ATTO
SECONDO.
Scena
Prima. Ciniro, Peréo.
PERÉO Eccomi a' cenni tuoi. Lontana molto,
spero, o re, non è
l'ora, in cui chiamarti
padre amato potrò...
CINIRO Peréo, m'ascolta. –
Se te stesso conosci, assai convinto
esser tu dei, quanta e qual gioja arrechi
a un padre amante d'unica sua figlia
genero averti. Infra i rivali illustri,
che gareggiavan teco, ove uno sposo
voluto avessi a Mirra io stesso scerre,
senza pur dubitar, te scelto avria.
Quindi, eletto da lei, se caro io t'abbia
doppiamente, tu il pensa. Eri tu il primo
di tutti in tutto, a senno altrui; ma al mio,
più che pel sangue e pel paterno regno,
primo eri, e il sei, per le ben altre doti
tue veramente, onde maggior saresti
d'ogni re sempre, anco privato...
PERÉO Ah! padre...
(già d'appellarti di un tal nome io godo)
padre, il più grande, anzi il mio pregio solo,
è di piacerti. I detti tuoi mi attento
troncar; perdona: ma mie laudi tante,
pria di mertarle, udir non posso. Al core
degno sprone sarammi il parlar tuo,
per farmi io quale or tu mi credi, o brami.
Sposo a Mirra, e tuo genero, d'ogni alto
senso dovizia aver degg'io: ne accetto
da te l'augurio.
CINIRO Ah! qual tu sei, favelli. –
E perché tal tu sei, quasi a mio figlio
io parlarti ardirò. – Di vera fiamma
ardi, il veggo, per Mirra; e oltraggio grave
ti farei, dubitandone. Ma,... dimmi;...
se indiscreto il mio chieder non è troppo,...
sei parimente riamato?
PERÉO ... Io nulla
celar ti debbo. – Ah! riamarmi, forse
Mirra il vorrebbe, e par nol possa. In petto
già n'ebbi io speme; e ancor lo spero; o almeno,
io men lusingo. Inesplicabil cosa,
certo, è il contegno, in ch'ella a me si mostra.
Ciniro, tu, benché sii padre, ancora
vivi ne' tuoi verdi anni, e amor rimembri:
or sappi, ch'ella a me sempre tremante
viene, ed a stento a me si accosta; in volto
d'alto pallor si pinge; de' begli occhi
dono a me mai non fa; dubbj, interrotti,
e pochi accenti in mortal gelo involti
muove; nel suolo le pupille, sempre
di pianto pregne, affigge; in doglia orrenda
sepolta è l'alma; illanguidito il fiore
di sua beltà divina: – ecco il suo stato.
Pur, di nozze ella parla; ed or diresti,
ch'ella stessa le brama, or che le abborre
più assai che morte; or ne assegna ella il giorno,
or lo allontana. S'io ragion le chieggo
di sua tristezza, il labro suo la niega;
ma di dolor pieno, e di morte, il viso
disperata la mostra. Ella mi accerta,
e rinnuova ogni dì, che sposo vuolmi;
ch'ella m'ami, nol dice; alto, sublime,
finger non sa il suo core. Udirne il vero
io bramo e temo a un tempo: io 'l pianto affreno;
ardo, mi struggo, e dir non l'oso. Or voglio
di sua mal data fede io stesso sciorla;
or vo' morir, che perder non la posso;
né, senza averne il core, io possederla
vorrei... Me lasso!... ah! non so ben s'io viva,
o muoja omai. – Così, racchiusi entrambi,
e di dolor, benché diverso, uguale
ripieni l'alma, al dì fatal siam giunti,
che irrevocabil oggi ella pur volle
all'imenéo prefiggere... Deh! fossi
vittima almen di dolor tanto io solo!
CINIRO Pietà mi fai, quanto la figlia... Il
tuo
franco e caldo parlare un'alma svela
umana ed alta: io ti credea ben tale;
quindi men franco non mi udrai parlarti. –
Per la mia figlia io tremo. Il duol d'amante
divido io teco; ah! prence, il duol di padre
meco dividi tu. S'ella infelice
per mia cagion mai fosse!... È ver, che scelto
ella t'ha sola; è ver, che niun l'astringe...
Ma, se pur onta, o timor di donzella...
se Mirra, in somma, a torto or si pentisse?...
PERÉO Non più; t'intendo. Ad amator, qual
sono,
appresentar puoi tu l'amato oggetto
infelice per lui? ch'io me pur stimi
cagion, benché innocente, de' suoi danni,
e ch'io non muoja di dolore? – Ah! Mirra
di me, del mio destino, omai sentenza
piena pronunzi: e s'or Peréo le incresce,
senza temenza il dica: io non pentito
sarò perciò di amarla. Oh! lieta almeno
del mio pianger foss'ella!... A me fia dolce
anco il morir, pur ch'ella sia felice.
CINIRO Peréo, chi udirti senza pianger
puote?...
Cor, né il più fido, né in più fiamma acceso
del tuo, non v'ha. Deh! come a me l'apristi,
così il dischiudi anco alla figlia: udirti,
e non ti aprire anch'ella il cor, son certo,
che nol potrà. Non la cred'io pentita;
(chi il fora, conoscendoti?) ma trarle
potrai dal petto la cagion tu forse
del nascosto suo male. – Ecco, ella viene;
ch'io appellarla già fea. Con lei lasciarti
voglio; ritegno al favellar d'amanti
fia sempre un padre. Or, prence, appien le svela
l'alto tuo cor che ad
ogni cor fa forza.
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