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EURICLÉA Mirra più presso a morte assai, che a
vita,
stassi: il vedete, ch'io a stento la reggo?
Oh figlia!...
CINIRO Donne, a se medesma in preda
costei si lasci, e alle sue furie inique.
Duro, crudel, mal grado mio, mi ha fatto
con gl'inauditi modi suoi: pietade
più non ne sento. Ella, all'altar venirne,
contra il voler dei genitori quasi,
ella stessa il voleva: e sol, per trarci
a tal nostr'onta e sua?... Pietosa troppo,
delusa madre, lasciala: se pria
noi severi non fummo, è giunto il giorno
d'esserlo al fine.
MIRRA È ver: Ciniro meco
inesorabil sia; null'altro io bramo;
null'altro io voglio. Ei terminar può solo
d'una infelice sua figlia non degna
i martìr tutti. – Entro al mio petto vibra
quella che al fianco cingi ultrice spada:
tu questa vita misera, abborrita,
davi a me già; tu me la togli: ed ecco
l'ultimo dono, ond'io ti prego... Ah! pensa;
che se tu stesso, e di tua propria mano,
me non uccidi, a morir della mia
omai mi serbi, ed a null'altro.
CINIRO Oh figlia!...
CECRI Oh parole!... Oh dolor!... Deh! tu sei
padre;
padre tu sei;... perché innasprirla?... Or forse
non è abbastanza misera?... Ben vedi,
mal di se stessa è donna; ad ogni istante
fuor di se stessa è dal dolore...
EURICLÉA O Mirra...
Figlia,... e non m'odi?... Parlar,... pel gran pianto,...
non posso...
CINIRO Oh stato!... A sì terribil vista
non reggo... Ah! sì, padre pur troppo io sono;
e di tutti il più misero... Mi sforza
già, più che l'ira, or la pietà. Mi traggo
a pianger solo altrove. Ah! voi sovr'essa
vegliate intanto. – In se tornata, in breve,
ella udrà poscia favellarle il padre.
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