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Paulus PP. VI
Apostolorum limina

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I.

1. Ci sembra che nel presente anno santo tutti i motivi fondamentali dei giubilei del passato siano presenti e siano espressi sinteticamente in quei temi che noi stessi abbiamo fissato, fin dal suo primo annuncio, nel nostro discorso del 9 maggio 1973: il rinnovamento e la riconciliazione. Noi abbiamo offerto questi temi alla riflessione dei pastori e dei fedeli particolarmente durante la celebrazione del giubileo nelle chiese locali, che abbiamo accompagnato con le nostre esortazioni e la nostra catechesi. Ma le aspirazioni che i due temi interpretano e gli ideali che essi esprimono troveranno una più completa attuazione in Roma, dove i pellegrini alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo e alle memorie degli altri martiri, entreranno più facilmente in contatto con le antiche fonti della fede e della vita della chiesa, per essere convertiti nella penitenza, ritemprati nella carità e uniti maggiormente con i fratelli dalla grazia di Dio.

2. Saranno un rinnovamento e una riconciliazione interiori, anzitutto, perché è nel profondo del cuore la radice di ogni bene e, purtroppo, di ogni male; è là, dunque, che deve avvenire la conversione, o metanoia, cioè il cambiamento di orientamento, di mentalità, di scelta, di vita.

3. Ma anche per la chiesa nel suo insieme, ci sembra che, a dieci anni dalla fine del concilio Vaticano II, l’anno santo possa essere la conclusione di un tempo di riflessione e di riforma e l’apertura di una nuova fase di costruzione teologica, spirituale e pastorale che si sviluppi sulle basi faticosamente gettate e consolidate negli scorsi anni, sempre secondo i principi della vita nuova in Cristo e della comunione di tutti in lui, che ci ha riconciliato al Padre con il suo sangue.

4. Per il mondo intero questo richiamo al rinnovamento e alla riconciliazione s’incontra con le aspirazioni più sincere alla libertà, alla giustizia, all’unità e alla pace che vediamo presenti ovunque gli uomini prendono coscienza dei loro più gravi problemi e soffrono delle sventure prodotte dalle divisioni e dalle guerre fratricide. A tutti gli uomini di buona volontà la chiesa vuole dunque indicare, col messaggio dell’anno santo, la dimensione verticale della vita che assicura il riferimento di tutte le aspirazioni ed esperienze ad un valore assoluto e veramente universale, senza del quale è vano sperare che l’umanità ritrovi un punto di unificazione, una garanzia di vera libertà. Nel processo di secolarizzazione che caratterizza molti settori del mondo odierno, la chiesa, senza invadere i campi che non sono di sua competenza, vuole far sentire agli uomini l’esigenza della conversione a Dio, unico necessario, e l’obbligante dovere di ispirare al timore e all’amore di lui tutte le azioni: presidio validissimo, la fede in Dio, della coscienza umana e solida base per quei rapporti di giustizia e di fraternità, ai quali il mondo aspira.

5. Il pellegrinaggio a Roma da parte dei rappresentanti di tutte le chiese locali - pastori e fedeli - sarà dunque segno di un nuovo processo di conversione e di riconciliazione fraterna.

6. A questo segno delle interiori disposizioni dei pellegrini e del movimento di ripresa del popolo cristiano che essi rappresentano, noi rispondiamo come dispensatori della parola e della grazia della riconciliazione, con l’elargire, per quanto sta in noi, a tutti i pellegrini di Roma e a tutti coloro che, essendo impediti di compiere il viaggio, li accompagneranno spiritualmente, il dono dell’indulgenza giubilare.




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