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Vittorio Alfieri
Mirra

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  • ATTO TERZO.
    • Scena Terza. Ciniro, Cecri.
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Scena Terza. Ciniro, Cecri.

 

CECRI Miseri noi! misera figlia!
CINIRO Eppure,
di vederla ogni giorno più infelice,
no, non mi basta il core. Invan l'opporci...
CECRI Oh sposo!... io tremo, che ai nostri occhi appena
toltasi, il fero suo dolor la uccida.
CINIRO Ai detti, agli atti, ai guardi, anco ai sospiri,
par che la invasi orribilmente alcuna
sovrumana possanza.
CECRI ... Ah! ben conosco,
cruda implacabil Venere, le atroci
tue vendette. Scontare, ecco, a me fai,
in questa guisa, il mio parlar superbo.
Ma, la mia figlia era innocente; io sola,
l'audace io fui; la iniqua, io sola...
CINIRO Oh cielo!
che osasti mai contro alla Dea?...
CECRI Me lassa!...
Odi il mio fallo, o Ciniro. – In vedermi
moglie adorata del più amabil sposo,
del più avvenente infra i mortali, e madre
per lui d'unica figlia (unica al mondo
per leggiadria, beltà, modestia, e senno)
ebra, il confesso, di mia sorte, osava
negar io sola a Venere gl'incensi.
Vuoi più? folle, orgogliosa, a insania tanta
(ahi sconsigliata!) io giunsi, che dal labro
io sfuggir mi lasciava; che più gente
tratta è di Grecia e d'Orìente omai
dalla famosa alta beltà di Mirra,
che non mai tratta per l'addietro in Cipro
dal sacro culto della Dea ne fosse.
CINIRO Oh! che mi narri?...
CECRI Ecco, dal giorno in poi,
Mirra più pace non aver; sua vita,
e sua beltà, qual debil cera al fuoco,
lentamente distruggersi; e niun bene
non v'esser più per noi. Che non fec'io,
per placar poi la Dea? quanti non porsi
e preghi, e incensi, e pianti? indarno sempre.
CINIRO Mal festi, o donna; e fu il tacermel, peggio.
Padre innocente appieno, io co' miei voti
forse acquetar potea l'ira celeste:
e forse ancor (spero) il potrò. – Ma intanto,
io pur di Mirra or nel pensier concorro:
ben forza è torre, e senza indugio nullo,
da quest'isola sacra il suo cospetto.
Chi sa? seguirla in altre parti forse
l'ira non vuol dell'oltraggiato Nume:
e quindi forse la infelice figlia,
tal sentendo presagio ignoto in petto,
tanto il partir desia, tanto ne spera. –
Ma, vien Peréo: ben venga: ei sol serbarci
può la figlia, col torcela.
CECRI Oh destino!




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