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1.
Nondimeno, " benché la chiesa per la virtù dello Spirito santo sia rimasta
sempre sposa fedele del suo Signore, e non abbia mai cessato di essere segno di
salvezza nel mondo, tuttavia non ignora affatto che tra i suoi membri, sia
chierici che laici, nella lunga serie dei secoli passati, non sono mancati di
quelli che non furono fedeli allo Spirito di Dio ". In realtà " in
questa chiesa di Dio una ed unita, sono sorte fin dai primissimi tempi alcune
scissioni, condannate con gravi parole dall’apostolo ". Quando, poi,
avvennero le note fratture non sapute arginare, la chiesa superò la situazione
di interiore dissenso riaffermando chiaramente, come condizione insostituibile
di comunione, quei principi che consentivano di mantenere intatta la sua unità
costitutiva, e permettevano di manifestarla " nella confessione di una
sola fede, nella comune celebrazione del culto divino e nella fraterna
concordia della famiglia di Dio ".
2.
Ma appaiono egualmente pericolosi, tali da richiedere questa chiarificazione e
questo invito all’unità, i fermenti di infedeltà allo Spirito santo che qua e
là si trovano nella chiesa ai nostri giorni, e tentano purtroppo di minarla
dall’interno. I promotori e le vittime di tale processo, in realtà poco
numerosi in paragone dell’immensa maggioranza dei fedeli, pretendono di restare
nella chiesa con gli stessi diritti e le stesse possibilità di espressione e di
azione degli altri per attentare all’unità ecclesiale; e non volendo
riconoscere nella chiesa un’unica realtà risultante da un duplice elemento
umano e divino, analoga al mistero del Verbo incarnato, che la costituisce
" sulla terra comunità di fede, di speranza e di carità quale organismo
visibile ", mediante la quale Cristo " diffonde su tutti la verità e
la grazia ", essi si oppongono alla gerarchia, quasi che ogni atto di
opposizione sia un momento costitutivo della verità sulla chiesa da far riscoprire
quale Cristo l’avrebbe istituita; mettono in causa il dovere dell’obbedienza
all’autorità voluta dal Redentore; mettono in stato d’accusa i pastori della
chiesa non tanto per quel che fanno o come lo fanno, ma semplicemente perché,
come affermano, sarebbero i custodi di un sistema o apparato ecclesiastico
concorrente con l’istituzione di Cristo; in tal modo essi provocano sconcerto
nella intera comunità, introducendo in essa il frutto di teorie dialettiche
estranee allo Spirito di Cristo. Utilizzando le parole del vangelo, essi ne
alterano il significato. Noi osserviamo con pena questo stato di cose, anche
se, come abbiamo detto, è ben piccolo in confronto con la gran massa dei
cristiani fedeli; ma non possiamo non insorgere con lo stesso vigore di s.
Paolo contro questa mancanza di lealtà e di giustizia. Noi facciamo appello a
tutti i cristiani di buona volontà perché non si lascino impressionare o
disorientare dalle indebite pressioni di fratelli purtroppo sviati, e che pure
sono sempre presenti alla nostra preghiera e vicini al nostro cuore.
3.
Quanto a noi, riaffermiamo che l’unica chiesa di Cristo, " in questo mondo
costituita e organizzata come società, sussiste nella chiesa cattolica,
governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui, ancorché
al di fuori del suo organismo si trovino parecchi elementi di santificazione e
di verità ", riaffermiamo pure che questi pastori della chiesa, che
presiedono al popolo di Dio in nome suo, con l’umiltà dei servi, ma anche con
la franchezza degli apostoli (cf. At 4,31) ai quali succedono, hanno il diritto
e il dovere di proclamare: "Fino a quando... sediamo in questa sede, fino
a quando presiediamo, abbiamo autorità e forza, anche se ne siamo
indegni".
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