Scena
Seconda. Ciniro, Mirra.
CINIRO – Mirra, che nulla tu il mio onor
curassi,
creduto io mai, no, non l'avrei; convinto
me n'hai (pur troppo!) in questo dì fatale
a tutti noi: ma, che ai comandi espressi,
e replicati del tuo padre, or tarda
all'obbedir tu sii, più nuovo ancora
questo a me giunge.
MIRRA ... Del mio viver sei
signor, tu solo... Io de' miei gravi,... e tanti
falli... la pena... a te chiedeva,... io stessa,...
or dianzi,... qui... – Presente era la madre;...
deh! perché allor... non mi uccidevi?...
CINIRO È tempo,
tempo ormai, sì, di cangiar modi, o Mirra.
Disperate parole indarno muovi;
e disperati, e in un tremanti, sguardi
al suolo affissi indarno. Assai ben chiara
in mezzo al dolor tuo traluce l'onta;
rea ti senti tu stessa. Il tuo più grave
fallo, è il tacer col padre tuo: lo sdegno
quindi appien tu ne merti; e che in me cessi
l'immenso amor, che all'unica mia figlia
io già portai. – Ma che? tu piangi? e tremi?
e inorridisci?... e taci? – A te fia dunque
l'ira del padre insopportabil pena?
MIRRA Ah!... peggior... d'ogni morte...
CINIRO Odimi. – Al mondo
favola hai fatto i genitori tuoi,
quanto te stessa, coll'infausto fine
che alle da te volute nozze hai posto.
Già l'oltraggio tuo crudo i giorni ha tronchi
del misero Peréo...
MIRRA Che ascolto? Oh cielo!
CINIRO Peréo, sì, muore; e tu lo uccidi.
Uscito
del nostro aspetto appena, alle sue stanze
solo, e sepolto in un muto dolore,
ei si ritrae: null'uomo osa seguirlo.
Io, (lasso me!) tardo pur troppo io giungo...
Dal proprio acciaro trafitto, ei giacea
entro un mare di sangue: a me gli sguardi
pregni di pianto e di morte inalzava;...
e, fra i singulti estremi, dal suo labro
usciva ancor di Mirra il nome. – Ingrata...
MIRRA Deh! più non dirmi... Io sola, io degna
sono,
di morte... E ancor respiro?...
CINIRO Il duolo orrendo
dell'infelice padre di Peréo,
io che son padre ed infelice, io solo
sentir lo posso: io 'l so, quanto esser debba
lo sdegno in lui, l'odio, il desio di farne
aspra su noi giusta vendetta. – Io quindi,
non dal terror dell'armi sue, ma mosso
dalla pietà del giovinetto estinto,
voglio, qual de' padre ingannato e offeso,
da te sapere (e ad ogni costo io 'l voglio)
la cagion vera di sì orribil danno. –
Mirra, invan me l'ascondi: ah! ti tradisce
ogni tuo menom'atto. – Il parlar rotto;
lo impallidire, e l'arrossire; il muto
sospirar grave; il consumarsi a lento
fuoco il tuo corpo; e il sogguardar tremante;
e il confonderti incerta; e il vergognarti,
che mai da te non si scompagna:... ah! tutto,
sì tutto in te mel dice, e invan tu il nieghi;...
son figlie in te le furie tue... d'amore.
MIRRA Io?... d'amor?... Deh! nol credere...
T'inganni.
CINIRO Più il nieghi tu, più ne son io
convinto.
E certo in un son io (pur troppo!) omai,
ch'esser non puote altro che oscura fiamma,
quella cui tanto ascondi.
MIRRA Oimè!... che pensi?...
Non vuoi col brando uccidermi;... e coi detti...
mi uccidi intanto...
CINIRO E dirmi pur non l'osi,
che amor non senti? E dirmelo, e giurarlo
anco ardiresti, io ti terria spergiura. –
Ma, chi mai degno è del tuo cor, se averlo
non potea pur l'incomparabil, vero,
caldo amator, Peréo? – Ma, il turbamento
cotanto è in te;... tale il tremor; sì fera
la vergogna; e in terribile vicenda,
ti si scolpiscon sì forte sul volto;
che indarno il labro negheria...
MIRRA Vuoi dunque...
farmi... al tuo aspetto... morir... di vergogna?...
E tu sei padre?
CINIRO E avvelenar tu i giorni,
troncarli vuoi, di un genitor che t'ama
più che se stesso, con l'inutil, crudo,
ostinato silenzio? – Ancor son padre:
scaccia il timor; qual ch'ella sia tua fiamma,
(pur ch'io potessi vederti felice!)
capace io son d'ogni inaudito sforzo
per te, se la mi sveli. Ho visto, e veggo
tuttor, (misera figlia!) il generoso
contrasto orribil, che ti strazia il core
infra l'amore, e il dover tuo. Già troppo
festi, immolando al tuo dover te stessa:
ma, più di te possente, Amor nol volle.
La passìon puossi escusare; ha forza
più assai di noi; ma il non svelarla al padre,
che tel comanda, e ten scongiura, indegna
d'ogni scusa ti rende.
MIRRA – O Morte, Morte,
cui tanto invoco, al mio dolor tu sorda
sempre sarai?...
CINIRO Deh! figlia, acqueta alquanto,
l'animo acqueta: se non vuoi sdegnato
contra te più vedermi, io già nol sono
più quasi omai; purché tu a me favelli.
Parlami deh! come a fratello. Anch'io
conobbi amor per prova: il nome.
MIRRA Oh cielo!...
Amo, sì; poiché a dirtelo mi sforzi;
io disperatamente amo, ed indarno.
Ma, qual ne sia l'oggetto, né tu mai,
né persona il saprà: lo ignora ei stesso...
ed a me quasi io 'l niego.
CINIRO Ed io saperlo
e deggio, e voglio. Né a te stessa cruda
esser tu puoi, che a un tempo assai nol sii
più ai genitori che ti adoran sola.
Deh! parla; deh! – Già, di crucciato padre,
vedi ch'io torno e supplice e piangente:
morir non puoi, senza pur trarci in tomba. –
Qual ch'ei sia colui ch'ami, io 'l vo' far tuo.
Stolto orgoglio di re strappar non puote
il vero amor di padre dal mio petto.
Il tuo amor, la tua destra, il regno mio,
cangiar ben ponno ogni persona umìle
in alta e grande: e, ancor che umìl, son certo,
che indegno al tutto esser non può l'uom ch'ami.
Te ne scongiuro, parla: io ti vo' salva,
ad ogni costo mio.
MIRRA Salva?... Che pensi?...
Questo stesso tuo dir mia morte affretta...
Lascia, deh! lascia, per pietà, ch'io tosto
da te... per sempre... il piè... ritragga...
CINIRO O figlia
unica amata; oh! che di' tu? Deh! vieni
fra le paterne braccia. – Oh cielo! in atto
di forsennata or mi respingi? Il padre
dunque abborrisci? e di sì vile fiamma
ardi, che temi...
MIRRA Ah! non è vile;... è iniqua
la mia fiamma; né mai...
CINIRO Che parli? iniqua,
ove primiero il genitor tuo stesso
non la condanna, ella non fia: la svela.
MIRRA Raccapricciar d'orror vedresti il
padre,
se la sapesse... Ciniro...
CINIRO Che ascolto!
MIRRA Che dico?... ahi lassa!... non so quel
ch'io dica...
Non provo amor... Non creder, no... Deh! lascia,
te ne scongiuro per l'ultima volta,
lasciami il piè ritrarre.
CINIRO Ingrata: omai
col disperarmi co' tuoi modi, e farti
del mio dolore gioco, omai per sempre
perduto hai tu l'amor del padre.
MIRRA Oh dura,
fera orribil minaccia!... Or, nel mio estremo
sospir, che già si appressa,... alle tante altre
furie mie l'odio crudo aggiungerassi
del genitor?... Da te morire io lungi?...
Oh madre mia felice!... almen concesso
a lei sarà... di morire... al tuo fianco...
CINIRO Che vuoi tu dirmi?... Oh! qual terribil
lampo,
da questi accenti!... Empia, tu forse?...
MIRRA Oh cielo!
che dissi io mai?... Me misera!... Ove sono?
Ove mi ascondo?... Ove morir? – Ma il brando
tuo mi varrà...
CINIRO Figlia... Oh! che festi? il ferro...
MIRRA Ecco,... or... tel rendo... Almen la
destra io ratta
ebbi al par che la lingua.
CINIRO ... Io... di spavento,...
e d'orror pieno, e d'ira,... e di pietade,
immobil resto.
MIRRA Oh Ciniro!... Mi vedi...
presso al morire... Io vendicarti... seppi,...
e punir me... Tu stesso, a viva forza,
l'orrido arcano... dal cor... mi strappasti...
ma, poiché sol colla mia vita... egli esce...
dal labro mio,... men rea... mi moro...
CINIRO Oh giorno!
Oh delitto!... Oh dolore! – A chi il mio pianto?...
MIRRA Deh! più non pianger;... ch'io nol
merto... Ah! sfuggi
mia vista infame;... e a Cecri... ognor... nascondi...
CINIRO Padre infelice!... E ad ingojarmi il
suolo
non si spalanca?... Alla morente iniqua
donna appressarmi io non ardisco;... eppure,
abbandonar la svenata mia figlia
non posso...
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