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| Leon Battista Alberti Epistola consolatoria IntraText CT - Lettura del testo |
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-1-In queste lettere mie deliberai, quanto io stimai essere mio officio, scrivere a te come ad omo quale io conoscea dotto ed erudito e in prima prudente e ben consigliato, non tanto per adurti nuovi e da te non prima conosciuti argomenti accomodati a levarti dall'animo, se in te forse fosse, alcuno dolore, quanto per ricordarteli, e insieme a me stessi repetendoli minuire el dispiacere quale io in me presi udendo la calamità tua; ché conoscea te, quanto se' omo, tanto non potevi non sentire la gravissima tua ricevuta avversità, quale infrangerebbe qualunque altro in sé la sofferisse. Onde arbitrai forse a te, benché tu sia d'animo fermissimo e costantissimo pur in qualche parte perturbato, fussero e' nostri amonimenti utili a ricordarteli. Adonque, raméntati quanto appresso e' litterati nostri maggiori, omini sapientissimi, comune si scrive imprima precetto contro ogni avversa molestia. Riconosciamo noi stessi essere né d'altra materia procreati né con altra condizione produtti in vita che fussero e' sacri passati filosofi e profeti e gli altri simili iusti e santi amati da Dio. Tutti, naturale nostra legge, soffersero in vita varie infermità, molti dolori, grande calamità, grave miseria. Per questo sarebbe stoltizia la nostra recusare in noi quello nulla possiamo negare alla natura; e sarà laude soffrire con pazienza quello a noi non lice distorlo con alcuno consiglio nostro o ragione umana. Le acerbità e gravezze quali te ne' dì passati premerono, niuna testé tua lacrima o dolertene puote distorle. E le molestie presenti provi tu quanto stieno a te più gravi pel tuo non ben saperle sofferire; ché vedi forse ad altri simile aversità essere lieve, ove la soffra con modo e regge sé stessi con ragione e virile pazienza. E hanno questa possanza e' casi avversi, che a chi li teme, benché siano non presenti e ancora sieno levissimi, molto nuoceno; ma a chi contro loro s'apparecchia con virtù d'animo quanto e' debba a non li temere, chi sé stesso conferma e vole di sua virtù quanto e' puote, a costui nulla nuoceno, ma e ancora presenti e gravi che siano, giovano. Però che, quanto più sentiamo le tribulazioni, tanto più s'appruova in noi la nostra virtù. Comune proverbio: «l'oro al fuoco»: così la virtù nostra in cose ov'ella abbi da essercitarsi e purificarsi da ogni corrotta oppinione. Quinci Paulo Apostolo godea gli fusse dato questo sentire le sue molestie, gli stimoli, le ansietà e pericoli. Piaceali questa concertazione contro al dolore, ed eccitamenti pestiferi, ove el perseverasse in officio di vera pazienza, per quale la sua virtù si rendesse molto perfettissima; e affermava che chi volea vivere in pietà grata a Dio, li si convenia soffrire persecuzioni e acerbità, acciò che a lui non fusse detto come a quel delicato ricco: «Avesti tu in vita e' tuoi piaceri». Ma Lazzero de' suoi allora sofferti mali ora ne riceve etterna gloria, ed è in cielo reposta la grillanda sua, segno di vittoria, premio della giustizia, laude della virtù a chi bene concertò in questo nostro brevissimo corso della nostra vita infra e' mortali. Adonque si lodava in simili modi Paulo Apostolo essere corretto da Dio, per non seguire la dannazione e tenebre del mondo: al quale esso ne ammonisce dobbiamo come a ferocissima bestia resistere, perseverando con vera fede e intera religione, sempre persuadendoci che in Dio, in cui manifesto conosciamo essere infinita intelligenza, poiché ci fece noi ornati di tanto intelletto, simile sia bontà infinita; veduto quanta carità fu la sua verso de' mortali, farsi di Dio omo, soffrire per noi morte ignominiosissima: ché certo non tanto desideriamo noi la nostra salute quanto Dio proccura di dì in dì averci salvi in etterna nostra felicità e vera beatitudine. Isaias profeta: «Può la madre tua forse dimenticarti. Io, disse Dio, di te mai mi dimenticherò». Non ci fece Dio, ottimo padre, alla sua similitudine, non ci ricomperò col suo sangue, per non si ricordare di noi, opera degnissima delle sue mani. Noi simile, stiaci a perpetua memoria in Dio essere somma bontà, infinita misericordia, inestimabile dilezione verso di noi. Insieme con David profeta riputiànlo quanto elli è amantissimo padre, e misericordioso a chi lo teme. Né possiamo affermare in noi sia vero timore se saremo contumaci, non sofferendo con pazienza sue discipline. E se non ti scorderai che ogni correzione viene da carità e amore, così come el lasciare errare viene da odio, statuirai simile che come insieme non si può amare e odiare, così Dio gastigando te ama te, e amandoti si ricorda di te; e così affermerai che crescendoti calamità, o ti s'apparecchia maggior merito, o ti si compensa maggior tua meritata pena. E se tu di te stessi sarai giudice non iniquo, troverrai in te errori da meritare maggiore molto più pena che questa e quest'altra quale tu soffristi. E quando tu pur fussi fra 'l numero de' iustissimi, comincia con teco stessi a racontare di tutto il numero de' iusti e diletti da Dio, qual sia uscito di vita sanza sentire le condizioni de' mortali: essilio, povertà, pericoli, infermità, ignominia, carcere, e l'altre simili cose acerbe e gravi ai fragili ed effeminati animi. Ma quelli che con fede sono ben confermati da Dio, a costoro nulla può parere non da sé meritato, nulla non da sofferirlo, nulla non adiudicato a chi sia in vita fra' mortali. |
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