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Leon Battista Alberti
De amore

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  • A Paolo Codagnello.
    • -7-
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-7-

 

E che piacere degno d'animo studioso e perito, quale ciascuno dice essere il tuo, mai a te potrà porgere una femmina indotta, quale tutte sono, inetta e da ogni parte sciocca e insulsa. Vedera'la presentarsi a te, se ella meno sarà familiare, leziosa, intera, con la fronte altiera, con la bocca e occhi socchiusi, quale se così ella venisse per mezzo al fummo e fra la polvere, col capo ora su questa ora su quest'altra parte abandonato, quasi come a lei fusse il collo di vischio e i nervi di pasta; né ti guarda se non con lo estremo d'uno occhio, né ti risponde se non prima salutata e apellata tre volte. Pur poi sogghigna, e prima è fatto sera che ella a proposito ti renda uno sì solo o uno no. E pure, se forse vuole non parere in tutto muta, ella prima si fiuta le sommità delle dita e volgeti la guancia, e per vezzi profferisce le parole sibilando e scilinguata, e vuole con suoi gesti impudicissimi, levissimi e inonestissimi, parere un'altra Lucrezia gravissima, santissima e religiosissima. E se forse a te già ella era familiare, eccola venire dondoloni e avventata, con la voce quale chi gridando seguita i levrieri, e ridendo simile a chi dell'orto fughi gli stornelli; salùtati con gli occhi e con la bocca aperta, e vienti persino con le mani e col ceffo in suso el viso, e comincia mille istorie; né sa ristare di biasimarti quella e quell'altra, e mai finisce quella predica sua, che così disse e così fece, ed eravi il tale, sopragiunse, partissi, tornò, ed io a lei, e poi lui...; e in una novella ti racconta la vita e gesti di tutti i suoi passati, né da lei t'è licito partire se non quando l'arai bene stracca di domandare commiato. E se da te pure ella convinta forse ragiona a' tuoi propositi, maligna femmina, subito o ti richiede di mille cose, o comincia a dolersi di te, non dico sanza ragione solo, ma certo sanza misura.




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