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Paulus PP. VI
Apostolorum limina

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VII.

1. Vogliamo, da ultimo, proclamare che la riconciliazione fra i cristiani è uno degli scopi centrali dell’anno santo. La riconciliazione di tutti gli uomini con Dio, " nostro Padre ", dipende, infatti, dal ristabilimento della comunione tra coloro che già hanno riconosciuto ed accolto nella fede Gesù Cristo come il Signore della misericordia, che libera gli uomini e li unisce nello Spirito di amore e di verità. In questo modo, l’anno giubilare, che la chiesa cattolica ha assunto come parte della propria tradizione, può costituire un periodo molto propizio di rinnovamento spirituale a servizio della causa della unità dei cristiani.

2. Ricordiamo, inoltre, che il concilio Vaticano II ha indicato come fondamento di questa ricerca della riconciliazione tra tutti i cristiani che non vi è vero ecumenismo senza conversione interiore, poiché il desiderio dell’unità nasce e matura dal rinnovamento dello spirito, dalla rinuncia a se stessi, dal pieno esercizio della carità, dalla fedeltà che si presta alla verità rivelata.

3. Il movimento ecumenico, al quale la chiesa cattolica, per quanto può, dà la sua adesione e per mezzo del quale le chiese e comunità non ancora in piena comunione con la sede apostolica cercano e desiderano la unità perfetta voluta da Cristo, trova in questo tema una delle sue più concrete realizzazioni. Ristabilire l’unità nella piena comunione ecclesiale è, infatti, responsabilità ed impegno di tutta la chiesa. L’" anno di grazia ", dunque, in questo senso, offre l’opportunità di fare speciale penitenza per le divisioni tra i cristiani, dà occasione di rinnovamento in quanto esperienza approfondita della vita di santità in Cristo ed è un passo verso la riconciliazione nell’intensificazione del dialogo e della collaborazione concreta dei cristiani per la salvezza del mondo: "Che siano in noi una cosa sola, affinché il mondo creda".

4. Abbiamo espresso, ancora una volta, i nostri intenti e i nostri voti circa la celebrazione dell’anno santo in questa città di Roma. Noi ora invitiamo i nostri fratelli nell’episcopato e tutti i pastori e fedeli delle chiese sparse nel mondo, anche di quelle non pienamente unite alla chiesa romana, anzi tutti i credenti in Dio, a partecipare almeno spiritualmente a questa mensa della grazia e della redenzione, dove Cristo stesso si offre a noi come maestro di vita. Uniti, dunque, ai detti pastori e fedeli, pellegrini alle tombe degli apostoli e dei martiri antichi, noi desideriamo di professare la fede in Dio Padre onnipotente e misericordioso e in Cristo Gesù, nostro redentore.

5. Per parte nostra, vorremmo che nell’anno santo in modo più visibile, con quanti vengono a Roma per "vedere Pietro", si attuasse anche per opera nostra quello che scriveva san Leone Magno: "In tutta quanta la chiesa, infatti, Pietro quotidianamente ripete: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" e ogni lingua che confessa il Signore è formata dal magistero di questa voce".

6. Vorremmo pure che una grande moltitudine di fedeli si accostasse, mediante il ministero nostro e dei fratelli nel sacerdozio, alle "fonti del Salvatore". La porta santa, che noi apriremo nella notte della vigilia del santo natale, sarà segno di questo nuovo accesso a Cristo, che solo è la via e insieme la porta, ed anche della carità paterna con cui apriamo il nostro cuore a tutti, con pensieri di amore e di pace.

7. Noi preghiamo la Vergine santissima, alma madre del Redentore, madre della chiesa, madre della grazia e della misericordia, ministra della riconciliazione, tipo fulgidissimo di vita nuova, di intercedere presso suo figlio perché sia concessa a tutti i nostri fratelli e figli la grazia rinnovatrice e salvatrice dell’anno santo, il cui inizio, svolgimento e compimento perfetto affidiamo alle sue mani e al suo cuore di madre. Vogliamo che questa nostra lettera abbia piena efficacia ora e in futuro, in modo che quanto in essa è stato esposto e stabilito sia esattamente osservato da tutti gli interessati e ottenga, pertanto, il suo adempimento, nonostante qualsiasi disposizione in contrario. Se poi, consapevolmente o inconsapevolmente, si agirà in maniera diversa da come abbiamo prescritto, dichiariamo che ciò sarà del tutto privo di valore.

Roma, presso S. Pietro, solennità dell’ascensione del Signore, 23 maggio 1974, anno undecimo del nostro pontificato.




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