Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Paulus PP. VI
Paterna cum benevolentia

IntraText CT - Lettura del testo

  • IV. SETTORI DI OSCURAMENTO DELLA SACRAMENTALITÀ DELLA CHIESA.
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

IV. SETTORI DI OSCURAMENTO DELLA SACRAMENTALITÀ DELLA CHIESA.

1. Il processo che abbiamo descritto prende la forma di un dissenso dottrinale, che si vuol patrocinare dal pluralismo teologico ed è spinto, non di rado, fino al relativismo dogmatico, riduttore, in diverse maniere, dell’integrità della fede. E anche quando non è spinto fino al relativismo dogmatico, detto pluralismo viene a volte considerato legittimo luogo teologico, tale da consentire prese di posizione contro il magistero autentico dello stesso romano pontefice e della gerarchia episcopale, unici interpreti autorevoli della divina rivelazione contenuta nella s. tradizione e nella s. scrittura.

2. Noi riconosciamo al pluralismo di ricerca e di pensiero che variamente esplora ed espone il dogma, ma senza eliminare l’identico significato obiettivo, legittimo diritto di cittadinanza nella chiesa, come naturale componente della sua cattolicità, nonché segno di ricchezza culturale e di impegno personale di quanti ad essa appartengono. Riconosciamo anche i valori inestimabili da esso immessi nel campo della spiritualità cristiana, delle istituzioni ecclesiali e religiose, come pure nel campo delle espressioni liturgiche e norme disciplinari: valori confluenti in quella "varietà che agisce insieme" la quale "dimostra con maggiore evidenza la cattolicità della chiesa indivisa".

3. Ammettiamo, anzi, che un equilibrato pluralismo teologico trova fondamento nello stesso mistero di Cristo, le cui imperscrutabili ricchezze (cf. Ef 3,8) trascendono le capacità espressive di tutte le epoche e di tutte le culture. La dottrina della fede, quindi, che da quel mistero necessariamente deriva - poiché, in ordine alla salvezza, " non c’è altro mistero di Dio, se non il Cristo " - reclama esplorazioni sempre nuove. In realtà le prospettive della parola di Dio sono tante e tante sono le prospettive dei fedeli che le esplorano che la convergenza nella stessa fede non è mai immune da peculiarità personali nell’adesione di ciascuno. Tuttavia le accentuazioni diverse nella comprensione della stessa fede non ne pregiudicano i contenuti essenziali, perché esse sono unificate nella comune adesione al magistero della chiesa; il quale, mentre è, come norma prossima, determinante della fede di tutti, tutti anche garantisce dal giudizio soggettivo di ogni differenziata interpretazione della medesima.

4. Ma che dire di quel pluralismo che considera la fede e la sua enunciazione non come eredità comunitaria, quindi ecclesiale, ma come un ritrovato individuale della libera critica e del libero esame della parola di Dio? Infatti, senza la mediazione del magistero della chiesa, al quale gli apostoli affidarono il loro stesso magistero, e che, perciò, insegna " soltanto ciò che è stato trasmesso ", rimane compromesso il sicuro congiungimento con Cristo tramite gli apostoli, che sono i " trasmettitori di ciò che essi stessi avevano ricevuto ". E perciò, una volta compromessa la perseveranza nella dottrina trasmessa dagli apostoli, avviene che, forse volendo eludere le difficoltà del mistero, si cercano formule di illusoria comprensibilità che ne dissolvono il contenuto reale; e si costruiscono, così, dottrine non aderenti all’obiettività della fede o addirittura ad essa contrarie e, per di più, cristallizzate in coesistenza di concezioni opposte anche tra loro.

5. Non ci si deve, inoltre, nascondere che ogni cedimento nella identità della fede importa anche decadimento nello scambievole amore. Quelli, infatti, che han perduto la gioia che dalla fede deriva (cf. Fil 1,25), sono spinti a mendicare gloria gli uni dagli altri e a non cercare quella che viene solo da Dio (cf. Gv 5,44), con detrimento della comunione fraterna. Al senso della chiesa, che a tutti fa riconoscere la stessa dignità e libertà dei figli di Dio, non si può sostituire lo spirito di parte che porta a scelte discriminanti, privando, in tal modo, la carità anche nel suo naturale supporto, che è la giustizia. Sarebbe un intento vano quello di trasformare in meglio la comunione ecclesiale secondo il tipo condiviso a livello di gruppo.

6. Non dobbiamo, invece, tutti perfezionarci attraverso il vangelo? E dove, questo, manifesta interamente operante la sua virtù divinamente congenita, se non nella chiesa, con l’apporto di tutti indistintamente i credenti?

7. Infine, tale spirito di parte si riflette negativamente anche nella necessaria convergenza di culto e di preghiera, e si traduce in un isolamento dettato da spirito di presunzione, non certo evangelico, che preclude la giustificazione davanti a Dio (cf. Lc 18,10-14).

8. Noi, per quanto ci è possibile, vogliamo comprendere la radice di questa situazione, e la paragoniamo all’analoga situazione in cui vive l’odierna società civile, divisa in gruppi l’un l’altro opposti. Purtroppo, anche la chiesa sembra subire un po’ il contraccolpo di una tale condizione: eppure essa non deve assimilare ciò che è piuttosto uno stato patologico. La chiesa deve conservare la sua originalità di famiglia unificata nella diversità dei suoi membri; anzi, essa dev’essere il lievito che aiuta la società a reagire, come si diceva dei primi cristiani: " Vedete quanto si amano! ". È con questo quadro della prima comunità davanti a gli occhi - quadro non certo idillico, ma maturato attraverso la prova e la sofferenza - che noi chiediamo a tutti di superare le illegittime e pericolose diversità per riconoscersi fratelli che l’amore di Cristo unisce.




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License