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Paulus PP. VI
Paterna cum benevolentia

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  • I. LA CHIESA, MONDO RICONCILIATO E RICONCILIANTE.
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I. LA CHIESA, MONDO RICONCILIATO E RICONCILIANTE.

1. La chiesa ha avuto coscienza, fin dalle origini, della trasformazione attuata dall’opera redentrice di Cristo, e ne ha dato il lietissimo annuncio: che, per essa, il mondo è divenuto una realtà radicalmente nuova (cf. 2Cor 5,17), nella quale gli uomini hanno ritrovato Dio e la speranza (cf. Ef 2,12) e, fin d’ora, sono resi partecipi della gloria di Dio " per mezzo del signore nostro Gesù Cristo, dal quale ora abbiamo ottenuto la riconciliazione " (Rm 5,11). Tale novità è dovuta esclusivamente all’iniziativa misericordiosa di Dio (cf. 2Cor 5,18-20; Col 1,20-22), essa viene incontro all’uomo che, allontanatosi da lui per sua propria colpa, non poteva più ritrovare la pace col suo Creatore.

2. Quella iniziativa di Dio, poi, si è attualizzata mediante un intervento direttamente divino. Egli, infatti, non ci ha semplicemente perdonati, né si è servito di un semplice uomo intermediario tra noi e lui; ma ha costituito il suo " unigenito Figlio come intercessore di pace ": " colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio " (2Cor 5,21). In realtà Cristo, morendo per noi, ha cancellato " il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli. Egli lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce " (Col 2,14); e, per mezzo della croce. ci ha riconciliati con Dio, " distruggendo in se stesso l’inimicizia " (Ef 2,16). La riconciliazione, attuata da Dio in Cristo crocifisso, si iscrive nella storia del mondo, che annovera ormai tra le sue componenti irreversibili l’evento di Dio fattosi uomo e morto per salvarlo. Ma essa trova permanente espressione storica nel corpo di Cristo, che è la chiesa, nella quale il Figlio di Dio convoca " i suoi fratelli da tutte le genti ", e, in quanto suo capo (cf. Col 1,18), ne è il principio di autorità e di azione che la costituisce sulla terra quale " mondo riconciliato ".

3. Poiché la chiesa è il corpo di Cristo e Cristo è " il salvatore del suo corpo " (Ef 5,23), tutti, per essere membri degni di questo corpo, devono, in fedeltà all’impegno cristiano, contribuire a mantenerlo nella sua natura originaria di comunità di riconciliati, derivante da Cristo nostra pace (cf. Ef 2,14) che " ci rende rappacificati ". La riconciliazione, infatti, una volta ricevuta, è, come la grazia e come la vita, un impulso e una corrente che trasforma i suoi beneficiari in operatori e trasmettitori della medesima. Per ogni cristiano, questa è la credenziale della sua autenticità nella chiesa e nel mondo: " Inizia la pace da te, affinché, quando tu stesso sarai pacifico, possa portare la pace agli altri ". Il dovere della pacificazione attinge personalmente tutti e singoli i fedeli; e, senza il suo adempimento, rimane inefficace perfino il sacrificio cultuale che intendessero fare (cf. Mt 5,23). La riconciliazione reciproca partecipa, infatti, dello stesso valore del sacrificio stesso, e con questo costituisce insieme un’unica offerta a Dio gradita. Affinché, poi, tale dovere sia effettivamente adempiuto, e la riconciliazione, che si opera nell’intimo del cuore, abbia anche carattere pubblico come la morte di Cristo che la procura, il Signore, ha conferito agli apostoli e ai pastori della chiesa, loro successori, il " ministero della riconciliazione " (2Cor 5,18). Essi, perciò, "assumendo quasi la persona di Cristo", sono stabilmente deputati a "edificare il proprio gregge nella verità e nella santità".

4. La chiesa, dunque, perché "mondo riconciliato", è anche realtà nativamente e permanentemente riconciliante; e, in quanto tale, essa è presenza e azione di Dio "che riconcilia a sé il mondo in Cristo" (2Cor 5,19), le quali si esprimono primariamente nel battesimo, nel perdono dei peccati e nella celebrazione eucaristica, attualizzazione del sacrificio redentore di Cristo e segno efficace dell’unità del popolo di Dio.




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