18.
E conviensi a queste dette cose
agiugnere quella oppinione de' filosafi, e' quali affermano, se il cielo, le
stelle, il mare e i monti, e tutti gli animali e tutti i corpi divenissono,
così volendo Iddio, la metà minori, sarebbe che a noi nulla parrebbe da parte
alcuna diminuta. Imperò che grande, picciolo, lungo, brieve, alto, basso,
largo, stretto, chiaro, oscuro, luminoso, tenebroso, e ogni simile cosa, quale
perché può essere e non essere agiunta alle cose, però quelle sogliono i
filosafi appellarle accidenti, sono sì fatte che ogni loro cognizione si fa per
comperazione. Disse Virgilio Enea vedersi sopra gli uomini tutte le spalle,
quale posto presso a Polifemo parrebbe uno piccinacolo. Niso e Eurialo furono
bellissimi, quali comparati a Ganimede ratto dagli iddii, forse parrebbono
sozzi. Appresso degl'Ispani molte fanciulle paiono biancose, che appresso a'
Germani sarebbono fusche e brune. L'avorio e l'argento sono bianchi, quali
posti presso al cigno o alla neve parrebbono palidi. Per questa ragione nella
pittura paiono cose splendidissime ove sia quivi buona proporzione di bianco a
nero, simile a quella sia nelle cose dal luminoso all'ombroso. Così queste cose
tutte si conoscono per comperazione. In sé tiene questa forza la comperazione,
che subito dimostra in le cose qual sia più, qual meno o equale. Onde si dice
grande quello che sia maggiore che questo picciolo, e grandissimo quello che
sia maggiore che questo grande; lucido qual sia più chiaro che questo oscuro,
lucidissimo quale sia più chiaro che questo chiaro. E fassi comperazione in
prima alle cose molto notissime. E dove a noi sia l'uomo fra tutte le cose
notissimo, forse Protagora, dicendo che l'uomo era modo e misura di tutte le
cose, intendea che tutti gli accidenti delle cose, comparati fra gli accidenti
dell'uomo si conoscessero. Questo che io dico appartiene a dare ad intendere
che, quanto bene i piccioli corpi sieno dipinti nella pittura, questi parranno
grandi e piccioli a comparazione di quale ivi sia dipinto uomo. E parmi che
Timantes pittore fra gli altri antiqui gustasse questa forza di comparazione,
il quale in una picciola tavoletta dipingendo uno Ciclope gigante adormentato,
fece ivi alcuni satiri iddii quali a lui misuravano il dito grosso, tale che
comparando colui che giacea a questi satiri parea grandissimo.
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