di Roma, dove sono custoditi e venerati i sepolcri degli apostoli Pietro e Paolo, i "padri santi" per i quali l’urbe divenne non soltanto " l’alunna della verità ", ma anche la maestra della verità e il centro dell’unità cattolica, avvicinandosi l’anno giubilare che vi sarà celebrato, appaiono oggi in luce più fulgida, quali nobilissime mete proposte alla spiritualità dei fedeli.

2. Queste memorie hanno sempre suscitato nel popolo cristiano atti di fede e testimonianze di comunione ecclesiale, poiché la chiesa ritrova se stessa e il motivo della propria unità nel " fondamento " posto da Gesù Cristo: gli apostoli. Sin dal II secolo si veniva a Roma per vedere e venerare i " trofei " dei due apostoli Pietro e Paolo nei luoghi in cui erano conservati, e si peregrinava alla chiesa romana per contemplarne la " regale maestà ". Nel IV secolo il pellegrinaggio a Roma diventa la principale forma di pellegrinaggio nell’occidente, parallelo e convergente, nella sua idea religiosa, con quello verso Gerusalemme, nell’oriente, che custodiva il sepolcro del Signore. Nell’alto medioevo Roma è la meta di pii pellegrini che vengono dalle diverse parti dell’Europa sentendosi " collegati alla cattedra di Pietro ", ed anche di pellegrini che vengono dall’oriente, specialmente monaci, per testimoniare sulla tomba dell’apostolo la propria professione di fede ortodossa.

3. Questa stessa idea del pellegrinaggio si sviluppa dal XII al XIII secolo, arricchita dai nuovi motivi di religiosità e di pietà popolare che si diffondono in tutta l’Europa, imprimendo un più profondo contenuto a quell’antica idea che la chiesa aveva assunto dalla tradizione, comune anche ad altre religioni, del " pellegrinare per amor di Dio ". Nasce così il giubileo, frutto di una maturazione dottrinale, biblica e teologica, che ha una sua prima pubblica manifestazione nel giubileo indetto, nel 1220, dal pontefice Onorio III per il pellegrinaggio alla tomba di s. Tommaso Becket, poi - come è noto - converge a Roma, alle basiliche di s. Pietro e di s. Paolo, nel grande movimento popolare e penitenziale dell’anno 1300, in un’ansia di perdono da Dio e di pace agli uomini, sancito dal nostro predecessore Bonifacio VIII e indirizzato al fine più alto: "per l’onore di Dio e per l’esaltazione della fede ".

4. Il giubileo romano del 1300 rappresentò l’inizio e il modello dei giubilei che seguirono più tardi ( ogni venticinque anni dal secolo XV, salvo interruzioni provocate da vicende esterne), rivelando una continuità e vitalità che han sempre confermato l’attualità della veneranda istituzione.

5. È da dire che anche i giubilei dell’età contemporanea hanno mantenuto tale valore, rappresentando veri momenti di unità e di rinnovamento per la chiesa e appelli a tutti gli uomini, perché si riconoscano fratelli e percorrano le vie della pace. All’inizio di questo stesso secolo, si manifestò un tale anelito con la celebrazione del giubileo del 1900, indetto da Leone XIII; questa fu l’ansia della famiglia umana che, dopo venticinque anni, continuava ad esser agitata da pericolosi e gravi fermenti di contesa; queste furono le finalità dell’anno santo straordinario, indetto nel 1933, per il XIX centenario della redenzione; queste furono le nobili aspirazioni di giustizia e di pacifica convivenza umana, additate da Pio XII nell’ultimo giubileo del 1950.




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