27.
Giudica Trimegisto, vecchissimo
scrittore, che insieme con la religione nacque la pittura e scoltura. Ma chi
può qui negare in tutte le cose publiche e private, profane e religiose la
pittura a sé avere prese tutte le parti onestissime, tale che mi pare cosa
niuna tanto sempre essere stata estimata dai mortali? Racontasi i pregi
incredibili di tavole dipinte. Aristide tebano vendè una sola pittura talenti
cento; e dicono che Rodi non fu arsa da Demetrio re, ove temea che una tavola
di Protogenes non perisse. Possiamo adunque qui affermare che la città di Rodi
fu ricomperata dai nemici con una sola dipintura. Simile molte cose raccolse
Plinio, per le quali tu conoscerai i buoni pittori sempre stati apresso di
tutti in molto onore, tanto che molti nobilissimi cittadini, filosafi, ancora e
non pochi re, non solo di cose dipinte, ma e di sua mano dipignerle assai si
dilettavano. Lucio Manilio cittadino romano e Fabio uomo nobilissimo furono
dipintori. Turpilio cavaliere romano dipinse a Verona. Sitedio, uomo stato
pretore e proconsolo, acquistò dipignendo nome. Pacuvio poeta tragico, nipote
ad Ennio poeta, dipinse Ercole in foro romano. Socrate, Platone, Metrodoro, Pirro
furono in pittura conosciuti. Nerone, Valentiniano e Alessandro Severo
imperadori furono studiosissimi in pittura. Ma sarebbe qui lungo racontare a
quanti principi e re sia piaciuto la pittura. E ancora non mi pare da racontare
tutta la turba degli antiqui pittori, quale quanto fusse grande vedilo quinci
che a Demetrio Falerio, figliuolo di Fanostrato, furono fra quattrocento di
trecentosessanta statue, parte a cavallo, parte sui carri, compiute. E in
questa terra in quale sia stato tanto numero di scultori, credi che manco
fussero pittori? Sono certo queste arti cognate e da uno medesimo ingegno
nutrite, la pittura insieme con la scoltura. Ma io sempre preposi l'ingegno del
pittore, perché s'aopera in cosa più difficile. Pure torniamo al fatto nostro.
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