52.
Dico l'officio del pittore essere
così descrivere con linee e tignere con colori in qual sia datoli tavola o
parete simile vedute superficie di qualunque corpo, che quelle ad una certa
distanza e ad una certa posizione di centro paiano rilevate e molto simili
avere i corpi; la fine della pittura, rendere grazia e benivolenza e lode allo
artefice molto più che ricchezze. E seguiranno questo i pittori ove la loro
pittura terrà gli occhi e l'animo di chi la miri; qual cosa come possa farlo
dicemmo di sopra dove trattammo della composizione e del ricevere de lumi. Ma
piacerammi sia il pittore, per bene potere tenere tutte queste cose, uomo buono
e dotto in buone lettere. E sa ciascuno quanto la bontà dell'uomo molto più
vaglia che ogni industria o arte ad acquistarsi benivolenza da' cittadini, e
niuno dubita la benivolenza di molti molto all'artefice giovare a lode insieme
e al guadagno. E interviene spesso che i ricchi, mossi più da benivolenza che
da maravigliarsi d'altrui arte, prima danno guadagno a costui modesto e buono,
lassando adrieto quell'altro pittore forse migliore in arte ma non sì buono in
costumi. Adunque conviensi all'artefice molto porgersi costumato, massime da
umanità e facilità, e così arà benivolenza, fermo aiuto contro la povertà, e
guadagni, ottimo aiuto a bene imparare sua arte.
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