TIRSI.
Tirsis e Floro giovinetti amanti,
ricchi pastori, l'uno e l'altro bello,
usi fra loro raccontar suoi canti,
in fra quell'Alpe
su cerca 'l Mugello
givan cantando le lor tormiciole.
Così dissero, gionti a un praticello:
FLORO. O Tirsis, ben ti godi quinci al
sole,
tu ti trastrulli e strizzi con la Mea.
Felice è chi amando non si duole.
TIRSI. Floro, non ha
queste Alpi una più rea
di lei. Sta qui doppo
e vederai,
la non mi digna più qual mi solea.
FLORO. La Niera
mia mi fugge, né fu mai
più sventurato amante. Aimè! piangiamo
E' mi giova saziarla di mie guai.
TIRSI. Floro, non far
così, non far. Io amo,
anche io amo, anzi ardo, i' moro,
e pur sto lieto. Fa come io. Cantiamo.
Mea mia dolce dai capei dell'oro,
o saporita dal viso rosato,
ch'ai quelli occhiazzi più bei che
'l mio toro
né son
sì liete in un fiorito prato
le ape inzuccarate a uscir di
schiera,
quanto son io poi che m'hai
guatato.
FLORO. Or provi quel che è
Amor, fanciulla altiera.
Sì solevo sonar, cantar, ballare,
e motteggiar ridendo volentiera.
Come un giovenco mal uso ad arare
superbo or si rimpreme, or fugge inanti,
così la Niera. O che
tormento è amare!
TIRSI. El
bisogna per certo che tu canti,
che prima staria el ciel senza le stelle
che la donna non strazi gli suo amanti.
Or su, diciàn
delle fanciulle belle,
qual sanno amare e d'ognun son
lodate.
Qui son duo can; lassa ir le pecorelle.
FLORO. Non direi a te no. Diciàn. Cantate,
silve, con nui,
fiere ed umbre triste.
Laude anzi fie più aver che Amor pietate.
La Niera
spesso mie lacrime ha viste.
E quante volte sofferto hai ch'io mora,
Niera crudele, con tue false viste!
TIRSI. Ninfe, cantate, e risonate ancora,
aure, con nui, rivi, fronde,
augelli.
Audissi Amor chi lui cantando
onora.
La Mea con quei soi ditaggi belli
di fiori scelti mi fa ghirlandette,
poi me le asconde doppo gli
arboscelli.
FLORO. Se Amor è iusto e pio, com'el permette
che chi servendo el
prega ogni or più stenti?
Son per me spinte sue face e
saette.
TIRSI. Non senza pioggia e
furiosi venti
porge suo fior l'aliegra
primavera,
né Amor suo don senza pianti e tormenti.
FLORO. Vidi io già unda ruinosa e fiera
gir mormorando ed urteggiando sassi.
Ancora è più superba la mia Niera.
TIRSI. Dura, ostinata è
chi non amassi.
Soglionsi
cantar li augelletti amando;
aman le fiere, gli orsi, lupi e
tassi.
FLORO. Duro, ostinato chi
pur consumando
siegue suo
inzegno, pensier, passi e
giorni,
ogni or con meno speme disiando.
TIRSI. Và.
Io aspetto che la Mea
ritorni.
Lieto io, lieta lei, quando mi vede.
Amor ha in odio i tuo sguardi musorni.
FLORO. Serà
costei che sì tieco si siede,
prima d'un occhio che d'un uom
contenta?
Tu corri e' lepri ed altri ai lazzi siede.
TIRSI. Arà
il sole la sua luce spenta,
quando la Niera ti cominci amare.
Non è superb'a chi d'amor mai
senta.
FLORO. Seranno
i pesci in cielo e stelle in mare,
quando la Mea
tua non ti deleggi,
o dispiaccia alla Niera el mio cantare.
TIRSI. Chi ti amaria, te che sempre aspreggi?
Schifano el
gioco in aspro campo i buoi.
Priegia Amor lieti e risi e
motteggi.
FLORO. Ove se', Niera? Ed
or che più? Che vòi?
Ma non iscusa
te benché me incusi.
La nostra asprezza vien dagli amor
tuoi.
O giovanetti in amar poco usi:
Tu, Tirsis, che oggi vivi in gioco
e festa,
già lieti più di te qui vidi esclusi.
TIRSI. Né mai fu in donna
fronte tanto mesta
che di riso talor
non si adornasse,
né fu amata mai chi non amasse;
ma tiensi
troppo chi troppo è richiesta.
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