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Paulus PP. VI
Apostolorum limina

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II.

1. È noto che, nella tradizione più antica della chiesa, l’indulgenza, annessa a molte pratiche penitenziali, è stata particolarmente concessa in dono in occasione del pellegrinaggio ai luoghi santificati dalla vita, morte e risurrezione del nostro salvatore Gesù Cristo e dalla confessione degli apostoli. E anche oggi ci ricolleghiamo a questa veneranda tradizione, secondo i principi e le norme che noi stessi abbiamo fissato nella costituzione apostolica "Indulgentiarum doctrina" e che qui vogliamo brevemente ricordare.

2. Poiché Cristo è la nostra " giustizia " e, come opportunamente è stato detto, la nostra " indulgenza ", noi, come umile ministro di Cristo redentore, estendiamo volentieri la partecipazione del dono dell’indulgenza - secondo la tradizione della chiesa - a tutti i fedeli che, per profonda conversione dell’anima a Dio, attraverso le opere di penitenza, di pietà e di fraterna solidarietà, sinceramente e fervorosamente attestano la loro volontà di rimanere nella carità verso Dio e i fratelli, e di progredire anzi in essa. In effetti, una tale partecipazione è data da quella " pienezza delle realtà salvifiche ", che è innanzitutto lo stesso Cristo redentore, " nel quale sussistono in tutto il loro valore le soddisfazioni ed i meriti della sua redenzione ". È nella stessa pienezza di Cristo, dalla quale tutti abbiamo ricevuto, che si manifesta " l’antichissimo dogma della comunione dei santi, per cui la vita dei singoli figli di Dio, in Cristo e per Cristo, viene meravigliosamente a congiungersi con la vita di tutti gli altri fratelli cristiani nella soprannaturale unità del corpo mistico di Cristo, costituendo quasi una sola mistica persona ".

3. Difatti, " per un arcano e misericordioso mistero predisposto da Dio, gli uomini sono tra loro congiunti da un vincolo soprannaturale, per cui come il peccato di uno nuoce anche agli altri, così anche la santità di uno porta agli altri vantaggio ". Con l’indulgenza la chiesa, avvalendosi della sua potestà di ministra della redenzione operata da Cristo signore, comunica ai fedeli la partecipazione di questa pienezza di Cristo nella comunione dei santi, fornendo loro in misura larghissima i mezzi per raggiungere la salvezza.

4. In tal modo, la chiesa, quasi abbracciandoli e soccorrendoli maternamente, sostiene i suoi figli deboli e infermi, i quali trovano un fermo appoggio nel corpo mistico di Cristo, che tutto insieme si adopera con la carità, con l’esempio e con la preghiera per la loro conversione. Così il fedele pentito in questa forma singolare di carità ecclesiale trova un valido aiuto per deporre l’uomo vecchio e rivestire l’uomo nuovo, ed in questo propriamente consiste la conversione e il rinnovamento. Il fine, infatti, che la chiesa si propone nel largire le indulgenze non è soltanto quello di aiutare i fedeli ad espiare le pene meritate, ma anche quello di stimolarli a compiere le opere di pietà, di penitenza e di carità, ed in particolare le opere che servono a favorire la crescita della Fede e il bene comune.




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