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E così sempre fusse condizione
degli uomini, giovi discorrere brevissimo la sacra istoria, quale a te sempre
parse degnissima. Vederai niuno libero di innumerabili tribulazioni. Adam, quel
primo quasi per cui Idio fece tanta e sì maravigliosa opera, a cui el sottomise
ogni moltitudine e varietà d'animanti, passò egli sua vita sanza dolore?
Proscritto, esterminato da sì felicissima patria ove erano tutte le amenità e
diletti, uscì errando a vivere del suo sudore e fatica. Dirai: «Questo fu per
suo peccato». Né tu però ardirai dirti iusto e puro più che lui. Una inobbedienza
a lui diede perpetuo essilio. Tu racconta quante sieno ogni ora le tue
contumacie a chi ti donò tanti beni quanti a te abundano. Abel, perché fu
iustissimo, da' fratelli sofferì cose iniustissime. Noè, quello uno quale Dio
per la sua bontà molto amava, quale stimi tu a lui fusse quel carcere suo tra
le fere, in quale e' sentiva dintorno furiare la natura irata, con tuoni, con
fragore de' venti insieme e delle onde, sotto le quali la stirpe umana e tutti
li animanti periano? Quale stimi tu fosse el suo dolore pensando quanto in un
tratto perdea tanto numero di suoi noti e familiari? Agiungi le contumelie
quali el ricevette dal figliuolo. Abraam, piissimo, uscì peregrinando in
essilio per terre disertissime, in quale e le difficultà de' luoghi e la cura
di ben guidare e' suoi el tormentavano. Grave fame sofferse appresso e
Palestini e appresso gli Egizi: fu in acerbissimi travagli e molestissime
suspizioni temendo grave pericolo alla salute sua e alla pudicizia della sua
amantissima moglie. Convenneli armarsi e concertare contro a' Persi,
superbissimi vincitori e crudelissimi. Fu a lui quel desiderio quasi in tutta
la sua età d'avere figliuoli iusti eredi un tormento inestimabile. Supervenneli
incendio de' suoi finittimi popoli, quale accrebbe cagione alle sue lacrime.
Isaac, in pari maninconia, desiderando vedere nato di sé chi doppo a sé
servasse el nome suo, più età visse, né li fu permesso sentirsi esaudito in
tanta espettazione e iusto desiderio sanza molestia, ove la moglie a lui
partorì con tanto suo pericolo, e quasi con la morte della madre uscì in vita
quel tanto bramato figliuolo. In casa sua vide moglie a' figliuoli a sé mal
grata e aliena da' suoi santissimi instituti: sofferse in casa assidue gare e
contenzioni di quelle mal costumate femminelle; e per accrescerli tedio, udendo
tutto el dì cose a sé moleste, perdé il vedere, e cieco potea prendere
consolazione niuna di guardarsi innanti le cose a sé grate e iocunde; onde li
seguitò che per fraude della moglie benedisse chi el non volea. Iacob sofferse
gravissime inimicizie dal suo fratello, tale che fuggendo dalla patria sua in
somma povertà, non senza molte fatiche schifò gravissimi apparecchiati contro a
sé pericoli; qual cosa lo strinse a vivere servo fra gente barbara anni non
meno che venti. Non racconto e' superchi caldi, le lunghe vigilie, e' molesti
freddi, giacci, venti, polvere, quali lo atterravano, e giusti premi tanto
amati, la promessa e dovuta moglie a tante fatiche sue, in quante el visse anni
due volte sette in infima servitù beffato. Pur, quando che sia, gli ottenne; ma
fu a lui pienissima di molestia, ove ella sterile e per questo indegnosa a lui
troppo, era meno ch'el non desiderava ioconda. Vide rapita la sua figliuola
festivissima; pianse el caso della moglie tanto da sé amata, quale partorendo
perì; e fu tutta la sua vita tale che né morendo ancora li fu licito non
dolersi di nuova e acerbissima ricevuta iniuria, quale tanto era maggiore,
quanto e' la ricevea da persona certo più indegna e in cosa più a sé cara.
Appetette il suo figliuolo la sponda del padre. Aggiugni qui el dolore a lui fu
udendo da' suoi perfidi figliuoli la perdita del carissimo e ottimo figliuolo,
quale enunziarono fusse stato ucciso dalla fera, e monstrorongli e' panni
sanguinosi. Iosef, adunque, persino da puerizia sofferse avversa, come e'
dicono, fortuna, grave iniuria da' suoi propri fratelli, onde entrò in servitù.
Ebbe e lunga e grave concertazione contro lo infestissimo amore in giovinile
età: puro e senza vizio comorò in prigione tra quelli impurissimi e
viziosissimi scellerati. Moises, educato tra' barbari, né padre conobbe né
madre; vide in sua servitù uccidere da' suoi tiranni e' suoi cittadini, onde
per el dolore sé misse errando e fuggendo perfino che venne in ospizio di
colui, omo pestifero, quale sacrificava a' demoni. Visse anni quaranta pascendo
le turme, omo nato di re per essere re. E quando poi fu in migliore stato e più
amplitudine, visse accerchiato e molestato da maledici e detrattori ingrati e
iniquissimi, quali per loro vizi tanto li furono a dolore che ruppe indegnato
le tavole in quali erano scritte le santissime legge. Vide varie e inaudite
strage de' suoi. Iesus adolorò vedendo e' suoi superati dalli inimici. David
sofferse suoi iniquissimi fratelli, grave ingratitudine de' suoi, insidie e
tradimenti. Fulli refugio contro alla crudelità del tiranno fingersi senza
mente e stolto. Tornando, fuggiti tanti pericoli, e credendo riposarsi tra'
suoi in tranquillità, trovò la sua famiglia ita in servitù. Aggiugni quelli
anni in quali irato gli mancò il figliuolo; aggiugni la fame, la peste in quale
el si trovò, che in un mezzo dì vide cadere de' suoi a miserabile morte uomini
settanta volte mille.
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