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| Leon Battista Alberti Ecatonfilea IntraText CT - Lettura del testo |
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-13-Udisti sino a qui, fanciulle delicatissime, quali sieno da eleggere amanti virtuosi e modesti, come si prendano co' buoni costumi e molto mostrare amarli. Resta quella ultima parte, in che modo si possa nutrire benivolenza e molto durare nei dolci spassi d'amore, qual cosa voglio non dubitiate essere molto necessaria. Dicesi fatica non minore serbare l’acquistato che di nuovo acquistarlo. Acquistando, a noi spesso giova la fortuna e caso; a conservarlo quasi solo la prudenza, diligenza e industria. E certo in amore sono i nostri beni non rarissimo turbati parte da' tempi e corso delle cose, parte dalla ingiuria e iniquità de' maligni e invidiosi, parte da molte altre cagioni e impeti della fortuna, parte per non sapere ben reggerci e guidarci amando. I tempi, fanciulle, e la fortuna conviensi ubidirli e sofferirla, e come chi aspetta di passare il fiume, tanto ivi soprastare che sia men torbido, così ne' turbolenti impeti de' venti non gittarsi a mezzo il pericolo, ma soprasedere, però che domane poi si potrà quello che forse oggi non si potrebbe, e via per lunga che sia pur si capita a chi non esce. Non uscite del corso d'amore; seguite amando, e così a' mali passi soprastando, e arriverete in tempo a quanto desiderate. Poi l'invidia de' maligni si fugge amando occulto e coperto, però che da ogni parte sta forte di infinite ottime scuse el coperto e occulto amore. Ma in tutti e' casi avversi a noi amanti, quanto per pruova in me e in molti altri mi rammenta aver provato, conosco principio a' nostri mali venire non altronde che da noi, ove con nostra poca costanza, con nostra troppa alterizia e sdegno, siamo a noi e a chi ci ama infeste e dure. E credete a me, cosa niuna tanto nuoce a dolce nutrire amore quanto el nostro, quale da natura abbiamo, d'ogni cosa prendere e seguire lunghissime ed eterne gare. Solo la nostra inezia, fanciulle, solo el nostro ostinato gareggiare fa noi così poi stare quanto di voi alcuna veggo trista e pentuta. E nasce questo vizio non tanto da imprudenza, ma in prima da superbia e alterizia. Però sempre me udiste dirvi che donna superba può mai felice amare. Mai fu amore sanza sospetto. Surge sospetto da non conoscere le cose e da poco fidarsi, e al sospetto seguita sdegno. Così sdegnate ingiuriamo chi ci ama, fuggianlo crucciose e schifianlo; onde, se rendono pari a noi quali in noi truovano fronte, femmine mai ci sentiamo sazie vincerli di soperchia ira e onte, e quinci seguita tra noi discordia e grave odio. Cosa iniquissima che del suo amore alcuno in premio riceva inimicizia. Ma qui la sdegnosa e superba lungo persevera sempre crescendo con ingiuria e nimico animo. Quella, vero, che sarà d'ingegno nobile e umano, d'animo dolce e mansueto, di costume gentile e vezzosa, per ogni umile preghiera e per ogni scusa o ragione si raffrenerà, e declinerassi a farsi amare, lascerà lo sdegno, tornerà allo amore, uscirà di doglia, riverrà a' dolci amorosi spassi. |
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