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Leon Battista Alberti
Della pittura

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  • LIBRO TERZO.
    • 59.
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59.

 

Ma in quale ti esserciti, sempre abbi inanzi qualche elegante e singulare essempio, quale tu rimirando ritria; e in ritrarlo, giudico bisogni avere una diligenza congiunta con prestezza, che mai ponga lo stile o suo pennello se prima non bene con la mente arà constituito quello che egli abbi a fare, e in che modo abbia a condurlo; ché certo più sarà sicuro emendare gli errori colla mente che raderli dalla pittura. E ancora quando saremo usati a fare nulla senza prima avere ordinato, interverracci che molto più che Asclipiodoro saremo pittori velocissimi, quale uno antiquo pittore dicono fra gli altri fu dipignendo velocissimo. E l'ingegno mosso e riscaldato per essercitazione molto si rende pronto ed espedito al lavoro; e quella mano seguita velocissimo, quale sia da certa ragione d'ingegno ben guidata. E se alcuno si troverà pigro artefice, costui per questo così sarà pigro, perché lento e temoroso tenterà quelle cose quale non arà prima fatte alla sua mente conosciute e chiare; e mentre che s'avolgerà fra quelle tenebre d'errori e quasi come il cieco con sua bacchetta, così lui con suo pennello tasterà questa e quest'altra via. Pertanto mai se non con ingegno scorgidore, bene erudito, mai porrà mano a suo lavoro.

 




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