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Vittorio Alfieri
Mirra

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  • ATTO QUARTO.
    • Scena Terza. Sacerdoti, Coro di fanciulli, donzelle, e vecchi; Ciniro, Cecri, Popolo, Mirra, Peréo, Euricléa.
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Scena Terza. Sacerdoti, Coro di fanciulli, donzelle, e vecchi; Ciniro, Cecri, Popolo, Mirra, Peréo, Euricléa.

 

CINIRO Amati figli, augurio lieto io traggo
 dal vedervi precedere a noi tutti,
 al sacro rito. In sul tuo viso è sculta,
Peréo, la gioja; e della figlia io veggo
fermo e sereno anco l'aspetto. I Numi
certo abbiamo propizj. – In copia incensi
fumino or dunque in su i recati altari;
e, per far vie più miti a noi gli Dei,
schiudasi il canto; al ciel rimbombin grati
devoti inni vostri alti-sonanti.
CORO «O tu, che noi mortali egri conforte,
«fratel d'Amor, dolce Imenéo, bel Nume;
«deh! fausto scendi; e del tuo puro lume
«fra i lieti sposi accendi
«fiamma, cui nulla estingua, altro che morte. –
FANCIULLO «Benigno a noi, lieto Imenéo, deh! vola
«del tuo german su i vanni;
DONZELLE «e co' suoi stessi inganni
«a lui tu l'arco, e la farétra invola:
VECCHI «ma scendi scarco
«di sue lunghe querele e tristi affanni: –
CORO «de' nodi tuoi, bello Imenéo giocondo,
«stringi la degna coppia unica al mondo».
EURICLÉA Figlia, che fia? tu tremi?... oh cielo!...
MIRRA Taci:
deh! taci...
EURICLÉA Eppur...
MIRRA No, non è ver; non tremo. –
CORO «O d'Imenéo e d'Amor madre sublime,
«o tra le Dive Diva,
«alla cui possa nulla possa è viva;
«Venere, deh! fausta agli sposi arridi
«dalle olimpiche cime,
«se sacri mai ti fur di Cipro i lidi.
FANCIULLO «Tutta è tuo don questa beltà sovrana,
«onde Mirra è vestita, e non altera;
DONZELLE «lasciarci in terra la tua immagin vera
«piacciati, deh! col farla allegra e sana,
VECCHI «e madre in breve di sì nobil prole,
«che il padre, e gli avi, e i regni lor, console. –
CORO «Alma Dea, per l'azzurre aure del cielo,
«coi be' nitidi cigni al carro aurato,
«raggiante scendi; abbi i duo figli a lato;
«e del bel roseo velo
«gli sposi all'ara tua prostràti ammanta;
«e in due corpi una sola alma traspianta».
CECRI Figlia, deh! sì; della possente nostra
Diva, tu sempre umìl... Ma che? ti cangi
tutta d'aspetto?... Oimè! vacilli? e appena
su i piè tremanti?...
MIRRA Ah! per pietà, coi detti
non cimentar la mia costanza, o madre:
del sembiante non so;... ma il cor, la mente,
salda stommi, immutabile.
EURICLÉA Per essa
morir mi sento.
PERÉO Oimè! vieppiù turbarsi
la veggo in volto?... Oh qual tremor mi assale! –
CORO «La pura Fe, l'eterna alma Concordia,
«abbian lor templo degli sposi in petto;
«e indarno sempre la infernale Aletto,
«con le orribil suore,
«assalto muova di sue negre tede
«al forte intatto core
«dell'alta sposa, che ogni laude eccede:
«e, invan rabbiosa,
«se stessa roda la feral Discordia...»
MIRRA Che dite voi? già nel mio cor, già tutte
le Furie ho in me tremende. Eccole; intorno
col vipereo flagello e l'atre faci
stan le rabide Erinni: ecco quai merta
questo imenéo le faci...
CINIRO Oh ciel! che ascolto?
CECRI Figlia, oimè! tu vaneggi...
PERÉO Oh infauste nozze!
Non fia, no mai...
MIRRA – Ma che? già taccion gl'inni?...
Chi al sen mi stringe? Ove son io? Che dissi?
Son io già sposa? Oimè!...
PERÉO Sposa non sei,
Mirra; né mai tu di Peréo, tel giuro,
sposa sarai. Le agitatrici Erinni,
minori no, ma dalle tue diverse,
mi squarcian pure il cuore. Al mondo intero
favola omai mi festi; ed a me stesso
più insoffribil, che a te: non io per tanto
farti voglio infelice. Appien tradita,
mal tuo grado, ti sei: tutto traluce
invincibile tuo lungo ribrezzo,
che per me nutri. Oh noi felici entrambi,
che ti tradisti in tempo! Omai disciolta
sei dal richiesto ed abborrito giogo.
Salva, e libera, sei. Per sempre io tolgo
dagli occhi tuoi quest'odìoso aspetto...
Paga e lieta vo' farti... Infra brev'ora,
qual resti scampo a chi te perde, udrai.




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