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Vittorio Alfieri
La virtù sconosciuta

IntraText - Concordanze

(Hapax - parole che occorrono una sola volta)


1-dubbi | duo-pecch | penne-tratt | tre-vuol

                                                     grassetto = Testo principale
     Capitolo,  Capoverso                            grigio = Testo di commento
1 | 1 2 | 10 3 dia, 11| 11. FRANCESCO Sì, mel dicevi, 4 | 12 5 | 13 6 | 14 7 | 15 8 | 16 9 | 17 10 | 18 11 | 19 12 | 2 13 | 20 14 | 21 15 | 22 16 | 23 17 | 24 18 | 25 19 | 26 20 | 27 21 | 28 22 | 29 23 | 3 24 | 30 25 | 31 26 | 32 27 | 33 28 | 34 29 | 35 30 | 36 31 | 37 32 | 38 33 | 39 34 | 40 35 | 41 36 | 42 37 | 43 38 | 44 39 | 45 40 | 46 41 | 47 42 | 48 43 | 49 44 | 5 45 | 50 46 | 51 47 | 52 48 | 53 49 | 54 50 | 55 51 | 56 52 | 57 53 | 58 54 | 59 55 | 6 56 | 60 57 | 61 58 | 62 59 | 63 60 | 7 61 | 8 62 dia, 3 | e fia vero? gli attoniti abbagliati miei occhi a gran pena in 63 dia, 56| anzi d'esserlo; e le Muse abbandona, prima ch'elle ti lascino. 64 dia, 50| sforzo nessuno, in vece di abbassar te fino agli altri, parevi 65 dia, 51| aspettiamo; la insaziabile abbominevol peste della cupidità delle 66 dia, 20| sappia dai più, ne è pure abbondantissima.~ 67 dia, 46| non la conoscono, ovvero l'abborriscono, è forza il fingere di non 68 dia, 40| dispregiava; nessuna cosa abborriva fuorché la violenza usata 69 dia, 6 | senza saperlo, io l'ultimo abbraccio ti dava. Desolato io, ed 70 dia, 41| dove vera patria fu, non accadde pur mai: ma dove la chiarezza 71 dia, 11| i quai sensi in me più accattati da' libri, che miei proprj, 72 fin, 13| E vie più caldo accendi in me il desio~ 73 dia, 30| effetto? Io per l'appunto nell'accennare al pubblico alcuni tuoi 74 dia, 57| tuo alto valore almen vi accennassi.~ 75 dia, 36| esser vero che or tu mi accenni; ma di te non lo credo; 76 fin, 56| E a Morte cruda lo accennò con mano.~ 77 dia, 55| trovo. Ed ecco come alla accesa mia fantasia altro sfogo 78 dia, 48| che io l'avrei creduto acceso più contro sé stessi, che 79 dia, 61| cosa tua, e degna di te, l'accetto io; e come cara e somma 80 dia, 46| ciò brevemente facea, e accompagnando sempre le parole mie col 81 dia, 48| verace, che quando io mi accompagnava con te per le vie, dal più 82 dia, 10| ingegno con umano cuore accoppiato si era il tentare almeno 83 dia, 20| muove, vieppiù sempre mi accorano. Ora sappi, che cercando 84 dia, 46| ciò facciasi, non se ne accorgendo l'uomo, o col solo valer 85 dia, 48| distinti, e così raramente accozzati personaggi: il Gori di tutti, 86 dia, 46| ma di gran lunga bensì accresciuto in essi l'odio e la rabbia 87 dia, 17| da me non acquistata, (né acquistabile mai) ma ad un tempo istesso 88 dia, 14| ottiene, e non merita, chi per acquistarla instancabilmente non spese 89 dia, 51| dire a tuo senno, disegnavi acquistartela, emendando il tuo nascere, 90 dia, 13| forse io in tal guisa ad acquistartene parte; non tutta, no, mai; 91 dia, 30| di umanissimo cuore, di acutissimo ingegno, di maschio e libero 92 dia, 56| alti sensi, e il nobile acuto e modesto ingegno. Ma sieno, 93 dia, 57| interamente pure al mio pensare si adatta, da te riconoscere il voglio, 94 fin, 9 | pensato l'avrebbe? in dirti addio,~ 95 dia, 16| verace tua morte, che me addolora e dispera; questo è il fiero 96 dia, 59| seguiteremo il dettato del nostro addolorato cuore; senza scordarci però 97 dia, 62| volere, sarà pienamente adempito da me... Ma, oimè! già già 98 dia, 21| nella mente; e benché corra adesso questa smania di belle arti, 99 dia, 51| amor per te stesso. Non t'adirare, deh, se io qui a virtù 100 dia, 56| sospiri. Non ti stancare di adoperar sovr'esse la lima penosa; 101 dia, 49| discrezione negli scritti adoprata, ella è codesta bile il 102 fin, 68| Fra noi ti alberga, ombra adorata, allora.~ 103 dia, 9 | credo (soffri ch'io il dica; adulazion qui non entra) degno d'esser 104 dia, 22| trascorre, ed a tutti i sensi si affaccia. Or, che saran questi grandi, 105 dia, 24| scritti un certo vero, e non affettato né ingrandito senso del 106 dia, 43| Deh, modera questi tuoi affettuosi trasporti. Tanti altri uomini 107 dia, 16| instabilità delle umane cose affidandomi, nella mente tua nobile, 108 dia, 50| ho in me quella umanità, agevolezza, e blanda natura, che era 109 dia, 11| necessaria imparare. A ciò ti aggiungea; che ufficio e dovere d' 110 dia, 52| consumando i miei giorni; l'aggiunta dell'estraneo dolore fu 111 dia, 51| necessario non t'era per vivere agiato, e di tanto disturbo ti 112 dia, 51| sempre di noi men servo agricoltore, il quale nella sua numerosa 113 | Ah 114 | ahi 115 fin, 68| Fra noi ti alberga, ombra adorata, allora.~ 116 dia, 5 | cospetto non può nel mio core albergar più temenza.~ 117 dia, 51| case dei re meritamente albergata) ora, dacché dai moltiplicati 118 dia, 52| e morte, che in petto mi albergava pur sempre, trovò in quelI' 119 dia | Francesco Gori, Vittorio Alfieri.~ ~ 120 dia, 4 | ora, concedendolo il fato, alfin mi rivedi.~ 121 dia, 58| che al tuo sì strettamente allacciato è per sempre. Estinti voi, 122 dia, 16| a studiare, e conoscere. Allettato dal tuo dotto, piacevole, 123 dia, 51| tutta securtà si ritrova e s'alligna. Eppure quando la morte, 124 | allo 125 | allora 126 fin, 46| scritto in viso: Io son d'alta natura.~ 127 dia, 30| riprometteva pure di trarre, senza alterare il vero, luminosi saggi 128 dia, 35| vera dato mi avresti; ed io altissimo rendere tel potea snudandoti 129 dia, 56| che alla nostra Italia ben altramente bisognano altezza d'animo 130 | altresì 131 | altrimenti 132 dia, 30| d'Atene, velate da così amabile modestia, e in tempi cotanto 133 fin, 17| di vita tempravi a me l'amaro~ 134 dia, 32| quest'una di parlar di te, d'amarti, e apprezzarti più che cosa 135 dia, 58| può dalla tua in chi tanto amasti, e cotanto ti amava.~ 136 dia, 40| ascondibile, e dai più scaltri amatori di sé stessi nascoso) quell' 137 dia, 7 | sempre toglieami, ogni tuo amichevole dubbio spettante a me disciolto 138 dia, 46| per sé, o coi pochissimi amici, e interamente dissimulato 139 dia, 21| potrà nel vederli così caldi ammiratori di un Bruto dipinto, e così 140 dia, 25| la mia calda amicizia e ammirazione vera per te.~ 141 dia, 48| ch'io più pregio in te ed ammiro, si è, che tu nato buono, 142 dia, 30| potuto la malignità dei più ammutolire coll'evidenza? non l'amore 143 dia, 47| riempiendoli, lievemente ammutoliti gli avrebbero; tacque il 144 dia, 19| te, né mi offende, questo amorevole tuo rammarico che della 145 dia, 51| negli anni, di cui tu, quasi amoroso padre, cotanta cura pigliavi; 146 | anch' 147 dia, 40| sollievo al mondo, che l'andar leggendo i pochi ottimi 148 dia, 60| sconsolato oltre modo ne andrei se a me tu il negassi, si 149 fin, 29| Oltre all'ottavo lustro un anno appena~ 150 dia, 48| parti sublimi di verace antica virtù che ti avrebbero fatto 151 fin, 40| sola (e in ver, del tempo antico)~ 152 dia, 10| con vero e troppo dolore antivedea, che in nulla migliori delle 153 dia, 28| sempre di questa loro terrena apoteosi si è l'essere essi stati 154 dia, 16| piacevole, saggio, eppure sì appassionato parlare, securo io troppo 155 | appena 156 fin, 51| Null'uom quasi apprezzando, (a dritto forse)~ 157 dia, 46| non conoscerla, o di non apprezzarla molto più che essi l'apprezzino.~ 158 dia, 32| parlar di te, d'amarti, e apprezzarti più che cosa del mondo, 159 dia, 40| molto conosceva, e poco apprezzava me stesso; e non invidiava 160 dia, 31| poiché sì ben le conosci ed apprezzi, fa che sian tue; e non 161 dia, 46| apprezzarla molto più che essi l'apprezzino.~ 162 dia, 51| il tuo fratello, pareva aprirtene la via, poteva nel tuo petto 163 fin, 45| Brune chiome, occhi ardenti, atto conforme;~ 164 dia, 17| trarrebbero forse del cuore l'ardentissimo desiderio che della tua 165 dia, 1 | veggio? al fosco e muto ardere della notturna mia lampada 166 dia, 51| calda tua anima, chi negarmi ardirà, che tu, in altra più felice 167 dia, 11| che fare da noi non si ardirebbe giammai; e che stolto orgoglio 168 dia, 61| vero, che chi riceverlo ardisce. Ma tu, amico mio non meno 169 fin, 50| Ben conoscea quell'alma ardita e pura.~ 170 dia, 31| dare a me vivo non avresti ardito, (troppo m'amavi per farmi 171 dia, 13| eternando il tuo nome, pari all'ardore le forze traessi; se in 172 dia, 30| del muto tuo stato vie più argomentando, come si dee, la grandezza 173 dia, 55| di seguitarti impedivami; argomentar puoi quindi s'io l'ami. 174 dia, 14| aringo; e gli stessi miei argomenti tu ritorcevi spesso contro 175 dia, 14| di me atto ad entrar nell'aringo; e gli stessi miei argomenti 176 dia, 54| pascolo, che ad essi anco arreca un loro particolare diletto; 177 dia, 11| vita, quale è la nostra, arrendevol discepolo.~ 178 dia, 62| ti dilegui !... Deh, ti arresta;... odimi ancora...~ 179 dia, 31| m'amavi per farmi cotanto arrossire) niuno ascoltandoci, soffro 180 dia, 30| perché il mondo intero non le ascolta? Dalla tua nobile e natural 181 dia, 31| cotanto arrossire) niuno ascoltandoci, soffro che alla ombra mia 182 dia, 40| inevitabile sia (benché ascondibile, e dai più scaltri amatori 183 dia, 61| dedica più onore né parte ascriverne a me, di quello che a me 184 dia, 51| io qui a virtù grande ti ascrivo que' sensi, che in migliori 185 dia, 16| cose in nuovi modi a te si aspettava di scrivere; ed hai pure, 186 dia, 13| alla tua luce creatrice aspettavasi, non alla mia per sé stessa 187 dia, 51| desideriamo, od almen l'aspettiamo; la insaziabile abbominevol 188 dia, 54| ella tutte le intende, le assapora, le sente. Sovrano impulso 189 fin, 69| Calda memoria in noi mai non assonna;~ 190 dia, 61| Tu, generoso, per me ti assumesti di esser timido e vile; 191 dia, 19| in quale stadio potessi atleta riuscire. Posso io più espressamente 192 dia, 51| cura pigliavi; per cui solo attendevi a quel tuo così a te dispiacevole 193 dia, 3 | cotanta tua luce fissarti si attentano... Ma sì, tu sei desso; 194 dia, 33| particolarità di cui non mi sono attentato in vita richiedertela. E 195 dia, 3 | Oh vista! e fia vero? gli attoniti abbagliati miei occhi a 196 dia, 15| grembo della tosca favella, auree parole non ti poteano mancar 197 dia, 27| delle battaglie; e d'ogni autore, che schiccherato abbia 198 | avean 199 fin, 59| Deh! dal tuo avello torna a udir mie' guai;~ 200 dia, 41| ventura io reputai il non averla sortita; poiché quindi alla 201 | averli 202 | averlo 203 | avesse 204 | avevi 205 dia, 40| rispetti di famiglia, che per avidità di guadagno, mi stava trafficando 206 | avrebbe 207 dia, 41| nacque, senza che io me ne avvedessi, quel mio contegno, qual 208 fin, 24| Meglio assai ch'io, se avversi i tempi e il loco~ 209 dia, 48| suonasse qui forse orgoglio e baldanza.~ 210 dia, 51| ripone, gli altri tutti barbaramente s'invidiano fra loro la 211 dia, 6 | ti avean tolto i nostri barbari tempi, l'umil tua patria, 212 dia, 55| compenso all'inopinato e barbaro modo con cui rapito mi fosti.~ 213 dia, 48| che erano per lo più i bassi, la rimirava io mista d' 214 dia, 7 | smisurato, più che al tuo bastante intendimento, credevi. Comunque 215 dia, 11| fatti mai non gli avrei, bastanti pure ve ne sono nel mondo, 216 dia, 25| dipinto te stesso; e mi bastava ciò, per mostrare di te 217 dia, 51| recassi d'una delle altre tue, basterebbe per porti sovra ogni uomo 218 dia, 52| 52. FRANCESCO Deh, basti. Non so se il solo dolore 219 dia, 47| il mio aspetto; e ciò mi bastò per non essere quasi mai 220 dia, 27| e vinte o perdute delle battaglie; e d'ogni autore, che schiccherato 221 dia, 25| Siena; i quali, per essere bei fatti di storia d'amor patrio, 222 dia, 18| Cagione essa sola d'ogni umana bell'opera, sovra chi più è nato 223 dia, 54| dell'immenso amor tuo; ma ti biasmerò bensì molto del lasciarti 224 dia, 16| insistendo, incalzandoti, e anche bisognando, amichevolmente sforzandoti 225 dia, 56| nostra Italia ben altramente bisognano altezza d'animo e forza, 226 dia, 51| dacché dai moltiplicati bisogni più servi siam fatti, invaso 227 dia, 50| quella umanità, agevolezza, e blanda natura, che era pur tutta 228 dia, 46| pure non esce mai di lor bocca. Ma, non crederai tu per 229 dia, 56| impiegato hai finora nel bollor del creare; i rimanenti, 230 dia, 56| numero non ne eccedere. Il bollore degli anni impiegato hai 231 dia, 40| io, standomi umilmente a bottega; e non aveva altro sollievo 232 fin, 39| d'ingegno, d'indole, e di brama.~ 233 dia, 7 | morte ch'io non temeva, né bramava; morte che a me dolse soltanto 234 dia, 58| assai degna, e la sola ch'io brami, ottenuta ho io finché voi 235 dia, 25| di far precedere una tua brevissima vita, in cui dimostrato 236 dia, 47| ciò essi mai da me quelle brevissime e forti verità, che di vergogna 237 dia, 60| prorompere udiva con energia e brevità tanta di maschie e sugose 238 dia, 48| fatto di tua propria luce brillare in mezzo ai più sommi uomini 239 fin, 45| Brune chiome, occhi ardenti, atto 240 dia, 48| si nasconde; ma per esser bruttata non perde già ella il suo 241 dia, 21| così come dava la penna, buttava in carta l'effetto che mi 242 dia, 21| di far su ciò libri mi cadde mai nella mente; e benché 243 fin, 7 | improvviso, come il fulmin cade,~ 244 dia, 20| alcune tue carte fra mani cadutemi pensai di far uso, un qualche 245 dia, 51| cosa mi pare fra noi la cagion di tua morte, e di così 246 dia, 26| Per la nostra amicizia caldamente ten prego, nol fare.~ 247 dia, 1 | Soavissimo odore per tutta la cameretta diffondesi... Son io, son 248 dia, 56| occhi, ne vai laudando la candidissima alma, il dolce costume, 249 dia, 49| nulla ti lusinga: ma, né cangiarlo tu puoi, né in un altro 250 dia, 15| sarebbe dal tuo robusto capo col getto della originalità 251 dia, 45| vero); con una tempra di carattere così magnanimamente sdegnoso, 252 dia, 40| della città scioperati, e carichi oppressi d'ozio e di noja 253 dia, 46| buono riesce uno spiacevole carico; e sempre suppone che molti 254 dia, 54| acquistata (ancorché a carissimo prezzo) a te stesso quella 255 dia, 51| peste altre volte nelle sole case dei re meritamente albergata) 256 dia, 41| fucina vile, in cui le comuni catene di tutti si temprano, somma 257 dia, 38| sprezzar tu dovevi, come, donde cavavi quel tuo dignitoso contegno, 258 pro | sepultae distat inertiae~Celata virtus.~ ~Orazio, Ode 9, 259 dia, 20| accorano. Ora sappi, che cercando io, non sollievo, ma pascolo 260 | certa 261 dia, 56| io ti scongiuro dunque a cessare; non ardirò dirti interamente 262 dia, 18| 18. Ma, cessi il cielo, che così dolce 263 dia, 21| creata questa nuova arte di chiacchierar sull'altrui; tu sai che 264 fin, 63| amata; quel , ch'io invan chiamai~ 265 dia, 48| meschinità pur somme si chiamano, (e, visti i governi nostri, 266 dia, 50| che mai non son quelli, chiamati tali dal mondo.~ 267 dia, 4 | sospiri già ben due anni chiamato, ora, concedendolo il fato, 268 dia, 35| la fonte di ciò che virtù chiamavi, e che tal ti parea, avresti 269 dia, 58| semplice nome di chi alcuna chiara cosa operava: nulla rimane 270 dia, 41| accadde pur mai: ma dove la chiarezza del sangue prerogativa altra 271 dia, 1 | lampada un raggiante infuocato chiarore si è aggiunto! Soavissimo 272 dia, 57| inviolabile. Due cose sole a chiederti mi rimane; ed è l'una; se 273 dia, 41| co' nobili, di cui tu mi chiedi ragione.~ 274 dia, 18| che così dolce ed utile chimera io voglia giammai negli 275 fin, 45| Brune chiome, occhi ardenti, atto conforme;~ 276 | chiunque 277 dia, 28| del vero, tu dalla sola e cieca amicizia guidato, imprendessi 278 dia, 10| traccia alcuna in questo cieco mondo tu lasci, nol niego, 279 dia, 18| 18. Ma, cessi il cielo, che così dolce ed utile 280 | cioè 281 dia, 8 | di picciola, e non libera cittade; e, nei più morti tempi 282 dia, 30| complesso delle più pregiate cittadine virtù di Roma, o d'Atene, 283 dia, 38| in suono di sprezzo alla classe posta fra i nobili e il 284 dia, 49| di te stesso. Pensa coi classici; coll'intelletto e coll' 285 dia, 40| Tacito, o con altro sommo classico in mano: come mai odiarli 286 dia, 56| ingegno. Ma sieno, ten prego, codeste rime il tuo pensiero secondo; 287 | colei 288 dia, 52| dolore fu quella forse che colmò la misura; e morte, che 289 dia, 30| vero scrive facilmente con colori di verità lo dipinge) avrebbero 290 dia, 49| voglio, che se pure in me tu commendi l'aver cogli antichi pensato, 291 dia, 47| alcuna volta, e più spesso a compassione destato; ma i soverchiatori 292 dia, 40| vero uomo, se più assai compatita non avessi tal gente che 293 dia, 55| mi ha, che come un lieve compenso all'inopinato e barbaro 294 dia, 46| disegno di piacere a tutti, compiacendo ai più, che son di costoro; 295 dia, 16| invidio bensì, ma te non compiango giammai.~ 296 dia, 30| ritrarne in somma un raro complesso delle più pregiate cittadine 297 dia, 31| vita, per quanto i tempi il comportano: e, poiché tanto me stimi, 298 dia, 48| questo tuo parlare ben ora comprendo perché allor quando l'acerba 299 dia, 41| la fucina vile, in cui le comuni catene di tutti si temprano, 300 dia, 4 | due anni chiamato, ora, concedendolo il fato, alfin mi rivedi.~ 301 dia, 56| lascino. Né in ciò ti voglio concedere che coi più grandi scrittori 302 dia, 60| negassi, si è, che ti piaccia concedermi che io intitoli al tuo per 303 dia, 49| sfogo nelle sole tue carte concedi alla splendida e soverchia 304 dia, 54| reputar non ti dei: né io ti concedo che tu sii colla fortuna 305 dia, 55| derogando, quest'una forse conceduta non mi ha, che come un lieve 306 dia, 31| Questo lungo tuo sfogo ho io conceduto alla calda amistà: le lodi 307 dia, 46| tu per ciò, che io avessi concepito il puerile e basso disegno 308 dia, 35| cui la tua vista a me vien concessa dal fato: ma non bene tu 309 dia, 38| ed essi nel tuo cospetto confessarsi pareano d'esser meno che 310 dia, 47| 47. Confesso però, che tra quelle quattro 311 dia, 30| pochissimi buoni, e per vie più confondere e intimorire i moltissimi 312 fin, 45| chiome, occhi ardenti, atto conforme;~ 313 dia, 47| verità, che di vergogna e confusione riempiendoli, lievemente 314 dia, 41| poteva più assai facilmente congiungere la purità della mia, non 315 dia, 51| esser non sogliono dei loro congiunti: né dir saprei se in te 316 dia, 60| per me sacro nome la mia Congiura de' Pazzi; tragedia, in 317 dia, 12| io ben lo seppi, che vivo conobbiti; saputo del pari lo avrebbero 318 fin, 50| Ben conoscea quell'alma ardita e pura.~ 319 dia, 40| uomini giova; quella, che conoscer si può, ma immedesimarsela 320 dia, 46| forza il fingere di non conoscerla, o di non apprezzarla molto 321 dia, 10| perché degni non erano di conoscerti forse; e ad un reo silenzio 322 dia, 40| di legittima legge; molto conosceva, e poco apprezzava me stesso; 323 dia, 56| una certa discreta età, conosciti e datti per vecchio, anche 324 dia, 28| si è l'essere essi stati conosciuti almeno, o saputi: ma lo 325 dia, 36| 36. VITTORIO Conosco la umana natura e me stesso. 326 dia, 56| alla freddezza della lima consecrali; e, per ultimo prego mio, 327 dia, 30| manifestarla a tutti per consolare e incoraggire i pochissimi 328 dia, 4 | Elisj vengo io a rivederti, consolarti, ed alquanto star teco; 329 dia, 33| io mai; piacciati per mia consolazione, sollievo, e istruzione 330 dia, 17| tai cose, che non solo ti consolerebbero di questa tua ideale mia 331 dia, 52| potuto forse l'avrei, andava consumando i miei giorni; l'aggiunta 332 dia, 23| uomo mai pianse, si rose, e consumò in sé stesso per lo trovarsi 333 dia, 15| originalità da imitazione nessuna contaminato.~ 334 dia, 10| mondo già fu. Ignoto ai contemporanei tuoi tu vivevi, perché degni 335 dia, 51| tu, in altra più felice contrada nato, per la patria, per 336 dia, 15| ciò, soffri che io a te contraddica, sommamente pur t'ingannavi. 337 dia, 51| ricercarla e goderla in quelle contrade dove ella in tutta securtà 338 dia, 48| se questa parola mio in contrapposto del tutti non suonasse qui 339 dia, 58| ancorché vi si sforzi in contrario ogni più alto ingegno. Tomba 340 dia, 30| in tempi cotanto ad esse contrarj con sì discreta disinvoltura 341 dia, 54| dal dolce e sublime suo conversare trarrai, e l'hai tratto 342 dia, 50| arte sola, che fa e lascia convivere i grandi co' piccioli: ma 343 dia, 5 | cospetto non può nel mio core albergar più temenza.~ 344 fin, 70| Che, te vivo, in tre corpi un'alma fora.~ 345 dia, 21| mai nella mente; e benché corra adesso questa smania di 346 dia, 49| raffrenarla si debbe: nessuno mai correggerai coll'offenderlo; né maggiore 347 dia, 48| tutte, e ogni giorno, come corrente moneta, senza avvedertene, 348 | costui 349 dia, 56| candidissima alma, il dolce costume, gli alti sensi, e il nobile 350 dia, 30| privati e semplici tuoi costumi mi riprometteva pure di 351 dia, 40| invidiava pure nessuno, cotanti vedendone a me sovrastare; 352 dia, 56| hai finora nel bollor del creare; i rimanenti, che l'età 353 dia, 21| né far del loro, abbiano creata questa nuova arte di chiacchierar 354 dia, 13| che ciò solo alla tua luce creatrice aspettavasi, non alla mia 355 fin, 4 | Mentr'io credei per pochi lasciarte!~ 356 dia, 30| doti, ed a me pienamente credendo, (perché chi il vero scrive 357 dia, 6 | poche settimane lasciarti credendomi, senza saperlo, io l'ultimo 358 dia, 14| ciò t'incoraggiva pur io, credendoti, per tue circostanze ed 359 dia, 46| mai di lor bocca. Ma, non crederai tu per ciò, che io avessi 360 dia, 21| entusiasti di belle arti chi credere veramente potrà nel vederli 361 dia, 9 | ancora: e perciò degno ti credeva, e ti credo (soffri ch'io 362 dia, 7 | tuo bastante intendimento, credevi. Comunque ciò fosse, morte 363 dia, 40| porta ai maggiori di noi, o creduti tali, non odiava io perciò 364 dia, 56| tua donna, più assai che i crin d'oro e i negr'occhi, ne 365 dia, 52| già non robustissimo, gran crollo ne riceveva. Doleami il 366 fin, 56| E a Morte cruda lo accennò con mano.~ 367 dia, 55| favellarti e l'udirti: e il crudel fato alle eterne sue leggi 368 dia, 53| 53. VITTORIO Ah, crudele! ma non era già il meglio 369 fin, 26| Ben d'ingiusta fortuna è crudo il giuoco;~ 370 dia, 51| abbominevol peste della cupidità delle ricchezze altrui ( 371 dia, 51| quasi amoroso padre, cotanta cura pigliavi; per cui solo attendevi 372 dia, 30| tua nobile e natural non curanza di te stesso, quanta grandezza 373 dia, 13| di quella fama che tu non curasti, verrei forse io in tal 374 dia, 52| Doleami il fratello, poco curava io di me stesso, e tu presente 375 dia, 30| scritto potuto muovere la curiosità degli uomini tutti? non 376 | dalle 377 dia, 61| datami togliere, né, col darmela, intorbidare in parte nessuna 378 dia, 19| avessi, per compiacerti e darti indubitabile prova che la 379 dia, 61| volermi, né la tragedia datami togliere, né, col darmela, 380 dia, 56| discreta età, conosciti e datti per vecchio, anche anzi 381 dia, 61| rara ed immensa amicizia mi davi. Ma pure, tu il sai, che 382 dia, 49| uomini viventi raffrenarla si debbe: nessuno mai correggerai 383 dia, 52| le vie a diffondersi pel debil mio corpo. E ciò fu il meglio 384 dia, 46| del queto vivere, alquanto debilette parranno alla tua indomita 385 dia, 6 | vivere, ed alle poche e deboli opere del mio ingegno mi 386 dia, 61| in codesta tragedia non debolmente, parmi, esprimesti, non 387 dia, 61| laudi non vogli in quella dedica più onore né parte ascriverne 388 dia, 14| ingegno tutte al pensare, e al dedurre rivolsi assai più che allo 389 dia, 30| più argomentando, come si dee, la grandezza delle tue 390 dia, 10| contemporanei tuoi tu vivevi, perché degni non erano di conoscerti 391 dia, 39| 39. FRANCESCO Delicato tasto mi tocchi, e questo 392 dia, 56| ed in parte così verrai a deludere le inesorabili leggi di 393 dia, 51| sfoggiando impreso abbia a deridere le tirannidi nostre; col 394 dia, 55| eterne sue leggi per or derogando, quest'una forse conceduta 395 dia, 20| ed erudita fantasia, tu descrivi presso che tutti i migliori 396 dia, 25| in luce quelle tue sole descrizioni dei dipinti della sala del 397 dia, 55| rime. Ed ecco come, ora desiando, ora immaginando di vederti 398 dia, 48| dissimile, tu eri pur pianto e desiderato da tutti. La virtù, benché 399 dia, 40| vedendone a me sovrastare; e non desiderava altro al mondo che il poter 400 dia, 51| dei nostri, crudelmente la desideriamo, od almen l'aspettiamo; 401 dia, 17| del cuore l'ardentissimo desiderio che della tua propria tu 402 dia, 6 | ultimo abbraccio ti dava. Desolato io, ed orbo mi sono da quel 403 | desso 404 dia, 30| la maraviglia di quelli destare, che dalla piccolezza del 405 dia, 47| più spesso a compassione destato; ma i soverchiatori mi hanno 406 fin, 43| Era l'amico, che il destin mi fura,~ 407 dia, 61| parlava fin da quando a me destinata l'avevi, e ricevutala io; 408 dia, 14| che a ciò non m'essendo io destinato fin dalla prima età mia, 409 dia, 58| se così vuole il vostro destino: ma se la fama pure delle 410 dia, 1 | diffondesi... Son io, son io ben desto, o in dolce sogno rapito?~ 411 dia, 31| te un verace affetto le detta; me non lusingano, perché 412 dia, 59| alla lapide seguiteremo il dettato del nostro addolorato cuore; 413 dia, 59| vera di questi tuoi ultimi detti.~ 414 dia, 23| arti per altro, che per deviare, direi così, la troppa mia 415 dia, 9 | ti credo (soffri ch'io il dica; adulazion qui non entra) 416 dia, 30| queste stesse cose che ora dicendo mi vai, deh, perché il mondo 417 dia, 10| dei, tante volte pur ti diceva, che uffizio e dovere d' 418 dia, 40| potea? Tacito, o altro libro dicevami, che né io, né essi in questi 419 dia, 11| 11. FRANCESCO Sì, mel dicevi, e il rimembro. Ma rispondevati 420 dia, 26| 26. FRANCESCO Vita? che dici? Per la nostra amicizia 421 dia, 23| 23. Io mi diedi ad osservare e gustar le 422 dia, 40| giammai veri uomini: niuna differenza passava tra essi e me nel 423 dia, 52| tutte dischiuse le vie a diffondersi pel debil mio corpo. E ciò 424 dia, 1 | odore per tutta la cameretta diffondesi... Son io, son io ben desto, 425 fin, 49| il viver nostro fetido e difforme~ 426 dia, 13| tutto terrebbe dalla sublime dignità del soggetto.~ 427 dia, 38| come, donde cavavi quel tuo dignitoso contegno, per cui tacitamente, 428 dia, 31| che alla ombra mia tu le dii; me non offendono, perché 429 dia, 5 | che di maraviglia nasceva, dileguasi; ed al tuo caro, e sospirato 430 dia, 62| Ma, oimè! già già ti dilegui !... Deh, ti arresta;... 431 dia, 34| scongiuro, ancorché alla dilicata e modesta tua indole costar 432 dia, 30| somma, quando ella nasce e dimora dove tutto l'impedisce, 433 dia, 30| speranza di poter con evidenza dimostrare, che la virtù vi può essere 434 dia, 46| odio e la rabbia della lor dimostrata insufficienza, mi solea 435 dia, 25| brevissima vita, in cui dimostrato avrei, ma con modeste parole, 436 dia, 61| io; e come cara e somma dimostrazione del tuo affetto la tengo; 437 dia, 19| della intera mia nullità mi dimostri; e, se a rivivere avessi, 438 dia, 16| ed il nome. Finché vivo dintorno a me ti vedea, (me misero!) 439 dia, 30| con colori di verità lo dipinge) avrebbero la tua virtù 440 dia, 54| in preda al dolore, e del dirmi, o pensare, che in me tu 441 dia, 9 | conobbi dissimile, già non dirò dai volgari, ma dai più 442 dia, 11| è la nostra, arrendevol discepolo.~ 443 dia, 52| trovò in quelI'istante tutte dischiuse le vie a diffondersi pel 444 dia, 7 | amichevole dubbio spettante a me disciolto ha per sempre.~ 445 dia, 33| virtù ogni giorno ne andava discoprendo qualcuna, ma il fonte di 446 dia, 37| vero del sublime tuo animo discoprendomi) per non offender forse, 447 dia, 31| nascosto senso io leggo e discopro.~ 448 dia, 49| bile; sottilmente, e con discrezione negli scritti adoprata, 449 dia, 6 | stesso forse ben giusto disdegno, ed in fine l'acerba inaspettata 450 dia, 25| quel tuo brevissimo scritto disegnava io di far precedere una 451 dia, 51| pensare e dire a tuo senno, disegnavi acquistartela, emendando 452 dia, 46| concepito il puerile e basso disegno di piacere a tutti, compiacendo 453 dia, 27| principe che fatto abbia o disfatto delle leggi, e vinte o perdute 454 dia, 58| di essa me ne basta che disgiungersi non può dalla tua in chi 455 dia, 30| contrarj con sì discreta disinvoltura senza niuno offendere praticate; 456 fin, 38| ch'ottimi entrambi, eran dispari~ 457 dia, 16| morte, che me addolora e dispera; questo è il fiero irreparabile 458 dia, 54| particolare diletto; ma che tu ten disperi, nol voglio. Assai gran 459 dia, 61| tirannide, il sai, non meno dispiace chi dire osa il vero, che 460 dia, 51| attendevi a quel tuo così a te dispiacevole traffico, che necessario 461 dia, 49| pensato, e ai moderni non dispiaciuto, in ciò solo imitarmi dovresti. 462 dia, 18| ed eseguire il bello, più dispotica regni. E pur troppo già 463 dia, 40| neppure i più disprezzabili dispregiava; nessuna cosa abborriva 464 dia, 40| mia, che io neppure i più disprezzabili dispregiava; nessuna cosa 465 dia, 63| FRANCESCO Tutto udii; tutto dissi. Irresistibile forza dagli 466 dia, 46| pochissimi amici, e interamente dissimulato coi rimanenti. Queste regole 467 pro | Proemio.~ ~Paulum sepultae distat inertiae~Celata virtus.~ ~ 468 dia, 48| ravvisando in te due così ben distinti, e così raramente accozzati 469 dia, 14| più verace ragione che men distolse, fu, che a ciò non m'essendo 470 dia, 30| dove tutto l'impedisce, la distrugge, o la scaccia, egli è ufficio 471 dia, 18| né pur menomare, non che distruggerla. Cagione essa sola d'ogni 472 dia, 51| vivere agiato, e di tanto disturbo ti riusciva per viver pensante; 473 fin, 18| i miei studj e i pianti dividendo;~ 474 dia, 29| di ciò ne ha lasciato il divino Plutarco: e a scrivere dei 475 dia, 37| nulla tu puoi di te stesso: divisi siamo, e il siam per sempre, 476 dia, 54| uomo pur basta; ed in oltre dolcemente ripieno il tuo cuore di 477 dia, 55| 55. VITTORIO O dolcissimo amico, tu mi parli di cosa, 478 dia, 40| d'esser servo sapeva, e doleamene, e vergognava; essi nol 479 dia, 52| gran crollo ne riceveva. Doleami il fratello, poco curava 480 dia, 54| 54. FRANCESCO Doler non mi posso dell'immenso 481 dia, 54| ed ingrato. Che di me ti dolga mi è dolce; poiché il moderato 482 dia, 7 | bramava; morte che a me dolse soltanto perché, senza neppur 483 dia, 41| 41. L'umiltà dei natali doluta forse mi sarebbe oltre modo, 484 dia, 38| sprezzar tu dovevi, come, donde cavavi quel tuo dignitoso 485 dia, 48| me stesso, e giubilava di doppia gioja, ravvisando in te 486 dia, 30| tua virtù non de' tempi, doppiamente sentita, e fors'anche, come 487 fin, 34| Doppio aver lascia e libertade 488 fin, 48| ei vi stava qual leon che dorme;~ 489 dia, 58| Estinti voi, con voi non dorrammi di affatto perire, se così 490 dia, 50| era pur tutta tua: sovrana dote, per cui, senza lusinga, 491 dia, 30| la grandezza delle tue doti, ed a me pienamente credendo, ( 492 dia, 16| conoscere. Allettato dal tuo dotto, piacevole, saggio, eppure 493 dia, 61| se toccarmene alcun men dovea, io riputava guadagno, qualor 494 dia, 46| conoscere, a ogni modo viver dovendo fra gli uomini, e non potendo 495 dia, 35| avresti visto esser tale da dovermi costar lo svelartelo, non 496 dia, 49| se da quei grandi soli tu dovessi esser letto; ma vivi, e 497 fin, 11| Più non doveva in questo mondo rio!~ 498 fin, 67| Che riunir dovrammi alla mia donna.~ 499 dia, 49| dispiaciuto, in ciò solo imitarmi dovresti. Giacché pure incominciato 500 dia, 7 | toglieami, ogni tuo amichevole dubbio spettante a me disciolto


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