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Vittorio Alfieri
Mirra

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  • ATTO SECONDO.
    • Scena Seconda. Mirra, Peréo.
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Scena Seconda. Mirra, Peréo.

 

MIRRA Ei con Peréo mi lascia?... Oh rio cimento!
 Vieppiù il cor mi si squarcia...
PERÉO È sorto, o Mirra,
quel giorno al fin, quel che per sempre appieno
far mi dovria felice, ove tu il fossi.
Di nuzìal corona ornata il crine,
lieto ammanto pomposo, è ver, ti veggo:
ma il tuo volto, e i tuoi sguardi, e i passi, e ogni atto,
mestizia è in te. Chi della propria vita
t'ama più assai, non può mirarti, o Mirra,
a nodo indissolubile venirne
in tale aspetto. È questa l'ora, è questa,
che a te non lice più ingannar te stessa,
né altrui. Del tuo martìr (qual ch'ella sia)
o la cagion dei dirmi, o almen dei dirmi,
che in me non hai fidanza niuna; e ch'io
mal rispondo a tua scelta, e che pentita
tu in cor ne sei. Non io di ciò terrommi
offeso, no; ben di mortal cordoglio
pieno ne andrò. Ma, che ti cale in somma
il disperato duol d'uom che niente ami,
e poco estimi? A me rileva or troppo
il non farti infelice. – Ardita, e franca
parlami, dunque. – Ma, tu immobil taci?...
Disdegno e morte il tuo silenzio spira...
Chiara è risposta il tuo tacer: mi abborri;
e dir non l'osi... Or, la tua fe riprendi
dunque: dagli occhi tuoi per sempre a tormi
tosto mi appresto, poiché oggetto io sono
d'orror per te... Ma, s'io pur dianzi l'era,
come mertai tua scelta? e s'io il divenni
dopo, deh! dimmi; in che ti spiacqui?
MIRRA ... Oh prence!...
L'amor tuo troppo il mio dolor ti pinge
fero più assai, ch'egli non è. L'accesa
tua fantasia ti spigne oltre ai confini
del vero. Io taccio al tuo parlar novello;
qual maraviglia? inaspettate cose
odo, e non grate; e, dirò più, non vere:
che risponder poss'io? – Questo alle nozze
è il convenuto giorno; io presta vengo
a compierle; e di me dubita intanto
il da me scelto sposo? È ver, ch'io forse
lieta non son, quanto il dovria chi raro
sposo ottiene, qual sei: ma, spesse volte
la mestizia è natura; e mal potrebbe
darne ragion chi in se l'acchiude: e spesso
quell'ostinato interrogar d'altrui,
senza chiarirne il fonte, in noi l'addoppia.
PERÉO T'incresco; il veggo a espressi segni. Amarmi,
io sapea che nol puoi; lusinga stolta
nell'infermo mio core entrata m'era,
che tu almen non mi odiassi: in tempo ancora,
per la tua pace e per la mia, mi avveggio
ch'io m'ingannava. – In me non sta (pur troppo!)
il far che tu non m'odj: ma in me solo
sta, che tu non mi spregj. Omai disciolta,
libera sei d'ogni promessa fede.
Contro tua voglia invan l'attieni: astretta,
non dai parenti, e men da me; da falsa
vergogna, il sei. Per non incorrer taccia
di volubil, tu stessa, a te nemica,
vittima farti del tuo error vorresti:
e ch'io lo soffra, speri? Ah! no. – Ch'io t'amo,
e ch'io forse mertavati, tel debbo
provare or, ricusandoti...
MIRRA Tu godi
di vieppiù disperarmi... Ah! come lieta
poss'io parer, se l'amor tuo non veggo
mai di me pago, mai? Cagion poss'io
assegnar di un dolor, che in me supposto
è in gran parte? e che pur, se in parte è vero,
origin forse altra non ha, che il nuovo
stato a cui mi avvicino; e il dover tormi
dai genitori amati; e il dirmi: «Ah! forse,
non li vedrai mai più;...» l'andarne a ignoto
regno; il cangiar di cielo;... e mille e mille
altri pensier, teneri tutti, e mesti;
e tutti al certo, più ch'a ogni altro, noti
all'alto tuo gentile animo umano. –
Io, data a te spontanea mi sono:
né men pento; tel giuro. Ove ciò fosse,
a te il direi: te sovra tutti estimo:
né asconder cosa a te potrei,... se pria
non l'ascondessi anco a me stessa. Or prego;
chi m'ama il più, di questa mia tristezza
il men mi parli, e svanirà, son certa.
Dispregierei me stessa, ove pur darmi
volessi a te, non ti apprezzando: e come
non apprezzarti?... Ah! dir ciò ch'io non penso,
nol sa il mio labro: e pur tel dice, e giura,
ch'esser mai d'altri non vogl'io, che tua.
Che ti poss'io più dire?
PERÉO ... Ah! ciò che dirmi
potresti, e darmi vita, io non l'ardisco
chiedere a te. Fatal domanda! il peggio
fia l'averne certezza. – Or, d'esser mia
non sdegni adunque? e non ten penti? e nullo
indugio omai?...
MIRRA No; questo è il giorno; ed oggi
sarò tua sposa. – Ma, doman le vele
daremo ai venti, e lascerem per sempre
dietro noi queste rive.
PERÉO Oh! che favelli?
Come or sì tosto da te stessa affatto
discordi? Il patrio suol, gli almi parenti,
tanto t'incresce abbandonare; e vuoi
ratta così, per sempre?...
MIRRA Il vo';... per sempre
abbandonarli;... e morir... di dolore...
PERÉO Che ascolto? Il duol ti ha pur tradita;... e muovi
sguardi e parole disperate. Ah! giuro,
ch'io non sarò del tuo morir stromento;
no, mai; del mio bensì...
MIRRA Dolore immenso
mi tragge, è ver... Ma no, nol creder. – Ferma
sto nel proposto mio. – Mentre ho ben l'alma
al dolor preparata, assai men crudo
mi fia il partir: sollievo in te...
PERÉO No, Mirra:
io la cagione, io 'l son (benché innocente)
della orribil tempesta, onde agitato,
lacerato è il tuo core. – Omai vietarti
sfogo non vo', col mio importuno aspetto. –
Mirra, o tu stessa ai genitori tuoi
mezzo alcun proporrai, che te sottragga
a sì infausti legami; o udrai da loro
 oggi tu di Peréo l'acerba morte.




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