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Leon Battista Alberti
Ecatonfilea

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  • Ecatonfilea.
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Adunque vuolsi non fare come molte, le quali sempre sollicite cercano quello che poi elle si dolgono avere trovato, e da tutti investigano ogni atto e passo che facci chi elle amano. Dicovi, fanciulle, credete a me, amoroso piacere quale abbia chi voi ami altrove, può no a voi nuocere se non lo risapete: fuggite saperlo e non vi nocerà. E a chi non mancherà con voi darsi diletto, costui, credete a me, non cercherà altronde saziarsi. E ramentivi che uno ago sanza refe non cuce. Così qual sia spasso amoroso sanza amore non giova. E benché forse a uno ago siano due o più crune e seco tiri più fili, non però farà se non un foro, ma ben lega più forte il cucito. Così un animo da molte acceso, più fermo sé stesso lega d'amore a chi sappia farselo suo; e beata colei qual saprà essere prima a godersi quell'uno quale molte altre desiderano. E chi così sa essere prima, costei facile potrà sempre in quello amore essere sola e fortunata. Amate, fanciulle, amate chi voi ama, e state contente del vostro amore, né curate sapere quello che poi vi nuoce saperlo. Fuggite ogni sospetto, ogni sdegno e ogni altiero costume, e fidatevi di chi v'ama e di voi stessi, e stimate quanto amerete, tanto sarete amate, e quanto serberete fede, tanto a voi sarà serbata intera benivolenza e servizio. Né dubitate l'animo dell'uomo molto più che il nostro essere amando fermo e costante. Sono gli uomini, sì, meno che noi sospettosi, perché più prudenti e conoscenti; sono più che noi amando perseveranti, perché meno gareggiosi; non prendono quanto noi ogni cosa ad ingiuria perché di più virile e rilevato animo; non servano perpetuo sdegno, perché di più magnifico e generoso petto, non restano per ogni intoppo seguire sua amorosa impresa, perché di più costante e intera fermezza. Noi femmine, timide, d'ogni cosellina sospettiamo; sospettose d'ogni minimo altrui errore, ci sdegniamo e riputiamolo incomportabile; sdegnose per ogni piccola offesa ci vendichiamo, e vendicandoci mai sappiamo finire o porre modo alle nimicizie e ingiurie nostre, e viviamo con chi noi ama quasi come con uno capitale inimico. Ahimè, figliuole mie! Per Dio, fuggite questi sospetti, quali quanto udite e quanto in alcuna di voi scorgo a me pare proviate; sono dannosi e pestiferi a chi ama. E se pure sospetto alcuno vi s'offerisce, non però subito vi sdegnate, non v'indurate suso, non lo tenete occulto; anzi prestissimo il discoprite a chi v'ama. Sempre fu il sospetto veneno dell'amicizia. E, come diceva il signor mio, pruovasi il sospetto essere non dissimile alla talpa, quale uno animale sotto terra, in oscuro e profondo, in ogni parte per tutto penetrando, commuove e attrita qual sia duro e denso terreno, poi subito uscito in la luce perde ogni sua forza e nervo. Così il sospetto, in oscuro e ascoso dentro al petto, mai resta di commuovere l'animo in ogni perturbazione; subito vero fatto palese, perisce. E interviene che esponendo tuoi sospetti, chi te ama con ragione e scuse purga i suoi quali tu stimi errori; e per questa fede verso di te gli cresce amore molto ardentissimo, però che sente quanto, fidandoti di lui, a te il mantenere vostro amore sia a cuore; dipoi fugge in ogni simile cosa più esserti grave. E così, discoperto il sospetto, ne vivete in dolce e continua amicizia. Onde contrario, tenendo il sospetto occulto, insieme e mantenendo sdegni e gare, vi fo certe quanto vi seguirà, che chi voi ama più e più volte offeso e per molte ingiurie da più parte percosso, per una quale a voi forse parerà minima, all'ultimo si romperà ad ira, e fastidiravvi, e trasporrà il suo amore altrove. Voi ivi sole, deserte, piangerete e desidererete indarno quello che ora non, quanto dovete, degnate. Seguiravvi ancora che chi sapea i vostri amori, vi riputerà ingrata e villana, biasimeravvi ove arete per vostra durezza escluso chi tanto vi serviva; e quelli ai quali erano e' vostri amori prima non conosciuti, ora molto maravigliandosi non quanto prima spesso vedere l'amante vostro in quelle ore e luoghi ove soleva salutarvi e onorarvi, qui stimerà o che sazio s'abandoni il contento amore, o che in voi sia natura troppo stranissima da non poterla comportare. Seguiravvi ancora che l'amante vostro, addolorato per vostre offese, dolendosi di vostre ingiurie, forse con qualche vostra infamia si vendicherà. Né sia chi stimi che chi per altrui durezza e impietà già sia condotto agli ultimi dolori e quasi presso alla morte, ora di lei o di suo onore abbia più che lei di lui compassione o riguardo. Così superbe, ingiuste, ingrate, perderete fama, amante e amoroso sollazzo, riceverete infamia, merore e tristezza, troveretevi sole, abbandonate, sanza amante, sanza chi vi servi o lodi, viverete con dolori, lacrime e sospiri. E dove prima il vostro sospetto era che il signore vostro amassi altri insieme con voi, ora certissime che più non ami voi, mai sarete senza gravissima e certa paura, sempre temendo che chi può, non si vendichi. Ogni ferma pazienza, figliuole mie, spesso offesa diventa furore. E se voi d'ogni minima ingiuria tanto v’indegnate, stimate che chi da voi più volte sia con grande ingiuria offeso, costui quando che sia si romperà a cruccio furioso e ad ira, né sarà più amore in chi voi spesso arete offeso, ma furore; e uno amante furioso più sarà da temere che qualsiasi rabbiosa fera o mostro. E aggiugnete a queste dette cose altri ancora da non poco stimarli incomodi, quali a voi seguitano de' vostri sdegni, che vederete que' luoghi, ove prima in questo e quell'altro dì solevi ridere e sollazzarvi, ora per vostra caparbità esserli solitari e senza quello uno che sì voi faceva con sua presenza e festività essere liete e contente. Ahimè meschine, piangerete, verrete a que' tempî in quali prima era vostro uso darvi agli amorosi diletti e dolci giuochi e graziosissimi ragionamenti, ora non vi trovando chi per voi tanto prima vi si presentava, sollicito e pronto a farvi liete Ahimè! Ahimè! cattivelle, starete sole, strignendovi di tristizia e dolore; calamitose piangerete e viverete in infima miseria e ultima infelicità, abbandonate, schifate, odiate da chi tanto v'amava.




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