Scena
Seconda. Peréo, Mirra, Euricléa.
PERÉO D'inaspettata gioja hammi ricolmo,
Mirra, il tuo genitore: ei stesso, lieto,
il mio destin, ch'io tremando aspettava,
annunziommi felice. Ai cenni tuoi
preste saranno al nuovo albòr mie vele,
poiché tu il vuoi così. Piacemi almeno,
che vi acconsentan placidi e contenti
i genitori tuoi: per me non altra
gioja esser può, che di appagar tue brame.
MIRRA Sì, dolce sposo; ch'io già tal ti appello;
se cosa io mai ferventemente al mondo
bramai, di partir teco al nuovo sole
tutta ardo, e il voglio. Il ritrovarmi io tosto
sola con te; non più vedermi intorno
nullo dei tanti oggetti a lungo stati
testimon del mio pianto, e cagion forse;
il solcar nuovi mari, e a nuovi regni
irne approdando; aura novella e pura
respirare, e tuttor trovarmi al fianco
pien di gioja e d'amore un tanto sposo;
tutto, in breve, son certa, appien mi debbe
quella di pria tornare. Allor sarotti
meno increscevol, spero. Aver t'è d'uopo
pietade intanto alcuna del mio stato;
ma, non fia lunga; accertati. Il mio duolo,
se tu non mai men parli, in breve svelto
fia da radice. Deh! non la paterna
lasciata reggia, e non gli orbati e mesti
miei genitor; né cosa, in somma, alcuna
delle già mie, tu mai, né rimembrarmi
dei, né pur mai nomarmela. Fia questo
rimedio, il sol, che asciugherà per sempre
il mio finor perenne orribil pianto.
PERÉO Strano, inaudito è il tuo disegno, o Mirra:
deh! voglia il ciel, ch'ei non t'incresca un giorno! –
Pur, benché in cor lusinga omai non m'entri
d'esserti caro, in mio pensier son fermo
di compier ciecamente ogni tua brama.
Ove poi voglia il mio fatal destino,
ch'io mai non merti l'amor tuo, la vita
che per te sola io serbo (questa vita,
cui tolta io già di propria man mi avrei,
s'oggi perderti affatto erami forza)
questa mia vita per sempre consacro
al tuo dolore, poiché a ciò mi hai scelto.
A pianger teco, ove tu il brami; a farti,
tra giuochi e feste, il tuo cordoglio e il tempo
ingannar, se a te giova; a porre in opra,
a prevenir tutti i desiri tuoi;
a mostrarmiti ognor, qual più mi vogli,
sposo, amico, fratello, amante, o servo;
ecco, a quant'io son presto: e in ciò soltanto
la mia gloria fia posta e l'esser mio.
Se non potrai me poscia amar tu mai,
parmi esser certo, che odiarmi almeno
neppur potrai.
MIRRA Che parli tu? Deh!
meglio
Mirra e te stesso in un conosci e
apprezza.
Alle tante tue doti amor sì immenso
v'aggiungi tu, che di ben altro oggetto,
ch'io nol son, ti fa degno. Amor sue fiamme
porrammi in cor, tosto che sgombro ei l'abbia
dal pianto appieno. Indubitabil prova
abbine, ed ampia, oggi in veder ch'io scelgo
d'ogni mio mal te sanator pietoso;
ch'io stimo te, ch'io ad alta voce appello,
Peréo, te sol liberator mio vero.
PERÉO D'alta gioja or m'infiammi: il tuo bel labro
tanto mai non mi disse: entro al mio core
stanno in note di fuoco omai scolpiti
questi tuoi dolci accenti. – Ecco venirne
già i sacerdoti, e la festosa turba,
e i cari nostri genitori. O sposa,
deh! questo istante a te davver sia fausto,
come il più bello è a me del viver mio!
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