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Paulus PP. VI
Paterna cum benevolentia

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  • III. OSCURAMENTI DELLA SACRAMENTALITÀ DELLA CHIESA.
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III. OSCURAMENTI DELLA SACRAMENTALITÀ DELLA CHIESA.

1. Nondimeno, " benché la chiesa per la virtù dello Spirito santo sia rimasta sempre sposa fedele del suo Signore, e non abbia mai cessato di essere segno di salvezza nel mondo, tuttavia non ignora affatto che tra i suoi membri, sia chierici che laici, nella lunga serie dei secoli passati, non sono mancati di quelli che non furono fedeli allo Spirito di Dio ". In realtà " in questa chiesa di Dio una ed unita, sono sorte fin dai primissimi tempi alcune scissioni, condannate con gravi parole dall’apostolo ". Quando, poi, avvennero le note fratture non sapute arginare, la chiesa superò la situazione di interiore dissenso riaffermando chiaramente, come condizione insostituibile di comunione, quei principi che consentivano di mantenere intatta la sua unità costitutiva, e permettevano di manifestarla " nella confessione di una sola fede, nella comune celebrazione del culto divino e nella fraterna concordia della famiglia di Dio ".

2. Ma appaiono egualmente pericolosi, tali da richiedere questa chiarificazione e questo invito all’unità, i fermenti di infedeltà allo Spirito santo che qua e si trovano nella chiesa ai nostri giorni, e tentano purtroppo di minarla dall’interno. I promotori e le vittime di tale processo, in realtà poco numerosi in paragone dell’immensa maggioranza dei fedeli, pretendono di restare nella chiesa con gli stessi diritti e le stesse possibilità di espressione e di azione degli altri per attentare all’unità ecclesiale; e non volendo riconoscere nella chiesa un’unica realtà risultante da un duplice elemento umano e divino, analoga al mistero del Verbo incarnato, che la costituisce " sulla terra comunità di fede, di speranza e di carità quale organismo visibile ", mediante la quale Cristo " diffonde su tutti la verità e la grazia ", essi si oppongono alla gerarchia, quasi che ogni atto di opposizione sia un momento costitutivo della verità sulla chiesa da far riscoprire quale Cristo l’avrebbe istituita; mettono in causa il dovere dell’obbedienza all’autorità voluta dal Redentore; mettono in stato d’accusa i pastori della chiesa non tanto per quel che fanno o come lo fanno, ma semplicemente perché, come affermano, sarebbero i custodi di un sistema o apparato ecclesiastico concorrente con l’istituzione di Cristo; in tal modo essi provocano sconcerto nella intera comunità, introducendo in essa il frutto di teorie dialettiche estranee allo Spirito di Cristo. Utilizzando le parole del vangelo, essi ne alterano il significato. Noi osserviamo con pena questo stato di cose, anche se, come abbiamo detto, è ben piccolo in confronto con la gran massa dei cristiani fedeli; ma non possiamo non insorgere con lo stesso vigore di s. Paolo contro questa mancanza di lealtà e di giustizia. Noi facciamo appello a tutti i cristiani di buona volontà perché non si lascino impressionare o disorientare dalle indebite pressioni di fratelli purtroppo sviati, e che pure sono sempre presenti alla nostra preghiera e vicini al nostro cuore.

3. Quanto a noi, riaffermiamo che l’unica chiesa di Cristo, " in questo mondo costituita e organizzata come società, sussiste nella chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui, ancorché al di fuori del suo organismo si trovino parecchi elementi di santificazione e di verità ", riaffermiamo pure che questi pastori della chiesa, che presiedono al popolo di Dio in nome suo, con l’umiltà dei servi, ma anche con la franchezza degli apostoli (cf. At 4,31) ai quali succedono, hanno il diritto e il dovere di proclamare: "Fino a quando... sediamo in questa sede, fino a quando presiediamo, abbiamo autorità e forza, anche se ne siamo indegni".




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