-2-
In tutti i miei amori propii,
quali sino a qui sono stati non più che tre, e in quelli ove io inframisi mia
opra e industria, mai se non del primo ebbi per mia imprudenza troppo da
dolermi o da pentirmi di cosa alcuna. Fu il primo amore mio in quella età
giovinetta, quando io troppo stimava ogni mia bellezza, e più pregiava vincere
mie garuzze e prove che aggiugnere a quella una cosa, per quale sola me io
adornava e molto studiava mostrarmi bella e dilicata. Ma di questo sempre poi
molto rendetti grazia a te Venere, a te Cupido, che in quello primo amore mio,
in que' miei giovenili errori desti a me amante prudente, modesto, vertuoso,
pietoso, sofferente, e in ogni laude ornatissimo, dal quale io imparai quello
che troppo giova, amare copertissimo e sanza alterizia, di dì in dì emendando
e' miei errori e sempre più conoscendo cose ad amare perfettissime certo e
necessarie, persino a recitare prolisse istorie con gli occhi solo e cogli
sguardi. Felice amata qualunque che così si truova fortunata d'uno simile
fedelissimo e amantissimo amico. Dolce amore, dolce spasso, dolce quel primo
ardore, el quale porga a chi ama piacere insieme e dottrina a molto
contentarsi. Mai cade dell'animo uno primo vero e bene apreso amore. Né si può
dire quanta suavità e quanto gaudio sia da infinite parte in qualunque vero
amore. Ma certo nel primo troppo sono smisurate le dolcezze e letizie nostre,
se già, quanto spesso interviene, non le perturba che noi femine, quale era io
leggera e giovinetta, troppo siamo sdegnose, e troppo stimiamo ogni minima
nostra gara. Stolte noi! Quante voluttà maravigliose perdiamo in pruova, e
quanto dipoi sole e in palese piangiamo la nostra durezza! Né prima, nostro
difetto, in noi mancano i nostri continui dolori se non quando con nostre molte
lagrime rendiamo maturo e trattabile el duro animo nostro e acerbo. Giova
adunque sapere senza alterigia e sdegno amare. Ma raro accade potere senza
acerbità continuare i principiati amori, se con prudenza prima non eleggiamo a
noi atto e condegno amatore. Ascoltate adunque, fanciulle vezzosissime, e
imparate da me vivere liete amando con pace e glorioso riposo.
|