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Leon Battista Alberti
Epistola consolatoria

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E così sempre fusse condizione degli uomini, giovi discorrere brevissimo la sacra istoria, quale a te sempre parse degnissima. Vederai niuno libero di innumerabili tribulazioni. Adam, quel primo quasi per cui Idio fece tanta e sì maravigliosa opera, a cui el sottomise ogni moltitudine e varietà d'animanti, passò egli sua vita sanza dolore? Proscritto, esterminato da sì felicissima patria ove erano tutte le amenità e diletti, uscì errando a vivere del suo sudore e fatica. Dirai: «Questo fu per suo peccato». Né tu però ardirai dirti iusto e puro più che lui. Una inobbedienza a lui diede perpetuo essilio. Tu racconta quante sieno ogni ora le tue contumacie a chi ti donò tanti beni quanti a te abundano. Abel, perché fu iustissimo, da' fratelli sofferì cose iniustissime. Noè, quello uno quale Dio per la sua bontà molto amava, quale stimi tu a lui fusse quel carcere suo tra le fere, in quale e' sentiva dintorno furiare la natura irata, con tuoni, con fragore de' venti insieme e delle onde, sotto le quali la stirpe umana e tutti li animanti periano? Quale stimi tu fosse el suo dolore pensando quanto in un tratto perdea tanto numero di suoi noti e familiari? Agiungi le contumelie quali el ricevette dal figliuolo. Abraam, piissimo, uscì peregrinando in essilio per terre disertissime, in quale e le difficultà de' luoghi e la cura di ben guidare e' suoi el tormentavano. Grave fame sofferse appresso e Palestini e appresso gli Egizi: fu in acerbissimi travagli e molestissime suspizioni temendo grave pericolo alla salute sua e alla pudicizia della sua amantissima moglie. Convenneli armarsi e concertare contro a' Persi, superbissimi vincitori e crudelissimi. Fu a lui quel desiderio quasi in tutta la sua età d'avere figliuoli iusti eredi un tormento inestimabile. Supervenneli incendio de' suoi finittimi popoli, quale accrebbe cagione alle sue lacrime. Isaac, in pari maninconia, desiderando vedere nato di sé chi doppo a sé servasse el nome suo, più età visse, né li fu permesso sentirsi esaudito in tanta espettazione e iusto desiderio sanza molestia, ove la moglie a lui partorì con tanto suo pericolo, e quasi con la morte della madre uscì in vita quel tanto bramato figliuolo. In casa sua vide moglie a' figliuoli a sé mal grata e aliena da' suoi santissimi instituti: sofferse in casa assidue gare e contenzioni di quelle mal costumate femminelle; e per accrescerli tedio, udendo tutto el cose a sé moleste, perdé il vedere, e cieco potea prendere consolazione niuna di guardarsi innanti le cose a sé grate e iocunde; onde li seguitò che per fraude della moglie benedisse chi el non volea. Iacob sofferse gravissime inimicizie dal suo fratello, tale che fuggendo dalla patria sua in somma povertà, non senza molte fatiche schifò gravissimi apparecchiati contro a sé pericoli; qual cosa lo strinse a vivere servo fra gente barbara anni non meno che venti. Non racconto e' superchi caldi, le lunghe vigilie, e' molesti freddi, giacci, venti, polvere, quali lo atterravano, e giusti premi tanto amati, la promessa e dovuta moglie a tante fatiche sue, in quante el visse anni due volte sette in infima servitù beffato. Pur, quando che sia, gli ottenne; ma fu a lui pienissima di molestia, ove ella sterile e per questo indegnosa a lui troppo, era meno ch'el non desiderava ioconda. Vide rapita la sua figliuola festivissima; pianse el caso della moglie tanto da sé amata, quale partorendo perì; e fu tutta la sua vita tale che né morendo ancora li fu licito non dolersi di nuova e acerbissima ricevuta iniuria, quale tanto era maggiore, quanto e' la ricevea da persona certo più indegna e in cosa più a sé cara. Appetette il suo figliuolo la sponda del padre. Aggiugni qui el dolore a lui fu udendo da' suoi perfidi figliuoli la perdita del carissimo e ottimo figliuolo, quale enunziarono fusse stato ucciso dalla fera, e monstrorongli e' panni sanguinosi. Iosef, adunque, persino da puerizia sofferse avversa, come e' dicono, fortuna, grave iniuria da' suoi propri fratelli, onde entrò in servitù. Ebbe e lunga e grave concertazione contro lo infestissimo amore in giovinile età: puro e senza vizio comorò in prigione tra quelli impurissimi e viziosissimi scellerati. Moises, educato tra' barbari, né padre conobbemadre; vide in sua servitù uccidere da' suoi tiranni e' suoi cittadini, onde per el doloremisse errando e fuggendo perfino che venne in ospizio di colui, omo pestifero, quale sacrificava a' demoni. Visse anni quaranta pascendo le turme, omo nato di re per essere re. E quando poi fu in migliore stato e più amplitudine, visse accerchiato e molestato da maledici e detrattori ingrati e iniquissimi, quali per loro vizi tanto li furono a dolore che ruppe indegnato le tavole in quali erano scritte le santissime legge. Vide varie e inaudite strage de' suoi. Iesus adolorò vedendo e' suoi superati dalli inimici. David sofferse suoi iniquissimi fratelli, grave ingratitudine de' suoi, insidie e tradimenti. Fulli refugio contro alla crudelità del tiranno fingersi senza mente e stolto. Tornando, fuggiti tanti pericoli, e credendo riposarsi tra' suoi in tranquillità, trovò la sua famiglia ita in servitù. Aggiugni quelli anni in quali irato gli mancò il figliuolo; aggiugni la fame, la peste in quale el si trovò, che in un mezzo vide cadere de' suoi a miserabile morte uomini settanta volte mille.




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