'l-fusco | fusti-retti | revoc-vuoi
grassetto = Testo principale
Capitolo, Paragrafo grigio = Testo di commento
501 1, 9| così riderti, ché sempre fusti e a tutti paresti grave
502 1, 12| gracchiamento, che cieco gaglioffo non si truova che non perdessi
503 1, 10| non pochissimi amanti, e a gara di quella bella e da tutti
504 1, 12| non perdessi con loro a gargagliare, e con suoi stracci, stoppe
505 1, 12| lunga materia di litigare, e garrendo assordire tutta la vicinanza;
506 1, 5| rompono dal tuo petto que' gemiti tuoi? Unde si muovono que'
507 1, 13| vilissime femminelle, o simile genterelle abiette e infame, quale
508 1, 6| ragionando costumato e con gentile onestà appresso di chi a
509 1, 16| dello infortunio, in quale giace sepulto chi ama; ché a tormento
510 1, 4| nel tuo letto dovevi dolce giacere e senza molestia libero
511 1, 5| tanti, quando solo siedi o giaci, avolgimenti ora in su questa,
512 1, 5| maravigliose e agli altri giocondissime, te mossono il dì se non
513 1, 10| quella bella e da tutti e' giovani vagheggiata, ella a molti
514 1, 5| questa tua amatoria impresa, gioverà insieme rimirando trascorrere
515 1, 8| giovino, quanto stimo non poco gioveranno, ché già debbi apertissimo
516 1, 8| gaudio queste lettere a te giovino, quanto stimo non poco gioveranno,
517 1, 13| ricchezze non in altro che in gittarle e dissiparle. Ancora non
518 1, 3| sanza lode esser prodigo gittatore. E più, quanto a qualunque
519 1, 4| là a quello uscio, su e giù a que' razzi di que' lumi.
520 1, 10| a lei manca qualunque dì giugnersi a nuovi mariti. Quella vero
521 1, 4| vile femmina subietto; e giunto ov'ella siede poco stimandoti
522 1, 5| Che aparecchi, suoni o giuochi, cose ivi maravigliose e
523 1, 9| dì che ella nasce, così giura essere impudica, vana, e
524 1, 9| o bene osservare voto o giuramento che ella poi faccia in vita,
525 1, 11| tua amata fusse ivi presso giuso a basso, e una fune non
526 1, 6| meritare migliore fortuna e gloria, e perdette sé stesso a
527 1, 15| femmina, quale te poco pregi e goda straziarti? E quand'ella
528 1, 11| rivenire ove prima eri, ella gode lasciarsi con tua fatica
529 1, 10| E di cosa niuna tanto godeno quanto dello strazio fanno
530 1, 10| fingono amare, ché troppo godono vedersi molto e da molti
531 1, 5| questa, ora in su quell'altra gota? Mentre che tu ami, fue
532 1, 12| candido troppo e splendido. Le gote e i labbri erano non di
533 1, 12| il naso, e cominciare uno gracchiamento, che cieco gaglioffo non
534 1, 1| si sia onesto e laudato grado d'onore e autorità.~
535 | Gran
536 1, 12| però ti si presenta se non grande. E forse la giudichi piena
537 1, 14| così satisfacendogli troppo grandemente le 'ngiuriasse. Da questo
538 1, 6| però qui lasserò te, dalle grandi fiamme e ardori d'amore
539 1, 15| disagi sì molti e troppo grandissimi, tormento sì assiduo e inestimabile,
540 1, 5| rari accaggiono, tu con grandissimo desiderio aspettasti quella
541 1, 14| pensare quale nell'altre meno grate cose si porgono da credere
542 1, 4| ogni luogo per trovare e gratificare a chi te in tanta miseria
543 1, 9| servite, che quando vorranno gratificarti; ché già in quella età elle
544 1, 4| insieme e all'animo e al corpo gratissimi, come udire da ottimi musici
545 1, 14| cose loro si dà dolcissimo, gratissimo, disideratissimo, pur non
546 1, 16| nulla più potere essere grato ed espettato che vederti
547 1, 12| pettinato, sbadigliare, grattarsi dove la chioma gli piove
548 1, 6| leggiere portare queste gravezze amatorie. E forse come altre
549 1, 5| escono que' tuoi talora gravi e tanto incesi sospiri?
550 1, 7| parere un'altra Lucrezia gravissima, santissima e religiosissima.
551 1, 14| mia consuetudine e buona grazia quale, come sai, sempre
552 1, 12| altrove; poi con quelle unghie graziose stuzzicarsi bene a drento
553 1, 14| elle, tuttora aspettando in grembo quello che sopra tutte l'
554 1, 8| maccaticci, e 'l fronte e le guance lentigginose; i denti, miracolo
555 1, 7| delle dita e volgeti la guancia, e per vezzi profferisce
556 1, 9| da biasimarla, se ella, guardando gli altri, ancora guardò
557 1, 9| tu non guardavi lei, ella guardassi te; né fu meno da biasimarla,
558 1, 9| e ad amarle, che subito, guardati da una, speriamo insino
559 1, 9| Gran male fu, se tu non guardavi lei, ella guardassi te;
560 1, 9| quando una femmina vuole, per guardia e paura che la ritardi,
561 1, 4| nostri sensi, odorando, gustando cose a noi soave e dolci.
562 | hanno
563 1, 15| e scilinguate risposte. Hui! cose utilissime a bene
564 1, 16| Ex Venetiis die decima Ianuarii.~ ~- FINE -~
565 1, 6| sua grandissima ricevuta iattura, in quale ruppe il prospero
566 1, 12| stoppe e panerette avere imbrattata e ingombrata le tavole,
567 1, 13| malizia e l'animo fiero e immane in seguire le scellerate
568 1, 9| quella età elle non hanno a imparare dove, altrove che in questo
569 1, 6| iniqua e ingrata verso di lui imparato essere di marmo. Tristo
570 1, 14| mesi per sua stranezza e impietà dentro al petto e animo
571 1, 6| mente perversa di quella importuna e iniquissima femmina Deifira.
572 1, 10| Non dubitare che sia impossibile, non dirò vedere, ma né
573 1, 13| in seguire le scellerate imprese. Quale cose reputo l'una
574 1, 10| consigliate, e da natura impudiche, nulla amano; ché ben sai
575 1, 7| e vuole con suoi gesti impudicissimi, levissimi e inonestissimi,
576 1, 3| sai né puoi negarmi: che inamorato mai alcuno tanto si truova
577 1, 12| necessarie a qualunque li venga inanti: «Tu che non vai? Che non
578 1, 5| tuoi talora gravi e tanto incesi sospiri? Unde rompono dal
579 1, 16| biasimane te che così m'incitasti a scriverti. Aspetto mi
580 1, 1| amore Benché da te me senta incitato a non tacere in queste quello
581 1, 2| stesso? Chi adunque me non incolpassi, ove io vegga con mio dire
582 1, 2| infortunio? Paulo mio, chi incolperemo noi? Me forse, che già te,
583 1, 13| bestiale, e da ogni parte incomportabile. Adopera la femmina le sue
584 1, 13| sarebbono non quanto sono inconsulte e subite a principiarlo,
585 1, 13| altre formosa, tanto più incontinente e impudica. Adopera la copia
586 1, 8| civilissimo e pulitissimo, incontri uno altro amante penoso
587 1, 13| vizio, o per ritrarsi dalla incorsa infamia, o per sodisfare
588 1, 9| così forse era da te non indegna d'essere amata. Dicono a
589 1, 8| te e a ciascuno studioso indegni e non convenienti.~
590 1, 9| gesti siano in altri veri indizi di benivolenza e amore,
591 1, 7| potrà porgere una femmina indotta, quale tutte sono, inetta
592 1, 15| ella te con ogni sua opera, industria e arte volesse essere amplissimo,
593 1, 14| subito poi che a te sia indutto nell'animo nulla da lei
594 1, 15| grandissimi, tormento sì assiduo e inestimabile, dispetti sì, e onte all'
595 1, 7| indotta, quale tutte sono, inetta e da ogni parte sciocca
596 1, 4| sforzerò, non prolisso teco né inetto, bisogna preterirli. Solo
597 1, 15| sollazzo, non pieno di molta inezia e levità, non carico di
598 1, 10| curiosissima e non sempre infaccendata solo per parere tale ch'
599 1, 13| simile genterelle abiette e infame, quale elle sotto spezie
600 1, 8| ripensare, e pensando te stessi infastidire. Io netto dilibero uscirne,
601 1, 9| più tosto di chi voglia infiammarti e molto da te essere amata,
602 1, 3| e tormenti all'animo tuo infiniti e molestissimi.~
603 1, 15| di paure, rotto da mille infortuni, al tutto e brevissimo?
604 1, 10| sollicitata da troppi, o per inganni, o per lusinghe, o per premio,
605 1, 1| brevissime lettere furono non ingioconde. Nell'altre mie, quanto
606 1, 15| essere gli animi femminili ingiusti, iniqui, ingrati, pieni
607 1, 12| panerette avere imbrattata e ingombrata le tavole, banche, deschetti
608 1, 6| sua Deifira avea, iniqua e ingrata verso di lui imparato essere
609 1, 15| femminili ingiusti, iniqui, ingrati, pieni di falsità e fellonie,
610 1, 15| singulare infamia e capitale inimicizia con tutti e' suoi, come
611 1, 15| animi femminili ingiusti, iniqui, ingrati, pieni di falsità
612 1, 6| perversa di quella importuna e iniquissima femmina Deifira. Ricordami
613 1, 3| imperio, quale in sé pruova iniquo tiene l'amore. Dannoso adunque
614 1, 16| quanto solo di vederlo molto innamorato. Che le mie lettere sieno
615 1, 4| sospetti, infinite paure, innumerabili avolgimenti di pensieri
616 1, 7| impudicissimi, levissimi e inonestissimi, parere un'altra Lucrezia
617 1, 9| guardati da una, speriamo insino a casa ci mandi le chiavi
618 1, 13| troppo superba, altiera, insolente, rissosa, bestiale, e da
619 1, 13| subite a principiarlo, né sì instabile e precipitose correrebbono
620 1, 13| sai la loro in altre cose instabilità non permetterebbe sì lungo
621 1, 13| levissimi e lascivi pensieri e instituti? Quantunque in femmina seppi
622 1, 7| da ogni parte sciocca e insulsa. Vedera'la presentarsi a
623 1, 5| poco da te fosse servata integrità e fede verso tuoi amici,
624 1, 3| qui bisognasse a te, uomo intendentissimo e dottissimo, più diffuso
625 1, 3| quelle non fui oscuro a farmi intendere, né breve a non adducere
626 1, 10| quando loro succede, quando intendono che tu molto l'ami, quando
627 1, 4| l'amore non in tutto suo intero imperio e signoria; e però
628 1, 6| Guarda, per Dio, a te non intervenga come intervenne al nostro
629 1, 6| a te non intervenga come intervenne al nostro Pallimacro, quale
630 1, 3| lettere disputai, così essere inutile e dannoso a ogni studioso
631 1, 4| truovino diletti, e poi investigheremo se chi tu ami da te meriti
632 1, 15| da te sofferta miseria, irtene a letto con un guardo più
633 1, 7| el viso, e comincia mille istorie; né sa ristare di biasimarti
634 1, 12| e splendido. Le gote e i labbri erano non di colore di corallo
635 1, 14| Amando, niuno suole essere laccio più forte e più tenace che
636 1, 6| troppa miseria tu per piatà lacrimasti. Saranno adunque i suoi
637 1, 8| viso, non bruttissima e laidissima. E la più in quello vagheggiata
638 1, 4| in dolore e acerbissimi lamenti. O maravigliosi piaceri!
639 1, 8| gli altri mi spiace chi lascia le sue altre maggiori faccende
640 1, 12| poi levarsi da sedere, lasciare quivi e colà parte delle
641 1, 11| ove prima eri, ella gode lasciarsi con tua fatica e suo sconcio
642 1, 15| e peggio odorato, e ivi lasciarti assetato tanto pure che
643 1, 14| dolerà avere così scrivendo lasciato e perso della mia consuetudine
644 1, 8| questa materia, in quale te lascio ripensare, e pensando te
645 1, 11| familiare epistola in pruova lassai. Così mi pare delle femmine
646 1, 6| costume. Ma non però qui lasserò te, dalle grandi fiamme
647 1, 4| chiudere l'occhio; e se pur lasso in sul dì qualche poco t'
648 1, 12| suo primo colore; e dal lato gli pende quella bella merceria,
649 1, 13| odo in femmina dal vulgo laudare la malizia e l'animo fiero
650 1, 13| Adopera la femmina le sue laudate bellezze solo in essere
651 1, 11| in quello modo el vostro legame non si rompa; e se ti fermi,
652 1, 14| te sciolto e libero da' legami d'amore. Amando, niuno suole
653 1, 13| conoscenti in dare a tutti legge, noglie, e molestia; adopera
654 1, 6| femmina Deifira. Ricordami che leggendo la sua troppa miseria tu
655 1, 13| coprimenti di capo, e simile leggerezze, a quali continuo vegghiano
656 1, 6| con chi si sia nobile e leggiadra donna, non seco tema fingere
657 1, 8| e 'l fronte e le guance lentigginose; i denti, miracolo che in
658 1, 12| tutta la vicinanza; poi levarsi da sedere, lasciare quivi
659 1, 2| è occorso accomodato per levarti da questa tua miseria, da
660 1, 15| pieno di molta inezia e levità, non carico di sospetto,
661 1, 4| nuova ragione di dolerti, leviti palido, estenuato e debile,
662 1, 7| quale chi gridando seguita i levrieri, e ridendo simile a chi
663 1, 7| ella meno sarà familiare, leziosa, intera, con la fronte altiera,
664 1, 15| sì darti: copia di suoi leziosi guardi e lascivi sorrisi
665 1, 5| quali a te sono, e a ogni liberale ingegno troppo sempre furono,
666 1, 9| noi uomini stolti o troppo liberali a credere loro e ad amarle,
667 1, 3| tempo ricomperare la sua libertate, dolendosi subietto al duro
668 1, 5| parole! Quale occasione e licenza se a te forse era pòrta,
669 1, 7| suoi passati, né da lei t'è licito partire se non quando l'
670 1, 16| costì, vederti libero e lieto.~ ~Ex Venetiis die decima
671 1, 14| restano dirti: «Ora non più; lieva su», come se tu così satisfacendogli
672 1, 8| le bellezze d'una femmina linguacciuta e male avvenente. Mira che
673 1, 12| apparecchiata lunga materia di litigare, e garrendo assordire tutta
674 1, 15| prestantissimo, nobile, litterato, virtuoso, quale recuseresti
675 1, 13| abito e mai prima veduta livrea. E tanto loro pare di sue
676 1, 13| loro a te forse pare da lodare, molto per loro pessima
677 1, 3| e assegnato animo sanza lode esser prodigo gittatore.
678 1, 7| inonestissimi, parere un'altra Lucrezia gravissima, santissima e
679 1, 4| giù a que' razzi di que' lumi. E poi che tu pur bene spesso
680 1, 16| lettere sieno state troppo lunghe, biasimane te che così m'
681 1, 10| troppi, o per inganni, o per lusinghe, o per premio, o per forza
682 1, 8| sono al continuo frolli e maccaticci, e 'l fronte e le guance
683 1, 14| altre essere divina e sanza macula, e se fra te ripenserai
684 1, 10| Né mai loro manca la cara madre, insieme e qualche altra
685 1, 6| scritti, ivi mali, a te maestri, e aiuto molto a ridurti
686 | maggiore
687 1, 2| libero de' tuoi usati e magnifici studi.~
688 1, 4| tu solo ne vai a letto maladicendo e fabricando vendette, e
689 1, 1| esser qui riputato mordace e maldicente, però volentieri tacea,
690 1, 5| cadere in voce di molti ivi maledici rimiratori; e così più e
691 1, 16| che sempre fuggi' parere, maledico e detrattore. E anche non
692 1, 6| adunque i suoi scritti, ivi mali, a te maestri, e aiuto molto
693 1, 7| ragiona a' tuoi propositi, maligna femmina, subito o ti richiede
694 1, 13| femmina dal vulgo laudare la malizia e l'animo fiero e immane
695 1, 10| Proverbio delle astute mamme: «Corucciati, figliuola
696 1, 9| la ritardi, mai però li mancherà luogo e tempo a satisfarti,
697 1, 5| penti? E così in te mai non mancheranno queste e più altre assai
698 1, 9| speriamo insino a casa ci mandi le chiavi dell'uscio da
699 1, 9| mi salutò e strinsemi la mano, e mi soppresse il piede
700 1, 2| truovi luogo da tradurti e mantenerti in libertà e signoria di
701 1, 14| 14-~ ~Parmi vederti maravigliare che io, quale sempre difesi
702 1, 8| quali considerando troppo mi maraviglio, quando tu, Paulo mio, uomo
703 1, 13| Quale cose reputo l'una non maravigliosa, però che esse da ciascuno
704 1, 5| suoni o giuochi, cose ivi maravigliose e agli altri giocondissime,
705 1, 4| e acerbissimi lamenti. O maravigliosi piaceri! Quale inimico tanto
706 1, 10| qualunque dì giugnersi a nuovi mariti. Quella vero bella, sollicitata
707 1, 12| che se avesser morto el marito; e così con ciascuno sempre
708 1, 4| fuora allora sederti in su' marmi, e indi fuggire or questo
709 1, 6| di lui imparato essere di marmo. Tristo Pallimacro, che
710 1, 3| espettazione fa ciascuno massaio e assegnato animo sanza
711 1, 12| quivi e colà parte delle sue masserizuole, e irne in camera con quella
712 1, 10| più ancora con tutte le matrone del paese d'ogni sua frasca
713 1, 9| a tutti paresti grave e maturissimo. Ma ella così leggiere sorrise
714 | medesima
715 | medesimo
716 1, 14| ricordarti a te riduca a memoria quant'elle, tuttora aspettando
717 | Mentre
718 1, 12| in loro nulla non fitto a meraviglia e simulato in modo che questa
719 1, 12| lato gli pende quella bella merceria, chiavi, borsi, aghieri,
720 1, 13| per loro pessima natura merita biasimo, e ciò che tu in
721 1, 5| ritemevi trascorrere in cosa meritassi biasimo, se poco da te fosse
722 1, 6| tanto piange il suo non meritato infortunio e male, che tanto
723 1, 14| riferita degna benivolenza o merito, e verratti in tedio tanto
724 1, 11| seguente, trista seco e mesta, subito cercare ed entrare
725 1, 8| uno altro amante penoso e mesto, tu non subito rida delle
726 1, 6| molto a ridurti e fermarti a miglior mente. E se tu ora poco
727 1, 6| de' suoi studi a meritare migliore fortuna e gloria, e perdette
728 1, 2| prestarti qualche benché minimo utile, ivi non pronto e
729 1, 8| linguacciuta e male avvenente. Mira che in donna troverai parte
730 1, 8| guance lentigginose; i denti, miracolo che in femmina si veggano
731 1, 4| te picciola vendetta? E miseri amanti, chi di voi non soffera
732 1, 3| pur ami, per lei soffrire miserie e tormenti all'animo tuo
733 1, 4| sì, ché cognosco la tua modestia, non essere te così punto
734 1, 2| sempre trovasti e riputasti modesto e verecondo non meno che
735 1, 9| femmine usare queste carezze e moine molto più quando temeranno
736 1, 4| ancora vegghia il tuo animo molestato e tormentato da quelle commosse
737 1, 4| fame, doglie e simile cose moleste al corpo, parte surgano
738 | molta
739 | molte
740 1, 12| panicello tanto bianco e mondissimo.~
741 1, 11| a qualche discesa d'uno monte, e la tua amata fusse ivi
742 1, 1| volessi me esser qui riputato mordace e maldicente, però volentieri
743 1, 12| quell'altra già più anni morta fanciulla. El viso suo naturale,
744 1, 12| non meno che se avesser morto el marito; e così con ciascuno
745 1, 13| diligenza, certissimo lo fa mossa da vizio, o per ritrarsi
746 1, 5| altri giocondissime, te mossono il dì se non a dolerti desiderando
747 1, 10| tanti amare a quanti si mostrano amorose, ma fingono amare,
748 1, 9| ella vero amassi, per non mostrarsi a te amando suggetta, quale
749 1, 9| satisfarti, e in quel modo mostrarti più che in cenni e atti
750 1, 14| credere, che chi quando amasse mostrerebbe non amarti, mostrando amarti
751 1, 5| notte ardendo te spesso muova a pietà di te stessi, desiderando,
752 1, 11| e se ti fermi, ella per muoverti in più modi s'avolge; all'
753 1, 5| que' gemiti tuoi? Unde si muovono que' tuoi tanti, quando
754 1, 4| gratissimi, come udire da ottimi musici e poeti cantare in presenza
755 1, 7| vuole non parere in tutto muta, ella prima si fiuta le
756 1, 13| correrebbono a rompere e mutare sue prese oppinioni e propositi.
757 1, 9| femmina dal dì che ella nasce, così giura essere impudica,
758 1, 4| se quelli del corpo parte nascono ivi subito che 'l dispiacere
759 1, 12| stuzzicarsi bene a drento il naso, e cominciare uno gracchiamento,
760 1, 13| riputiamo subito e testé nato consiglio: l'altra a me
761 1, 12| morta fanciulla. El viso suo naturale, prima che ella el dipignesse,
762 | ne'
763 1, 6| Pallimacro, quale non sanza necessaria e utile cagione mostrando
764 1, 12| gridando comandare cose nulla necessarie a qualunque li venga inanti: «
765 1, 2| dia a satisfare alla tua necessità, ove ben teco bisognasse
766 1, 3| quale tu né sai né puoi negarmi: che inamorato mai alcuno
767 1, 5| vendicarti in dolce libertà. E negherai tu forse entro al petto
768 | nel
769 | nella
770 1, 7| il collo di vischio e i nervi di pasta; né ti guarda se
771 1, 8| gli vedrai l'unghie mal nette, né so quale cagione troppo
772 1, 14| satisfacendogli troppo grandemente le 'ngiuriasse. Da questo puoi lungo e
773 1, 8| posso non fare ch'io non ti nieghi che in femmina alcuna a
774 1, 15| potrebbe ancora, non ti niego, farti più beato, rinchiuderti
775 | niente
776 1, 16| verecundo e in ogni mio parlare nitidissimo. E fa sì che tu non paia
777 | no
778 1, 3| laudato essercizio sia l'amore nocivo e grave, tu meco non raro
779 1, 13| conoscenti in dare a tutti legge, noglie, e molestia; adopera la
780 1, 13| Adopera la femmina la fama e nome de' suoi maggiori solo in
781 | nostra
782 1, 7| e poi lui...; e in una novella ti racconta la vita e gesti
783 1, 16| presso di te e sì in tutto nudo d'eloquenza in questa causa
784 1, 10| ornata in pubblico, non possa numerarli. Unde avviene che, se ella
785 1, 15| animo tuo sanza fine e sanza numero. Che certo ben quando le
786 1, 12| cioppetta piena d'infinite nuote, e sì coperta dalla polvere
787 1, 4| accetto, misero te, vedi ivi nuove torme di vari teco concorrenti
788 1, 11| subito cercare ed entrare in nuovo coruccio. Né mai di loro
789 1, 6| ardori d'amore abagliato e occecato, essere cauto meno che a
790 1, 2| avere seguito quanto m'è occorso accomodato per levarti da
791 1, 1| da dubitare che l'animo, occupato e oppresso da quella molestia
792 1, 13| oppinioni e propositi. Solo odo in femmina dal vulgo laudare
793 1, 4| surgano da' nostri sensi, odorando, gustando cose a noi soave
794 1, 15| luogo mal netto e peggio odorato, e ivi lasciarti assetato
795 1, 2| così giudichi me, mosso da offizio e vera benivolenza, non
796 1, 12| scontrasti sì addornata e pulita, oggi in casa poco riconosceresti
797 | Oh
798 1, 6| vinto e mal distretto. Né a omo paia sì essere cauto e prudente,
799 1, 6| qualunque altra secura e onesta solitudine per mai vedere
800 1, 6| costumato e con gentile onestà appresso di chi a te si
801 1, 4| e di chi tu ami, vedere onorar te insieme e i tuoi pregiati
802 1, 1| pubblica e privata impresa e onorata faccenda. Né credo indi
803 1, 15| inestimabile, dispetti sì, e onte all'animo tuo sanza fine
804 1, 14| così affermerai tutte le operazioni delle femmine essere piene
805 1, 13| continuo vegghiano curiose e operose. Agiugni qui che per le
806 1, 13| rompere e mutare sue prese oppinioni e propositi. Solo odo in
807 1, 4| se que' dell'animo sono oppositi contro a' dispiaceri, come
808 1, 4| stolga da tanta quanta te opprimerà ruina, se pur seguiti non
809 1, 4| consumando, e poi quelle ore, in quali tu più riposato
810 1, 4| animo tuo: ora tendere l'orecchie e gli occhi in qua a questa
811 1, 10| sempre qualche cosa a' suoi ornamenti racconciano. Ma più ancora
812 1, 10| tanti che, quando ella esce ornata in pubblico, non possa numerarli.
813 1, 6| ingegno nobile e quasi divino, ornato d'ogni civiltà e costume.
814 1, 3| e misero, al quale molto oro non paressi poco per in
815 1, 7| ridendo simile a chi dell'orto fughi gli stornelli; salùtati
816 1, 8| ascose e più inoneste e oscene; a quali considerando troppo
817 1, 3| argumenti. Ma in quelle non fui oscuro a farmi intendere, né breve
818 1, 9| mai più dire vero o bene osservare voto o giuramento che ella
819 1, 4| godere onesto, ove l'abbi ottenute; e se quelli del corpo parte
820 1, 16| a' nostri usati studi e ozi delle lettere, quali te
821 1, 12| chiuso l'uscio, sedersi oziosa, col capo male pettinato,
822 1, 3| ingegno, inimico dell'ozio e pace, inimico della fama, dignità
823 1, 10| con tutte le matrone del paese d'ogni sua frasca molto
824 1, 10| vicinanza qualche altro paio, altrove poi tanti che,
825 1, 4| ardisci domandarne per non palesarti, credo come che pur ti vergogni
826 1, 14| femmina, e arai a te stessi palese fatto quanto sieno piene
827 1, 9| certo mai così darebbe palesi e tali segni del suo amore.
828 1, 4| ragione di dolerti, leviti palido, estenuato e debile, torni
829 1, 12| ella el dipignesse, era pallido, rugoso e vizzo e fusco,
830 1, 12| con suoi stracci, stoppe e panerette avere imbrattata e ingombrata
831 1, 12| coltellini, e insieme quel panicello tanto bianco e mondissimo.~
832 1 | A Paolo Codagnello.~
833 1, 10| insieme e qualche altra del parentado: con costei si consiglia
834 1, 9| così leggiere sorrise per parerti più bella, per più farsi
835 1, 4| così dieci molestissimi dì paresseno a te picciola vendetta?
836 1, 3| al quale molto oro non paressi poco per in tempo ricomperare
837 1, 9| Dicono a chi te ama debbi pari, quanto in te sia, rendere
838 1, 16| verecundo e in ogni mio parlare nitidissimo. E fa sì che
839 1, 14| 14-~ ~Parmi vederti maravigliare che
840 1, 8| suto tedio averne fatto parola, tanto mi sarà sollazzo
841 1, 2| 2-~ ~Così me parse avere provato a te quanto
842 1, 7| passati, né da lei t'è licito partire se non quando l'arai bene
843 1, 7| eravi il tale, sopragiunse, partissi, tornò, ed io a lei, e poi
844 1, 4| a tempo sia sanza vizio: pàrtiti solo piangendo e te premendo
845 1, 3| quanto a quella materia mi parve acconvenirsi. E in queste
846 1, 4| lungo tuo rammarichio. Così passa intera la notte sanza punto
847 1, 7| e gesti di tutti i suoi passati, né da lei t'è licito partire
848 1, 5| cognoscerai non poco essere d'ogni passion carico, tanto potrai di
849 1, 7| di vischio e i nervi di pasta; né ti guarda se non con
850 1, 15| beffandoti solo dirti: «Abbi pazienza».~
851 1, 12| primo colore; e dal lato gli pende quella bella merceria, chiavi,
852 1, 8| incontri uno altro amante penoso e mesto, tu non subito rida
853 1, 8| quale te lascio ripensare, e pensando te stessi infastidire. Io
854 1, 13| pensiero vacue, in ozio mai pensano ad altro che in questo quale
855 1, 14| questo puoi lungo e diffuso pensare quale nell'altre meno grate
856 1, 3| 3-~ ~E se io pensassi pur qui bisognasse a te,
857 1, 11| dispiaccia, ella troppo se ne pente, e vedra' la il dì seguente,
858 1, 5| tua e temerità accusi e penti? E così in te mai non mancheranno
859 | perché
860 1, 4| in questa pozza di fango, percuoti in quel sasso. Alla fine
861 1, 12| gaglioffo non si truova che non perdessi con loro a gargagliare,
862 1, 6| migliore fortuna e gloria, e perdette sé stesso a servire quello
863 1, 4| di sospetto; e per questo perdi non poca parte di quanto
864 1, 5| infinita paura e certissimo pericolo, tale che poi te stessi
865 1, 7| degno d'animo studioso e perito, quale ciascuno dice essere
866 1, 13| altre cose instabilità non permetterebbe sì lungo perseverare in
867 1, 1| sia pestifera al tutto e perniciosa. Riconoscesti in quanti
868 1, 5| molestie, quale sarebbe lungo perseguire: dure espettazioni, molesti
869 1, 13| non permetterebbe sì lungo perseverare in cosa alcuna, se qualche
870 1, 15| imperio e signoria, ora così perseveri in non fuggire d'essere
871 1, 7| la bocca aperta, e vienti persino con le mani e col ceffo
872 1, 14| così scrivendo lasciato e perso della mia consuetudine e
873 1, 14| certo a te stessi facile persuaderai questo, che da lei a te
874 1, 4| poco dubitavi, né puoi non persuadere a te stesso quello guardo
875 1, 14| nulla essere amato. E a così persuaderti, non mi pare da non ricordarti
876 1, 3| voluttà; o forse a te stesso persuadi così doversi verso chi tu
877 | Pertanto
878 1, 5| modi sollicito, e tanto più perturbato quanto davi opera coperto
879 1, 14| onesto pensiero e impresa perturbino, certo a te stessi facile
880 1, 6| peggio volubile animo e mente perversa di quella importuna e iniquissima
881 1, 14| sieno piene di fizioni e perversità le femmine, a me non tanto
882 1, 1| ardore dell'amore disturbi e perverta qualunque pubblica e privata
883 1, 6| grave in capo, che molto pesandoli troppo lo premerà e dorragli,
884 1, 13| da lodare, molto per loro pessima natura merita biasimo, e
885 1, 1| questa cura amatoria sia pestifera al tutto e perniciosa. Riconoscesti
886 1, 12| sedersi oziosa, col capo male pettinato, sbadigliare, grattarsi
887 1, 8| veggano se non di colore di pettine d'avorio molto vecchio e
888 1, 16| frutto. Fra pochi dì mi piacerà, quando sarò costì, vederti
889 1, 4| così fusse in te, molto mi piacerebbe, ché sarebbe a me certo
890 1, 9| amarti. E quando pur ti piacessi così credere, questi guardi,
891 1, 1| tuoi detti e fatti sempre piacquono, le tue ultime brevissime
892 1, 6| Tristo Pallimacro, che tanto piange il suo non meritato infortunio
893 1, 4| molestissimi dì paresseno a te picciola vendetta? E miseri amanti,
894 1, 9| mano, e mi soppresse il piede con duoi suoi piedi». Ehi,
895 1, 9| soppresse il piede con duoi suoi piedi». Ehi, Paulo mio poco prudente,
896 1, 5| ardendo te spesso muova a pietà di te stessi, desiderando,
897 1, 12| grattarsi dove la chioma gli piove in qua e in là, e anche
898 1, 8| rida delle sue inezie, o piuttosto prorumpa in lacrime, mosso
899 | poca
900 | pochi
901 | pochissima
902 | pochissimi
903 1, 4| udire da ottimi musici e poeti cantare in presenza le laude
904 1, 10| loro natura e costume mai pongono fine a uno solo amante:
905 1, 12| 12-~ ~E poni mente, sì nella tua amata,
906 1, 13| questi portamenti di fuori si porge da ogni parte armata di
907 1, 7| essere il tuo, mai a te potrà porgere una femmina indotta, quale
908 1, 14| altre meno grate cose si porgono da credere loro o da non
909 1, 15| più che ieri, quale a te porse una vana e falsa femmina?
910 1, 5| licenza se a te forse era pòrta, perché raro così avviene
911 1, 13| contraffarsi. E come ella in questi portamenti di fuori si porge da ogni
912 1, 6| e robusto a più leggiere portare queste gravezze amatorie.
913 1, 12| accanirsi contro chi non li portò presto il catinuzzo, non
914 1, 5| aspettassi quella festa posdomani e poi quell'altra, e poi
915 1, 2| colligato con Cupidine, che né possi sanza stomaco udire me,
916 | possono
917 | potendo
918 1, 4| te meriti tanta servitù. Potrebbesi qui disputare se alcuni
919 1, 10| nulla amano; ché ben sai non potrebbono tanti amare a quanti si
920 | potremo
921 1, 3| mai alcuno tanto si truova povero o sì tegnente e misero,
922 1, 4| sdrucciolando in questa pozza di fango, percuoti in quel
923 1, 13| principiarlo, né sì instabile e precipitose correrebbono a rompere e
924 1, 7| altra, e mai finisce quella predica sua, che così disse e così
925 1, 15| una femmina, quale te poco pregi e goda straziarti? E quand'
926 1, 13| pare di sue bellezze essere pregiate, quanto sono più che l'altre
927 1, 4| onorar te insieme e i tuoi pregiati e lieti. E in questi simili
928 1, 4| pàrtiti solo piangendo e te premendo tutto in dolore e acerbissimi
929 1, 6| molto pesandoli troppo lo premerà e dorragli, onde poi vorrebbe
930 1, 4| poca parte di quanto dovevi prendere cibo e ristoro. Ancora,
931 1, 11| legati. Ivi, se tu corri per prenderla, quella fugge alla china;
932 1, 13| correrebbono a rompere e mutare sue prese oppinioni e propositi. Solo
933 1, 12| piccola, non però ti si presenta se non grande. E forse la
934 1, 7| sciocca e insulsa. Vedera'la presentarsi a te, se ella meno sarà
935 1, 4| musici e poeti cantare in presenza le laude tue e di chi tu
936 1, 2| vegga con mio dire potere prestarti qualche benché minimo utile,
937 1, 16| disidera, le nostre lettere prestassono utilità a uscire dello infortunio,
938 1, 5| ben sicura occasione ti si prestava, fu mai alcuno tuo gaudio
939 1, 4| teco né inetto, bisogna preterirli. Solo qui te, Paulo, appello:
940 1, 16| questa materia amatoria avere preterite e interlassate più e più
941 1, 15| bene e beato vivere; cose preziosissime certo e da tenerle care!
942 1, 10| chi loro ami. E fra le sue prime felicità annumerano sospiri,
943 1, 13| sono inconsulte e subite a principiarlo, né sì instabile e precipitose
944 1, 1| perverta qualunque pubblica e privata impresa e onorata faccenda.
945 1, 3| assegnato animo sanza lode esser prodigo gittatore. E più, quanto
946 1, 10| vagheggiata, ella a molti si proferisce, né così a lei manca qualunque
947 1, 7| la guancia, e per vezzi profferisce le parole sibilando e scilinguata,
948 1, 4| quanto mi sforzerò, non prolisso teco né inetto, bisogna
949 1, 8| femmina, e lei seguiate con sì pronta fede, e servendo a lei abbiate
950 1, 2| benché minimo utile, ivi non pronto e presto mi dia a satisfare
951 | propri
952 1, 8| sue inezie, o piuttosto prorumpa in lacrime, mosso a compassione
953 1, 6| iattura, in quale ruppe il prospero e felice allora corso de'
954 1, 2| 2-~ ~Così me parse avere provato a te quanto chi era servo
955 1, 5| e così subito prudente provederai, Paulo mio, a vendicarti
956 1, 6| dolesti, sarà tuo officio provedere non avere più lungi a dolerti
957 1, 10| fingono teco nuovi corucci. Proverbio delle astute mamme: «Corucciati,
958 1, 9| quelle da mezza scala. Poco prudenti, se non cognosciamo quanto
959 1, 2| stessi e dalla tua singulare prudenza caduto e abandonato, ove
960 1, 14| qual cosa così amando tu pruovi quanto si possa poco e raro
961 1, 1| disturbi e perverta qualunque pubblica e privata impresa e onorata
962 1, 8| alcuna a te siano piaceri non puerili e poco degni. E sopra gli
963 1, 8| mio, uomo civilissimo e pulitissimo, incontri uno altro amante
964 1, 5| uscì in pubblico. Ahimè! puossi egli esprimere con parole
965 | quant'
966 | quanta
967 | quante
968 | Quantunque
969 | quegli
970 | quelli
971 | quest'
972 1, 12| levarsi da sedere, lasciare quivi e colà parte delle sue masserizuole,
973 1, 10| qualche cosa a' suoi ornamenti racconciano. Ma più ancora con tutte
974 1, 7| e in una novella ti racconta la vita e gesti di tutti
975 1, 14| parte non in tutto atto raccontare a quanto in altre mie lettere
976 1, 13| strane e contraffatte. Non racconto quanti danari ella consumi
977 1, 10| figliuola mia; i corucci racrescono l'amore». E di cosa niuna
978 1, 4| volontà e appetiti amatori non raffreni e con ragione e modo ritenga.
979 1, 7| pure ella convinta forse ragiona a' tuoi propositi, maligna
980 1, 6| dilettarti e 'l vedere, ragionando costumato e con gentile
981 1, 6| avere piacere di vedere e ragionarsi con chi si sia nobile e
982 1, 15| sopra verissime trascorse ragioni non confirmassono così essere
983 1, 4| puoi finire il lungo tuo rammarichio. Così passa intera la notte
984 1, 5| desiderio tempi lieti e festivi rari accaggiono, tu con grandissimo
985 1, 14| al petto e animo tuo si ravviluppino e ogni tuo onesto pensiero
986 1, 4| quello uscio, su e giù a que' razzi di que' lumi. E poi che
987 1, 1| estimava, assai copioso recitai quanto a ogni nobile e prestantissimo
988 1, 5| brevissimo gaudio, triste recordazioni, continuo sospetto e grave
989 1, 15| litterato, virtuoso, quale recuseresti in te qualunque fussi altro
990 1, 5| più sommesso e men forte a reggere tanta ruina di te stesso;
991 1, 7| gravissima, santissima e religiosissima. E se forse a te già ella
992 1, 7| che ella a proposito ti renda uno sì solo o uno no. E
993 1, 9| pari, quanto in te sia, rendere fede e benevolenza. Se tu
994 1, 3| d'ogni onesto pensiero, replicherei in queste que' tutti nell'
995 1, 4| ruina, se pur seguiti non repugnare e lungi fuggire ogni trama
996 1, 9| suggetta, quale te ella reputa e scorge a sé dato e suggetto,
997 1, 16| di quale a te mi piace reputi me molto affezionato. Così
998 1, 13| scellerate imprese. Quale cose reputo l'una non maravigliosa,
999 1, 14| disideratissimo, pur non restano dirti: «Ora non più; lieva
1000 1, 6| dubbia che te essere d'animo rettissimo, fermissimo e valentissimo,
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