44.
Simile molte cose uno diligente
artefice da sé a sé noterà; e forse quali dissi cose tanto sono in pronto che
paiono superflue recitare. Ma perché veggio non pochi in quelle errare, parsemi
da non tacerle. Truovasi chi esprimendo movimenti troppo arditi, e in una medesima
figura facendo che ad un tratto si vede il petto e le reni, cosa impossibile e
non condicente, credono essere lodati, perché odono quelle immagini molto parer
vive quali molto gettino ogni suo membro, e per questo in loro figure fanno
parerle schermidori e istrioni senza alcuna degnità di pittura, onde non solo
sono senza grazia e dolcezza, ma più ancora mostrano l'ingegno dell'artefice
troppo fervente e furioso. E conviensi alla pittura avere movimenti soavi e
grati, convenienti a quello ivi si facci. Siano alle vergini movimenti e posari
ariosi, pieni di semplicità, in quali piuttosto sia dolcezza di quiete che
gagliardia, bene che ad Omero, quale seguitò Zeosis, piacque la forma fatticcia
persino in le femine. Siano i movimenti ai garzonetti leggieri, iocondi, con
una certa demostrazione di grande animo e buone forze. Sia nell'uomo movimenti
con più fermezza ornati con belli posari e artificiosi. Sia ad i vecchi loro
movimenti e posari stracchi: non solo in su due piè, ma ancora si sostenghino
sulle mani. E così a ciascuno con dignità siano i suoi movimenti del corpo ad
espriemere qual vuoi movimento d'animo; e delle grandissime perturbazione
dell'animo, simile sieno grandissimi movimenti delle membra. E questa ragione
dei movimenti comune si osservi in tutti gli animanti. Già non si aconfà ad uno
bue aratore darli que' movimenti quali daresti a Bucefalas, gagliardissimo
cavallo d'Alessandro. Forse facendo Io, quale fu conversa in vacca, correre
colla coda ritta, rintorcigliata, col collo erto, coi piè levati, sarebbe atta
pittura.
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