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Leon Battista Alberti
Ecatonfilea

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  • Ecatonfilea.
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-8-

 

Ora investigheremo quali siano utilissimi amatori. Non dubitate, fanciulle molto leggiadrissime, che uno amante non povero né sozzo né disorrevole né vile sarà ottimo a cui fidiamo il nostro amore. Questo vero quando in lui sia prudenza, modestia, sofferenza e virtù. E fu natura e volontà mia sempre cupida ad amare persona quale io udissi studiosa di buone arti, litterata e ornata di molte virtù, simile a quel mio primo signore, da me più che me stessa troppo amato; lui di persona e d'aspetto bello, gentile, signorile, delicato e pieno di maravigliosa umanità; lui d'ingegno sopra tutti i mortali quasi divino; lui copiosissimo d'ogni virtù a qualsisia supremo principe dignissima; destro, robusto della persona, animoso, ardito, mansueto e riposato; tacito, modesto, motteggioso e giocoso quanto e dove bisognava; lui eloquente, dotto e liberale, amorevole, pietoso e vergognoso, astuto, pratico, e sopra tutto fidelissimo; lui in ogni gentilezza prestantissimo, schermire, cavalcare, lanciare, saettare, e a qual vuoi simile cosa attissimo e destrissimo; lui in musica, in lettere, in pittura, in scultura, e in ogni buona e nobile arte peritissimo, e in queste anche e in molte altre lode a quale si sia primo era non secondo. Non potre' qui raccontarvi la metà delle sue maravigliose virtù, per le quali il signor mio fra tutte le genti era famosissimo, amatissimo, celebratissimo. Né mi pare disonore appellare e riputar signore quello dolcissimo unico fedele amico, per cui niuna sarebbe sì difficile e laboriosa cosa quale io pronta non apprendessi per piacergli e ubbidirlo; e sarebbemi in luogo di carissimo dono dire, dare e fare qualunque cosa e' mi comandasse. E chi, quanto e' vole, da me può essere ubbidito, certo m'è signore. O signor mio! O fortunata me! ove così la mia fortuna mi die' te amante, a cui mai si truovi né pari né simile virtuoso. Ma poi, infortunata me, che così mi truovo non avere potuto in que' lunghi paesi ove tu, signor mio, dimori, con teco uno solo vivere in perpetuo e felicissimo amore. Ma emmi conforto poi che ancora dura la fede in me con la memoria di te, che ancora serbo e sempre serberò ogni tuo dono e ricordo della nostra dolcissima benivolenza. Simile, figliuole mie amatissime, simile amante, se alcuno mai più si troverà, vi consiglio eleggiate e molto amiate. Sempre ad amare preponete i litterati, virtuosi e modesti. Questi sono da cui riceverete amando infinito premio della vostra benivolenza e fede, e da cui arete mai a dubitare sinistro alcuno. Questi sono quelli quali fanno il nostro nome appresso de' nipoti nostri essere immortale. Questi fanno le nostre bellezze splendidissime e divine. Ancora vive Lesbia, Corinna, Cinzia, e l'altre già mille anni passati amate da quelli dotti e litterati. Amate, fanciulle, adunque, i litterati virtuosi e modesti, e viverete liete, onorate in dolce e perpetuo amore.




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