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Vittorio Alfieri
Mirra

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  • ATTO QUARTO.
    • Scena Settima. Cecri, Mirra.
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Scena Settima. Cecri, Mirra.

 

MIRRA – Uscito è il padre?... Ei dunque,
ei di uccidermi niega?... Deh! pietosa
dammi tu, madre, un ferro; ah! sì; se l'ombra
pur ti riman per me d'amore, un ferro,
senza indugiar, dammi tu stessa. Io sono
in senno appieno; e ciò ch'io dico, e chieggo,
so quanto importi: al senno mio, deh! credi;
n'è tempo ancor: ti pentirai, ma indarno,
del non mi aver d'un ferro oggi soccorsa.
CECRI Diletta figlia,... oh ciel!... tu, pel dolore,
certo vaneggi. Alla tua madre mai
non chiederesti un ferro... – Or, più di nozze
non si favelli: uno inaudito sforzo
quasi pur troppo a compierle ti trasse;
ma, più di te potea natura; i Numi
io ne ringrazio assai. Tu fra le braccia
della dolce tua madre starai sempre:
e se ad eterno pianto ti condanni,
pianger io teco eternamente voglio,
né mai, né d'un sol passo, mai lasciarti:
sarem sol'una; e del dolor tuo stesso,
poich'ei da te partir non vuolsi, anch'io
vestirmi vo'. Più suora a te, che madre,
spero, mi avrai... Ma, oh ciel! che veggio? O figlia,...
meco adirata sei?... me tu respingi?...
e di abbracciarmi nieghi? e gl'infuocati
sguardi?... Oimè! figlia,... anco alla madre?...
MIRRA Ah! troppo
dolor mi accresce anco il vederti: il cuore,
nell'abbracciarmi tu, vieppiù mi squarci... –
Ma... oimè!... che dico?... Ahi madre!... Ingrata, iniqua,
figlia indegna son io, che amor non merto.
Al mio destino orribile me lascia;...
o se di me vera pietà tu senti,
io tel ridico, uccidimi.
CECRI Ah! me stessa
ucciderei, s'io perderti dovessi:
ahi cruda! e puoi tu dirmi, e replicarmi
così acerbe parole? – Anzi, vo' sempre
d'ora in poi sul tuo viver vegliar io.
MIRRA Tu vegliare al mio vivere? ch'io deggia,
ad ogni istante, io rimirarti? innanzi
agli occhi miei tu sempre? ah! pria sepolti
voglio in tenebre eterne gli occhi miei:
con queste man mie stesse, io stessa pria
me li vo' sverre, io, dalla fronte...
CECRI Oh cielo!
che ascolto?... Oh ciel!... Rabbrividir mi fai.
Me dunque abborri?...
MIRRA Tu prima, tu sola,
tu sempiterna cagione funesta
d'ogni miseria mia...
CECRI Che parli?... Oh figlia!...
Io la cagion?... Ma già il tuo pianto a rivi...
MIRRA Deh! perdonami; deh!... Non io favello;
una incognita forza in me favella...
Madre, ah! troppo tu m'ami; ed io...
CECRI Me nomi
cagion?...
MIRRA Tu, sì; de' mali miei cagione
fosti, nel dar vita ad un'empia; e il sei,
s'or di tormela nieghi; or, ch'io ferventi
prieghi ten porgo. Ancor n'è tempo; ancora
sono innocente, quasi... – Ma,... non regge
a tante furie... il languente... mio... corpo...
mancano i piè,... mancano... i sensi...
CECRI Io voglio
trarti alle stanze tue. D'alcun ristoro
d'uopo hai, son certa; dal digiun tuo lungo
nasce in te il vaneggiare. Ah! vieni; e al tutto
in me ti affida: io vo' servirti, io sola.


 




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