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Udisti sino a qui, fanciulle
delicatissime, quali sieno da eleggere amanti virtuosi e modesti, come si
prendano co' buoni costumi e molto mostrare amarli. Resta quella ultima parte,
in che modo si possa nutrire benivolenza e molto durare nei dolci spassi
d'amore, qual cosa voglio non dubitiate essere molto necessaria. Dicesi fatica
non minore serbare l’acquistato che di nuovo acquistarlo. Acquistando, a noi spesso
giova la fortuna e caso; a conservarlo quasi solo la prudenza, diligenza e
industria. E certo in amore sono i nostri beni non rarissimo turbati parte da'
tempi e corso delle cose, parte dalla ingiuria e iniquità de' maligni e
invidiosi, parte da molte altre cagioni e impeti della fortuna, parte per non
sapere ben reggerci e guidarci amando. I tempi, fanciulle, e la fortuna
conviensi ubidirli e sofferirla, e come chi aspetta di passare il fiume, tanto
ivi soprastare che sia men torbido, così ne' turbolenti impeti de' venti non
gittarsi a mezzo il pericolo, ma soprasedere, però che domane poi si potrà
quello che forse oggi non si potrebbe, e via per lunga che sia pur si capita a
chi non esce. Non uscite del corso d'amore; seguite amando, e così a' mali passi
soprastando, e arriverete in tempo a quanto desiderate. Poi l'invidia de'
maligni si fugge amando occulto e coperto, però che da ogni parte sta forte di
infinite ottime scuse el coperto e occulto amore. Ma in tutti e' casi avversi a
noi amanti, quanto per pruova in me e in molti altri mi rammenta aver provato,
conosco principio a' nostri mali venire non altronde che da noi, ove con nostra
poca costanza, con nostra troppa alterizia e sdegno, siamo a noi e a chi ci ama
infeste e dure. E credete a me, cosa niuna tanto nuoce a dolce nutrire amore
quanto el nostro, quale da natura abbiamo, d'ogni cosa prendere e seguire
lunghissime ed eterne gare. Solo la nostra inezia, fanciulle, solo el nostro
ostinato gareggiare fa noi così poi stare quanto di voi alcuna veggo trista e
pentuta. E nasce questo vizio non tanto da imprudenza, ma in prima da superbia
e alterizia. Però sempre me udiste dirvi che donna superba può mai felice
amare. Mai fu amore sanza sospetto. Surge sospetto da non conoscere le cose e
da poco fidarsi, e al sospetto seguita sdegno. Così sdegnate ingiuriamo chi ci
ama, fuggianlo crucciose e schifianlo; onde, se rendono pari a noi quali in noi
truovano fronte, femmine mai ci sentiamo sazie vincerli di soperchia ira e
onte, e quinci seguita tra noi discordia e grave odio. Cosa iniquissima che del
suo amore alcuno in premio riceva inimicizia. Ma qui la sdegnosa e superba
lungo persevera sempre crescendo con ingiuria e nimico animo. Quella, vero, che
sarà d'ingegno nobile e umano, d'animo dolce e mansueto, di costume gentile e
vezzosa, per ogni umile preghiera e per ogni scusa o ragione si raffrenerà, e
declinerassi a farsi amare, lascerà lo sdegno, tornerà allo amore, uscirà di
doglia, riverrà a' dolci amorosi spassi.
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