-7-
Mai a me parse atto ad amare uomo
troppo ricco, però che questi pecuniosi comperano gli amori, non cambiano la
benivolenza, e possendo da molte sadisfarsi non servano fede a uno vero amore.
E parmi durissima cosa amare uomo troppo bello, però che da molte chiesto, da
noi troppo amato, mai possiamo di lui vivere sanza grandissimo sospetto. E
parmi pericoloso amare uomo supremo di stato e molta fortuna, però che non
possono darsi ad amare sanza più domestici e strani testimoni. Escono mai sanza
moltitudine di suoi servi e amici, e sempre da tutti più che gli altri notati e
tenuti a mente. E sono questi medesimi d'animo superbo e mente altiera, e
spesso più cose vogliono per forza che per amore. E parmi poca prudenza amare
questi oziosi e inerti, e' quali per disagio di faccende fanno l'amore suo
quasi essercizio e arte, e con sue perucchine, frastagli, ricamuzzi e livree,
segni della loro leggerezza, vagoli e frascheggiosi per tutto discorrono.
Fuggiteli questi, figliuole mie, fuggiteli, però che questi non amano, ma così
logorano passeggiando il dì non seguendo voi ma fuggendo tedio. E quello che
dicono a te, simile dicono a quante l'incontrano. E quello che dell'altre
dicono a te, non dubitare, simile dicono di te, o vero o falso che sia. E parmi
biasimo, qual forse fanno alcune, darsi a contadini, vetturali o servi, però
che queste così fanno sé serve di persone vili e villane. Estimano questi
infimi e mercenari uomini ivi nobilitarsi ove pubblico divulghino sé essere
accetti a qualche gentile e magnifica madonna. E sotto ombra di religione amare
chi pe' pulpiti palese abbaiando sgridi e biasmi quello di che in occulto te
prieghi, a me pare non biasmo solo ma infortunio. Questi adunque quali
raccontai, troppo ricchi, troppo belli, troppo fortunati, troppo adornati, o
troppo vili, sono a bello e bene amare non utili.
|