| Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
| Leon Battista Alberti Ecatonfilea IntraText CT - Lettura del testo |
|
|
|
-10-E prima v'ammunisco, figliuole mie suavissime, che cosa niuna si truova presta e facile a voi fanciulle formosissime, quanto allettare chi vi perseguiti rimirando. Uno solo dolce sguardo, un presentarvi liete, uno vezzo amoroso incende qualunque si sia freddo e pigro animo a desiderarvi. E per questo non raro vidi alcune vane fanciulle molto errare, stimandosi amate da qualunque più che una volta le guardi, e a tutti fermano gli occhi e godono essere accerchiate da molti badeggiatori, e credono tanto essere belle quanto da molti sieno molestate. Non è lodo di bellezza, no, figliuole mie, avere grande essercito di chi v'assedi, ma sapere, ornata non meno di umanità e facilità che d'oro e di purpura, farvi amare e riverire. Un solo lume fa vera e intera ombra, quale più lumi attorno la guastano. Così non da molti, ma da un solo fermo e fedele amante segue intero e dolce amore. E interviene che 'l pollo quale continuo razzoli in tutte le polveruzze, poi la notte dorme mal satollo. Giovi adunque a chi ama spendere sua opera solo dove truovi da nutrire il suo amore. E quale poco prudente non considera quanti incommodi e danni stia al suo amore avere l'animo più che a uno solo affezionatissimo? Sappiate, fanciulle, el perfetto amore essere cosa immortale né potersi dividere, ché se ne facessi parte ad altri, quel che mancassi el renderebbe imperfetto e male intero; e chi così ne fa più parti, rompe l'amor, non ama; e chi non conserva amore, merita non essere amata; e felice quella fanciulla, quale amando uno solo, mai arà suo petto vacuo d'amoroso pensiero. Continuo amore, continuo sollazzo a chi sa amare. E quando ogni altra ragione qui fusse vana e falsa, pensi ora qui ciascuna di voi in tanta moltitudine di seguaci quanto mai possa perseverare amando, non dico tutti o più, ma pure un solo. Se tu presti occhi e fronte a tutti, questa opera t'è quasi infinita faccenda e servitù, ove se tu manchi più a uno che a un altro, subito fra loro nascono invidie, odi e nimistà; sentonsi dipoi attorno l'uscio tuo per te fatti strepiti, risse, zuffe; senne in biasimo del vulgo, mal grata a tutti, e disonorata. Poi appresso non manca chi, o per dare molestia al suo avversario, o per gloriarsi di te, quasi vendicandosi che meno l'accetti che a lui non pare da te meritare, falso afferma avere ricevuti tuoi doni e lettere e altre ancora più secrete amatorie cose. Credonsi, diconsi, odine richiami, vivine con sdegno e tristezza; e così dell'altrui inimicizie ogni vendetta torna pure in tuo danno. E quando ancora questi fossono modestissimi amanti, e da loro nulla alla tua fama e quieto vivere nocesse, ancora troverai a continuare amore questa moltitudine esserti troppo dannosa. Stanno or l'uno or l'altro come nimici spioni, né puoi a te fare utile tempo o luogo alcuno. Così ti senti assediata da continui vigilantissimi testimoni, e disturbata in ogni tua amorosa impresa. Pertanto vi conforto e ammunisco eleggiate di tutta la moltitudine non più che uno qual dissi amante, a cui vi porgerete ornate non meno d'amore che di gentilezze, né meno di gentilezze che d'abito o portamenti. Poi agli altri tutti sarete con vostri sguardi avare e rattenute, e così tutti in pochi dì, vedendosi non accetti, vi lasceranno godere quale ben nutrirete uno solo dolce amore. Niuno ama lunghi dì se non spera essere accetto. Se mostrerete non l'avere accetto, certo lascerà l'impresa. Né piaccia a voi l'oppinione di quelle vane giovinette, quali persuadono a se stessi ogni grazia e forza a farsi amare averla in loro ornamenti e apparati. Affermovi, figliuole mie, che né gemme, né auro, né nostre chiome o fronte, ma i gentilissimi costumi, la umanità, la facilità, la pietà, sono l'arme con che noi trionfiamo d'amore. Molte più vidi sozze, grate, liete e modeste essere amate che belle, altiere e superbe. Ingegno altiero può mai dolce amare. E qui pensate fra voi, o giovinette, qual cosa prima incese voi ad amare. Credo io fu non purpura, gemme o qual sia ornamento della fortuna, ma bene il costume, la virtù, la modestia e civiltà di chi vi serve. Simile quale a voi, così interviene a chi v'ama. Adunque porgetevi a uno solo virtuoso e modesto, non come alcune avventate e ardite, ma con dolce presenza, con dolce costume, con intera umanità, con semplice facilità, liete, festive, gioconde, e a quel modo, quanto vorrete, acquisterete grazia, benivolenza, e pronto servire da chi voi desiderate. |
Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License |