1-dubbi | duo-pecch | penne-tratt | tre-vuol
grassetto = Testo principale
Capitolo, Capoverso grigio = Testo di commento
501 fin, 33| Eppur l'infermo, che duo dì premuore,~
502 fin, 60| pianger teco a me pur scema il duolo.~
503 fin, 47| Liberissimo spirto in prigion dura~
504 fin, 42| Ch'ebber alte virtudi, ed umil fama.~
505 dia, 56| certo discreto numero non ne eccedere. Il bollore degli anni impiegato
506 dia, 6 | virtù, di cui nobile ed eccelsa prova al mondo lasciare
507 dia, 4 | FRANCESCO Riconfortati. Dagli Elisj vengo io a rivederti, consolarti,
508 dia, 51| disegnavi acquistartela, emendando il tuo nascere, col ricercarla
509 dia, 60| volte prorompere udiva con energia e brevità tanta di maschie
510 dia, 9 | dica; adulazion qui non entra) degno d'esser primo fra
511 dia, 14| ed età, più di me atto ad entrar nell'aringo; e gli stessi
512 dia, 25| nell'arte, che il tuo forte entusiasmo per le vere e sublimi virtù;
513 | Eppur
514 dia, 58| un estinto si legga, non equivale mai al semplice nome di
515 dia, 20| tua bollente, ma giusta ed erudita fantasia, tu descrivi presso
516 dia, 46| siccome, per mostrarmi io erudito, (se pure stato lo fossi)
517 dia, 21| nell'animo dalla vista ed esame di quelle pitture. Nessuna
518 dia, 46| altrui, mentre pure non esce mai di lor bocca. Ma, non
519 dia, 41| vera patria, mi avesse ciò escluso dal poterla servire, e giovarle;
520 fin, 35| Al mio, che esemplo di fraterno amore,~
521 dia, 40| pubblico, libero, e laudato esercizio di essa. Tale era io, standomi
522 dia, 41| ignorata e indipendente esistenza. Da tutto ciò, forse, nacque,
523 dia, 49| puoi, né in un altro tu esistere, se non col pensiero, e
524 dia, 29| dolore e mio danno dal tristo esito di un tale tuo scritto ritrarne
525 dia, 28| sarebbe giustamente reputato espressa follia: che se fra i termini
526 dia, 19| atleta riuscire. Posso io più espressamente teco ricredermi della passata
527 dia, 10| uomini a sapere con loro espresso vantaggio, che la rara tua
528 dia, 61| tragedia non debolmente, parmi, esprimesti, non nego io d'averlo già
529 dia, 11| dire; che ogni ben fare essendoci interdetto dai nostri presenti
530 dia, 58| allacciato è per sempre. Estinti voi, con voi non dorrammi
531 dia, 58| verso, che sulla tomba di un estinto si legga, non equivale mai
532 dia, 52| giorni; l'aggiunta dell'estraneo dolore fu quella forse che
533 fin, 3 | sei tolto in assai verde etade,~
534 dia, 13| e giusto desio d'onorare eternando il tuo nome, pari all'ardore
535 dia, 55| udirti: e il crudel fato alle eterne sue leggi per or derogando,
536 dia, 46| offeso: e quand'anche ciò facciasi, non se ne accorgendo l'
537 | facea
538 dia, 16| vedea, (me misero!) sulla fallace instabilità delle umane
539 dia, 37| non dico, narrandomi il falso, ma non tutto il vero del
540 | fanno
541 dia, 29| volume d'assai minor mole farebbesi) non è sorto ancora un Plutarco
542 | farò
543 | farti
544 dia, 52| aggiunto vecchiezza, e i suoi fastidj moltissimi.~
545 dia, 40| mai per sé stessi, ma per fatalità di circostanze, e insufficienza
546 | fatta
547 | fatte
548 dia, 15| puro grembo della tosca favella, auree parole non ti poteano
549 dia, 55| ultima, in cui mi fia dato il favellarti e l'udirti: e il crudel
550 fin, 6 | Mi fean vivere in tutta securtade;~
551 dia, 11| pareami il volere dalla feccia nostra presente sorger puro
552 | fece
553 dia, 23| chiuso in me stesso; e ciò feci allor quando vidi e convinto
554 fin, 15| Oh più assai che Fenice amico raro,~
555 fin, 36| Perde a sì fera vista e polso e lena.~
556 dia, 56| udirci potremo oramai; ma la fervida memoria che di me tu conservi,
557 fin, 49| Ma il viver nostro fetido e difforme~
558 dia, 22| che per ogni nostra vena e fibra trascorre, ed a tutti i
559 dia, 16| addolora e dispera; questo è il fiero irreparabile comune e mio
560 dia, 51| longevo padre la invidiano i figli, della moglie il marito,
561 dia, 12| 12. VITTORIO Che tu, figliuol di te stesso, per te stesso
562 dia, 46| abborriscono, è forza il fingere di non conoscerla, o di
563 dia, 25| meno testimoniato il tuo finissimo tatto nell'arte, che il
564 dia, 54| metà del tuo essere. Nel fior de' tuoi anni; acquistata (
565 dia, 3 | pena in cotanta tua luce fissarti si attentano... Ma sì, tu
566 dia, 56| ultimo prego mio, cui ben fitto ti scongiuro di sempre portarti
567 dia, 27| schiccherato abbia comunque alcuni fogli di carta.~
568 dia, 8 | vissi; e nella immensissima folla dei nati-morti non mai vissuti,
569 dia, 28| giustamente reputato espressa follia: che se fra i termini della
570 dia, 30| ragionando, nutriva assai fondata speranza di poter con evidenza
571 fin, 70| vivo, in tre corpi un'alma fora.~
572 fin, 44| di corpo, e di leggiadre forme;~
573 dia, 46| parole mie col mi pare; formola, che tengono essi cotanto
574 dia, 40| vedeva io spesso pel maggior foro della città scioperati,
575 dia, 30| doppiamente sentita, e fors'anche, come nuova e inaudita
576 dia, 30| vero, luminosi saggi di fortezza ed altezza d'animo, di umanissimo
577 dia, 61| ricevutala io; benché le fortissime verità che là entro si leggono,
578 dia, 1 | trae? Ma, che veggio? al fosco e muto ardere della notturna
579 dia, 46| erudito, (se pure stato lo fossi) già non avrei in tutti
580 fin, 35| Al mio, che esemplo di fraterno amore,~
581 | frattanto
582 dia, 56| intiepidisce più sempre, alla freddezza della lima consecrali; e,
583 dia, 21| un Bruto dipinto, e così freddi lettori poi di un Bruto
584 dia, 38| nobilissimo nome, di cui si fregiava un Scipione, per non v'essere
585 dia, 40| fosse natura, o fosse in me frutto del molto leggere, e del
586 dia, 41| rimirar più da presso la fucina vile, in cui le comuni catene
587 fin, 7 | Quando, improvviso, come il fulmin cade,~
588 fin, 28| ignoto e muto il più sublime fuoco.~
589 dia, 40| nessuna cosa abborriva fuorché la violenza usata agli uomini
590 fin, 43| l'amico, che il destin mi fura,~
591 dia, 10| migliori delle presenti le future generazioni sarebbero. Ma
592 dia, 10| cui abbiano i presenti e futuri uomini a sapere con loro
593 dia, 48| uomini mi parevi quasi una gemma nel fango, che per meno
594 dia, 10| delle presenti le future generazioni sarebbero. Ma io, ben rimembrartelo
595 dia, 61| e tremante mia vita. Tu, generoso, per me ti assumesti di
596 fin, 37| Né già gli è tolto nel german l'amico;~
597 dia, 15| dal tuo robusto capo col getto della originalità da imitazione
598 | Giacché
599 dia, 48| stesso, e giubilava di doppia gioja, ravvisando in te due così
600 dia, 52| andava consumando i miei giorni; l'aggiunta dell'estraneo
601 dia, 54| che all'umano cuore più giovano: anzi tutte ti restano,
602 dia, 46| uomini, e non potendo loro giovare offendendoli, se pure d'
603 dia, 41| escluso dal poterla servire, e giovarle; il che, dove vera patria
604 dia, 7 | al mio cuore e pensamento giovava, poiché da tanti sì piccioli
605 dia, 51| fratello in somma, ottimo giovine e di nobil'indole anch'egli,
606 dia, 46| di pochissimi volli, e giovommi, aver l'amore e la stima;
607 dia, 48| osservava in me stesso, e giubilava di doppia gioja, ravvisando
608 dia, 30| il vero, e che non sempre giudicano le cose dall'effetto? Io
609 dia, 44| vero. Senza avvedertene, tu giudichi altrui da te stesso; e così,
610 fin, 8 | Giunge la nuova che lo cor mi parte.~
611 dia, 56| sempre portarti nel cuore, giunto che sarai ad una certa discreta
612 fin, 26| ingiusta fortuna è crudo il giuoco;~
613 dia, 20| pennello della tua bollente, ma giusta ed erudita fantasia, tu
614 dia, 40| essi nol sapeano, o se ne gloriavano. Indegno sarei stato del
615 dia, 51| nascere, col ricercarla e goderla in quelle contrade dove
616 dia, 16| verde età riposando, più a goderne pensava, che a porne con
617 dia, 48| conoscere le umane cose, godevi pur d'esserlo per te stesso;
618 dia, 31| tu mai non le narri, io godo assai, che la memoria mia
619 dia, 46| pensiero si è fatto tesoro, va goduto per sé, o coi pochissimi
620 fin, 32| Seco in tomba, sì grave ei n'ha dolore.~
621 dia, 49| fui, render ti voglio, non grazie per lodi, ma biasimo: e
622 dia, 49| spazia, se il puoi, infra Greci e Romani; scrivi, se il
623 dia, 15| ingannavi. Nato nel più puro grembo della tosca favella, auree
624 dia, 28| dalla sola e cieca amicizia guidato, imprendessi a ritrarmi,
625 dia, 23| mi diedi ad osservare e gustar le belle arti alcun poco,
626 dia, 23| fui, che l'osservare e il gustare le forti e magnanime imprese
627 | han
628 dia, 21| quelle pitture. Nessuna idea, neppur leggerissima, di
629 dia, 17| consolerebbero di questa tua ideale mia fama, da me non acquistata, (
630 dia, 27| affinché le leggessero gl'idioti; e quelle degli uomini politicamente
631 dia, 41| ardirò già dir libera, ma ignorata e indipendente esistenza.
632 dia, 48| occulta parendo, non l'era. Ignote eran forse le tue parti
633 dia, 30| moltissimi rei. E se io dalla tua ignotissima vita, dai privati e semplici
634 dia, 11| presente sorger puro ed illibato d'esempio; e che viltà mi
635 dia, 49| dispiaciuto, in ciò solo imitarmi dovresti. Giacché pure incominciato
636 dia, 30| come nuova e inaudita cosa imitata l'avrebbero?~
637 dia, 15| getto della originalità da imitazione nessuna contaminato.~
638 dia, 55| come, ora desiando, ora immaginando di vederti e parlarti, io
639 dia, 53| piangendo della tua memoria ed immagine.~
640 dia, 51| Qual fu la cagione della immatura tua morte? la pietà vera,
641 dia, 40| che conoscer si può, ma immedesimarsela non mai, se non col continuo,
642 dia, 61| fare, della tua rara ed immensa amicizia mi davi. Ma pure,
643 dia, 8 | nacqui, e non vissi; e nella immensissima folla dei nati-morti non
644 dia, 7 | momenti, io lasciava te immerso fra le tempeste di mille
645 dia, 11| sublime vivere necessaria imparare. A ciò ti aggiungea; che
646 dia, 24| vorrei che con loro vergogna imparassero codesti moderni entusiasti,
647 dia, 15| libro nessuno non lo avendo imparato, uscito sarebbe dal tuo
648 dia, 16| uomini tutti, e me stesso imparava io a studiare, e conoscere.
649 dia, 45| magnanimamente sdegnoso, impaziente, e bollente; come potevi
650 dia, 54| tal non sei nato, a non impedirti di essere e dimostrarti
651 dia, 30| e dimora là dove tutto l'impedisce, la distrugge, o la scaccia,
652 dia, 23| vie tutte al forte operare impedite, certo sono io stato un
653 dia, 55| che sola di seguitarti impedivami; argomentar puoi quindi
654 dia, 46| virtù, perché ciò voleva la imperiosa opinione dei più; così nelle
655 dia, 46| parranno alla tua indomita impetuosa indole: ma, non si vuole,
656 dia, 56| eccedere. Il bollore degli anni impiegato hai finora nel bollor del
657 dia, 54| pure, nol niego, è così importante e necessario sollievo alla
658 dia, 21| reputato esser questa una mera impostura: perché il vero senso del
659 dia, 27| leggendole gli altri moltissimi impotenti, se ne maravigliassero soltanto.
660 dia, 11| e che viltà mi parea lo imprendere a dire ciò, che fare da
661 dia, 28| cieca amicizia guidato, imprendessi a ritrarmi, direbbero con
662 dia, 23| gustare le forti e magnanime imprese era in questi nostri tempi
663 dia, 51| natura in te solo sfoggiando impreso abbia a deridere le tirannidi
664 dia, 1 | VITTORIO Qual voce, quale improvvisa e viva voce dal profondo
665 fin, 7 | Quando, improvviso, come il fulmin cade,~
666 dia, 14| di me per risolvermi ad impugnare la penna. Se cosa del mondo
667 dia, 54| assapora, le sente. Sovrano impulso al ben fare dal dolce e
668 dia, 49| è nausea e noja; nulla t'inalza; nulla ti punge; nulla ti
669 dia, 6 | disdegno, ed in fine l'acerba inaspettata tua morte.~
670 dia, 30| fors'anche, come nuova e inaudita cosa imitata l'avrebbero?~
671 dia, 16| il migliore, insistendo, incalzandoti, e anche bisognando, amichevolmente
672 dia, 49| ella è codesta bile il più incalzante maestro d'ogni alto insegnamento:
673 dia, 51| troppo dal vorace lusso incalzati, noi tutti quasi, non che
674 dia, 49| più. E su ciò fortemente t'incalzo, perché ti vorrei amato
675 dia, 19| tua stima mi sarebbe caldo incentivo al ben fare, mi proverei
676 dia, 49| imitarmi dovresti. Giacché pure incominciato hai di scrivere, e del tutto
677 dia, 30| a tutti per consolare e incoraggire i pochissimi buoni, e per
678 dia, 14| co' tuoi scritti: a ciò t'incoraggiva pur io, credendoti, per
679 dia, 40| sapeano, o se ne gloriavano. Indegno sarei stato del tutto di
680 dia, 41| dir libera, ma ignorata e indipendente esistenza. Da tutto ciò,
681 dia, 46| debilette parranno alla tua indomita impetuosa indole: ma, non
682 fin, 65| colei che dell'uom sempre s'indonna,~
683 dia, 19| per compiacerti e darti indubitabile prova che la tua stima mi
684 pro | Paulum sepultae distat inertiae~Celata virtus.~ ~Orazio,
685 dia, 16| chiuso vivevi. Di questa mia inescusabile sconsideratezza e notte
686 dia, 56| così verrai a deludere le inesorabili leggi di morte. Dal vano
687 dia, 40| Ancorché nella natura umana inevitabile sia (benché ascondibile,
688 dia, 54| di nobile e degno amore; infelice a tai patti reputar non
689 dia, 23| nostri tempi cagione di più infelicità e dolore. Se uomo mai pianse,
690 dia, 16| tremare, alla vecchiezza, alle infermità, e più di tutto al dolore
691 fin, 33| Eppur l'infermo, che duo dì premuore,~
692 dia, 22| egli è una liquida sottile infiammabile qualità, che per ogni nostra
693 dia, 45| e la mente così pieni e infiammati del bello (cioè del vero);
694 dia, 48| con te per le vie, dal più infimo fino al più grande, io vedeva
695 dia, 19| ricredermi della passata mia infingardaggine?~
696 dia, 22| sono in quella neppure; s'infingono, s'ingannano, per ingannare.~
697 dia, 16| e la maraviglia; a me la infinita dolcezza di vederti degnamente
698 dia, 3 | mi suonava, rispetto or m'infonde, e con dolcezza misto uno
699 | infra
700 dia, 1 | mia lampada un raggiante infuocato chiarore si è aggiunto!
701 dia, 22| neppure; s'infingono, s'ingannano, per ingannare.~
702 dia, 22| infingono, s'ingannano, per ingannare.~
703 dia, 37| 37. Né ingannarmi tu puoi a quest'ora di te
704 dia, 15| contraddica, sommamente pur t'ingannavi. Nato nel più puro grembo
705 fin, 26| Ben d'ingiusta fortuna è crudo il giuoco;~
706 dia, 54| tu sii colla fortuna tua ingiusto ed ingrato. Che di me ti
707 dia, 28| lusinga di stile, o con ingrandimento del vero, tu dalla sola
708 dia, 24| vero, e non affettato né ingrandito senso del bello, dal quale
709 dia, 54| fortuna tua ingiusto ed ingrato. Che di me ti dolga mi è
710 dia, 42| veramente sublime, che tutto innalza quanto ella tocca! anima,
711 dia, 50| altri, parevi gli altri innalzar fino a te. E questa, credilo,
712 | innanzi
713 dia, 55| come un lieve compenso all'inopinato e barbaro modo con cui rapito
714 dia, 58| tutto dì delle lapidi, e inosservate meritamente elle passano.
715 fin, 54| macchia al guasto mondo insano:~
716 dia, 51| od almen l'aspettiamo; la insaziabile abbominevol peste della
717 dia, 49| incalzante maestro d'ogni alto insegnamento: ma fra gli uomini viventi
718 dia, 11| preoccupato da liberi uomini che d'insegnare il da lor praticato bene
719 dia, 16| sollecitudine in salvo il migliore, insistendo, incalzandoti, e anche bisognando,
720 dia, 16| me misero!) sulla fallace instabilità delle umane cose affidandomi,
721 dia, 14| merita, chi per acquistarla instancabilmente non spese il sudore, il
722 dia, 54| se a farti vero cittadino insufficiente è pur sempre, poiché tal
723 dia, 49| Pensa coi classici; coll'intelletto e coll'anima spazia, se
724 dia, 54| ti è dato; ella tutte le intende, le assapora, le sente.
725 dia, 7 | più che al tuo bastante intendimento, credevi. Comunque ciò fosse,
726 fin, 22| altre età, cui di piacer più intendo!~
727 dia, 23| mio mero piacere, senza intenzion nessuna di riportarne la
728 dia, 11| ogni ben fare essendoci interdetto dai nostri presenti vili
729 dia | DIALOGO. Interlocutori: Francesco Gori, Vittorio
730 dia, 31| occhi, e che ogni tuo più interno e nascosto senso io leggo
731 dia, 30| vai, deh, perché il mondo intero non le ascolta? Dalla tua
732 dia, 56| i rimanenti, che l'età intiepidisce più sempre, alla freddezza
733 dia, 30| per vie più confondere e intimorire i moltissimi rei. E se io
734 dia, 60| piaccia concedermi che io intitoli al tuo per me sacro nome
735 dia, 61| togliere, né, col darmela, intorbidare in parte nessuna la tranquillità,
736 dia, 18| sovra chi più è nato ad intraprendere ed eseguire il bello, più
737 fin, 63| Dall'amata; quel dì, ch'io invan chiamai~
738 dia, 51| bisogni più servi siam fatti, invaso anche ha i più umili tetti:
739 dia, 40| apprezzava me stesso; e non invidiava pure nessuno, cotanti vedendone
740 dia, 16| ritrovar né eseguire, te invidio bensì, ma te non compiango
741 dia, 57| far di questo una legge inviolabile. Due cose sole a chiederti
742 dia, 16| dispera; questo è il fiero irreparabile comune e mio danno, che
743 dia, 63| Tutto udii; tutto dissi. Irresistibile forza dagli occhi tuoi mi
744 dia, 57| rimane; ed è l'una; se non isdegneresti che io in alcuna parte ti
745 dia, 52| pur sempre, trovò in quelI'istante tutte dischiuse le vie a
746 | istesso
747 dia, 33| consolazione, sollievo, e istruzione rendere a me solo ragione
748 fin, 30| Varcando iva lo amico del mio cuore,~
749 dia, 47| avrebbero; tacque il mio labbro, e non ch'io parlare temessi,
750 dia, 4 | teco; dalle tue sì spesse lagrime e sospiri già ben due anni
751 dia, 1 | ardere della notturna mia lampada un raggiante infuocato chiarore
752 dia, 58| si pongono tutto dì delle lapidi, e inosservate meritamente
753 dia, 10| in questo cieco mondo tu lasci, nol niego, per cui abbiano
754 dia, 40| che gli uomini fanno, o lasciano esser rei, ma non gli uomini
755 dia, 41| prerogativa altra non dà, che di lasciar rimirar più da presso la
756 dia, 6 | ed eccelsa prova al mondo lasciare ti avean tolto i nostri
757 dia, 55| crudelmente costretto son io di lasciarla; e son quelli i momenti
758 dia, 46| valer più degli altri, o col lasciarlo conoscere, a ogni modo viver
759 fin, 4 | Mentr'io credei per pochi dì lasciarte!~
760 dia, 29| perfetto modello di ciò ne ha lasciato il divino Plutarco: e a
761 dia, 7 | ultimi miei momenti, io lasciava te immerso fra le tempeste
762 dia, 56| abbandona, prima ch'elle ti lascino. Né in ciò ti voglio concedere
763 dia, 6 | udire da te, quando (ahi lasso me!) per poche settimane
764 dia, 56| oro e i negr'occhi, ne vai laudando la candidissima alma, il
765 fin, 19| Deh, sapess'io laudarti in stil sì chiaro,~
766 dia, 40| continuo, pubblico, libero, e laudato esercizio di essa. Tale
767 dia, 33| col quale io in faccia ti laudava, cosa che a te vivo non
768 dia, 51| 51. Ma, che laudo io in te queste sociali
769 dia, 55| ritrovato non avessi, i soli legami d'amore a ritenermi in vita
770 dia, 58| sulla tomba di un estinto si legga, non equivale mai al semplice
771 dia, 40| sollievo al mondo, che l'andar leggendo i pochi ottimi libri; ed
772 dia, 40| fosse in me frutto del molto leggere, e del più pensare, io gli
773 dia, 21| pitture. Nessuna idea, neppur leggerissima, di far su ciò libri mi
774 dia, 11| mondo, a chi volesse ben leggerli, per ogni cosa al retto
775 dia, 40| quegli uomini e tempi, di cui leggeva.~
776 fin, 44| Picciol di corpo, e di leggiadre forme;~
777 dia, 31| interno e nascosto senso io leggo e discopro.~
778 dia, 61| fortissime verità che là entro si leggono, poteano di danno riuscirmi
779 dia, 40| uomini fuor dell'aspetto di legittima legge; molto conosceva,
780 fin, 48| Nato, ei vi stava qual leon che dorme;~
781 dia, 49| grandi soli tu dovessi esser letto; ma vivi, e parla, co' tuoi.
782 | li
783 fin, 47| Liberissimo spirto in prigion dura~
784 fin, 34| Doppio aver lascia e libertade piena~
785 dia, 47| confusione riempiendoli, lievemente ammutoliti gli avrebbero;
786 dia, 22| credilo a me, egli è una liquida sottile infiammabile qualità,
787 fin, 55| Invidia, credo, i lividi occhi torse,~
788 dia, 21| lettori poi di un Bruto da Livio scolpito?~
789 dia, 23| riportarne la più minima lode pur mai.~
790 dia, 51| loro la vita; del troppo longevo padre la invidiano i figli,
791 dia, 30| senza alterare il vero, luminosi saggi di fortezza ed altezza
792 dia, 46| scemato l'orgoglio, ma di gran lunga bensì accresciuto in essi
793 dia, 31| affetto le detta; me non lusingano, perché da ogni mortale
794 dia, 33| nostra non erano le mutue lusinghe, ma l'amor del vero, non
795 dia, 54| e sotto più piacevol e lusinghiero aspetto, nel cuore dell'
796 dia, 51| tutti pur troppo dal vorace lusso incalzati, noi tutti quasi,
797 | maggiori
798 dia, 14| lo stile, quella possente magica arte delle parole, per cui
799 dia, 17| FRANCESCO Venendo io dalla magione del disinganno, potrei su
800 dia, 45| tempra di carattere così magnanimamente sdegnoso, impaziente, e
801 dia, 23| e il gustare le forti e magnanime imprese era in questi nostri
802 dia, 51| tetto può esser campo a magnanimità e virtù, ancorché ad esse
803 dia, 29| che o gran bene o gran male agli uomini han fatto. E,
804 dia, 30| non avrei io potuto la malignità dei più ammutolire coll'
805 fin, 5 | Dalla tua propria man vergate carte~
806 dia, 15| auree parole non ti poteano mancar mai; pieno, ridondante di
807 dia, 14| essere il vero, lo stile mancavami affatto.~
808 dia, 20| saggio che tu sei stato mandandone al pubblico colla stampa.
809 fin, 21| Io nel mandassi riverito e caro~
810 dia, 20| di alcune tue carte fra mani cadutemi pensai di far uso,
811 dia, 48| io vedeva in ogni volto manifestamente nel salutarti scolpita quella
812 dia, 30| che di verace amico, il manifestarla a tutti per consolare e
813 dia, 27| moltissimi impotenti, se ne maravigliassero soltanto. Le vite si scrivono
814 dia, 51| i figli, della moglie il marito, del fratello il fratello;
815 dia, 57| ti ponessi una semplice marmorea lapide, con sopravi poche
816 dia, 16| comune e mio danno, che mi martira. Te sfuggito e sottratto
817 dia, 40| pochi ottimi libri; ed altro martirio al mondo non aveva ad un
818 dia, 60| energia e brevità tanta di maschie e sugose parole.~
819 dia, 30| di acutissimo ingegno, di maschio e libero petto; di ritrarne
820 dia, 46| sempre la principale mia massima. E siccome, per mostrarmi
821 | Meco
822 dia, 28| che se fra i termini della mediocrità d'ogni cosa in cui vissi,
823 dia, 11| 11. FRANCESCO Sì, mel dicevi, e il rimembro. Ma
824 fin, 31| fratello suo morendo il mena~
825 dia, 18| negli umani petti né pur menomare, non che distruggerla. Cagione
826 dia, 47| specie d'uomini che mi hai mentovate, i dotti, gl'ignoranti,
827 | Mentr'
828 dia, 33| che io faccia di te mai menzione nel mondo, ed or ora tu
829 dia, 21| reputato esser questa una mera impostura: perché il vero
830 dia, 14| Fama non ottiene, e non merita, chi per acquistarla instancabilmente
831 dia, 46| odio, il quale, anche non meritato, sempre ad un uomo buono
832 dia, 28| leggessero: Una comune virtù, meritava ella vita? Se, o con lusinga
833 dia, 23| esse per altro, che per mio mero piacere, senza intenzion
834 dia, 48| che nella presente nostra meschinità pur somme si chiamano, (
835 dia, 56| nobile e dolce sfogo della mestizia dell'animo tuo, amichevolmente
836 dia, 48| propria luce brillare in mezzo ai più sommi uomini di Roma
837 dia, 51| in migliori tempi, e fra miglior gente, verrebbe tenuto mostruosità
838 | mille
839 dia, 23| nessuna di riportarne la più minima lode pur mai.~
840 dia, 37| forse, discreto troppo, la minoranza del mio. Ora dunque tacermi
841 dia, 49| maggiore de' tuoi stessi minori mostrarti potrai, se maggiore
842 dia, 54| necessario sollievo alla umana miseria, tu la ritrovi tuttora,
843 dia, 16| dintorno a me ti vedea, (me misero!) sulla fallace instabilità
844 dia, 48| i bassi, la rimirava io mista d'amore; in quel degli altri
845 dia, 3 | m'infonde, e con dolcezza misto uno ignoto tremore.~
846 dia, 52| quella forse che colmò la misura; e morte, che in petto mi
847 dia, 29| antichi scrivendo, perfetto modello di ciò ne ha lasciato il
848 dia, 43| 43. FRANCESCO Deh, modera questi tuoi affettuosi trasporti.
849 dia, 54| dolga mi è dolce; poiché il moderato dolore agli animi teneri
850 dia, 18| pur troppo già di essa il moderno pensare è nemico; e quindi
851 dia, 34| ancorché alla dilicata e modesta tua indole costar ne potesse
852 dia, 25| dimostrato avrei, ma con modeste parole, del pari il tuo
853 dia, 16| 16. Nuove cose in nuovi modi a te si aspettava di scrivere;
854 dia, 51| invidiano i figli, della moglie il marito, del fratello
855 dia, 29| un volume d'assai minor mole farebbesi) non è sorto ancora
856 dia, 51| albergata) ora, dacché dai moltiplicati bisogni più servi siam fatti,
857 dia, 48| ogni giorno, come corrente moneta, senza avvedertene, le spendevi.
858 dia, 48| perdonavano le triviali e morali, perché ad ognuno parea
859 fin, 31| Quando il fratello suo morendo il mena~
860 dia, 8 | libera cittade; e, nei più morti tempi della nostra Italia
861 dia, 10| 10. Morto sei; né di te traccia alcuna
862 dia, 27| fortemente, e più tosto, mossi da nobile maraviglia ed
863 dia, 51| col tuo chiaro esempio mostrando, che ogni picciol tetto
864 dia, 48| esserlo per te stesso; e se mostrar tale ti dovevi, sempre di
865 dia, 46| massima. E siccome, per mostrarmi io erudito, (se pure stato
866 dia, 49| maggiore de' tuoi stessi minori mostrarti potrai, se maggiore in prima
867 dia, 48| valore che il tuo non era, ti mostravi. Tu fra questi presenti
868 dia, 51| miglior gente, verrebbe tenuto mostruosità il non averli: ma così rara
869 dia, 32| basso fine vedrai che mi muova.~
870 dia, 32| sane ed alte cagioni che il muovano; a quest'una di parlar di
871 dia, 20| e la ragione che vi ti muove, vieppiù sempre mi accorano.
872 dia, 30| con un tale scritto potuto muovere la curiosità degli uomini
873 dia, 56| anche anzi d'esserlo; e le Muse abbandona, prima ch'elle
874 dia, 33| amistà nostra non erano le mutue lusinghe, ma l'amor del
875 | n'
876 dia, 41| esistenza. Da tutto ciò, forse, nacque, senza che io me ne avvedessi,
877 dia, 37| fatto lo avresti (non dico, narrandomi il falso, ma non tutto il
878 dia, 31| chi che sia tu mai non le narri, io godo assai, che la memoria
879 dia, 30| che in somma, quando ella nasce e dimora là dove tutto l'
880 dia, 48| per meno rilucere vi si nasconde; ma per esser bruttata non
881 dia, 40| scaltri amatori di sé stessi nascoso) quell'odio che si porta
882 dia, 31| che ogni tuo più interno e nascosto senso io leggo e discopro.~
883 dia, 51| cotanto pure potea nella ben nata e calda tua anima, chi negarmi
884 dia, 41| 41. L'umiltà dei natali doluta forse mi sarebbe
885 dia, 8 | nella immensissima folla dei nati-morti non mai vissuti, già già
886 dia, 61| vivermi entro il mio carcer natio: alla tirannide, il sai,
887 dia, 30| ascolta? Dalla tua nobile e natural non curanza di te stesso,
888 dia, 49| ozioso, tutto, ben so, ti è nausea e noja; nulla t'inalza;
889 dia, 7 | poiché da tanti sì piccioli e nauseosi aspetti per sempre toglieami,
890 dia, 11| al retto e sublime vivere necessaria imparare. A ciò ti aggiungea;
891 dia, 58| 58. FRANCESCO Negar non tel voglio, se ciò al
892 dia, 51| nata e calda tua anima, chi negarmi ardirà, che tu, in altra
893 dia, 60| ne andrei se a me tu il negassi, si è, che ti piaccia concedermi
894 dia, 48| altro non sono se non se negazione di vizj, e che nella presente
895 dia, 61| parmi, esprimesti, non nego io d'averlo già fortemente
896 dia, 40| molte maggiore. Dal mio negozio, dove, più per rispetti
897 dia, 56| assai che i crin d'oro e i negr'occhi, ne vai laudando la
898 dia, 18| essa il moderno pensare è nemico; e quindi la sempre maggiore
899 | nessun
900 dia, 51| stato, né ai tempi, ed in nessunissima a te vicino, egli era pure
901 dia, 51| somma, ottimo giovine e di nobil'indole anch'egli, ma in
902 dia, 38| cittadino in tempi che questo nobilissimo nome, di cui si fregiava
903 dia, 56| che varcato dall'uomo il nono lustro, o poco più in là,
904 | nostre
905 dia, 33| ora tu stesso parlandomi, notasti il mio ardire, col quale
906 dia, 10| verità in sublime stile notate.~
907 dia, 58| con ciò speri di farmi più noto al mondo, ti pregherò pur
908 dia, 16| inescusabile sconsideratezza e notte e giorno piango io: questa
909 dia, 1 | fosco e muto ardere della notturna mia lampada un raggiante
910 dia, 29| sorto ancora un Plutarco novello. Benché tutto dì delle vite
911 dia, 19| rammarico che della intera mia nullità mi dimostri; e, se a rivivere
912 | Nullo
913 dia, 56| penosa; e un certo discreto numero non ne eccedere. Il bollore
914 dia, 51| agricoltore, il quale nella sua numerosa famiglia la ricchezza amore
915 dia, 16| 16. Nuove cose in nuovi modi a te
916 dia, 16| 16. Nuove cose in nuovi modi a te si aspettava di
917 dia, 17| che della tua propria tu nutri nel petto.~
918 dia, 30| brevemente sovra essi ragionando, nutriva assai fondata speranza di
919 dia, 51| amore che pel tuo fratello nutrivi. In questi tempi, in cui
920 dia, 48| altri traspariva fra un nuvoletto di sdegno; ma così picciolo
921 dia, 8 | già già mi ha riposto l'oblio.~
922 fin, 25| Non t'eran, dove occulti dì vivesti.~
923 pro | Celata virtus.~ ~Orazio, Ode 9, Libro 4~
924 dia, 40| classico in mano: come mai odiarli potea? Tacito, o altro libro
925 dia, 40| non avessi tal gente che odiata. E in ciò ti svelo schietto
926 dia, 49| soli buoni stimato, ma non odiato mai da nessuno.~
927 fin, 52| Nullo pur ne odïava; e a tutti umano,~
928 dia, 62| Deh, ti arresta;... odimi ancora...~
929 dia, 1 | si è aggiunto! Soavissimo odore per tutta la cameretta diffondesi...
930 dia, 19| biasimo dunque in te, né mi offende, questo amorevole tuo rammarico
931 dia, 46| non potendo loro giovare offendendoli, se pure d'alcun pensiero
932 dia, 37| animo discoprendomi) per non offender forse, discreto troppo,
933 dia, 38| tacitamente, senza però offenderli mai, ti venivi a mostrare
934 dia, 49| nessuno mai correggerai coll'offenderlo; né maggiore de' tuoi stessi
935 dia, 31| ombra mia tu le dii; me non offendono, perché a te un verace affetto
936 dia, 46| sempre suppone che molti hai offeso: e quand'anche ciò facciasi,
937 | ognor
938 | ognuno
939 | oimè
940 | omai
941 | onde
942 dia, 13| pietoso alto e giusto desio d'onorare eternando il tuo nome, pari
943 dia, 46| avrebbero, praticavano, od onoravano almeno la virtù, perché
944 dia, 61| vogli in quella dedica più onore né parte ascriverne a me,
945 dia, 30| essere, la quale, anche nulla operando, a quella che il più operasse
946 dia, 23| trovarsi le vie tutte al forte operare impedite, certo sono io
947 dia, 30| operando, a quella che il più operasse giammai, si pareggi; e che
948 dia, 58| di chi alcuna chiara cosa operava: nulla rimane di chi nulla
949 dia, 40| città scioperati, e carichi oppressi d'ozio e di noja codesti
950 dia, 13| e che se nulla in tant'opra valesse, tutto terrebbe
951 fin, 53| Sol ben oprando ei stesso, i rei rimorse.~
952 pro | inertiae~Celata virtus.~ ~Orazio, Ode 9, Libro 4~
953 fin, 41| Che orbato ha Siena, e me, d'uno dei
954 dia, 6 | ti dava. Desolato io, ed orbo mi sono da quel giorno funesto;
955 dia, 15| robusto capo col getto della originalità da imitazione nessuna contaminato.~
956 dia, 56| più assai che i crin d'oro e i negr'occhi, ne vai laudando
957 dia, 61| non meno dispiace chi dire osa il vero, che chi riceverlo
958 dia, 41| sortita; poiché quindi alla oscurità del mio nascere io poteva
959 dia, 8 | 8. Privato ed oscuro cittadino nacqui io di picciola,
960 dia, 24| caldo dell'anima di chi ha osservato e sentito il bello, non
961 dia, 48| Tacitamente frattanto io osservava in me stesso, e giubilava
962 dia, 51| era pure la sola remora, l'ostacolo solo alla tua intera felicità:
963 dia, 10| reo silenzio mal mio grado ostinandoti, d'essere a' tuoi posteri
964 dia, 44| ed i tempi; e sì pure ti ostini a reputare non rara cosa
965 fin, 29| Oltre all'ottavo lustro un anno appena~
966 dia, 58| e la sola ch'io brami, ottenuta ho io finché voi vivete,
967 | ove
968 | ovvero
969 dia, 40| scioperati, e carichi oppressi d'ozio e di noja codesti nobili
970 dia, 49| questo secolo servile ed ozioso, tutto, ben so, ti è nausea
971 dia, 25| dei dipinti della sala del palazzo pubblico in Siena; i quali,
972 dia, 40| perciò i nobili, perché paragonandomi con essi, in nessuna cosa
973 dia, 40| aveva ad un tempo, che il paragonare me, e i miei tempi, con
974 dia, 11| dritto di noi, temerità pareami il volere dalla feccia nostra
975 dia, 38| tuo cospetto confessarsi pareano d'esser meno che plebe?~
976 dia, 30| più operasse giammai, si pareggi; e che in somma, quando
977 dia, 48| vaglia la tua, che occulta parendo, non l'era. Ignote eran
978 dia, 51| da prima il tuo fratello, pareva aprirtene la via, poteva
979 dia, 55| immaginando di vederti e parlarti, io ho vissuti questi due
980 dia, 61| vita, rimembrami, di ciò ti parlava fin da quando a me destinata
981 dia, 55| dolcissimo amico, tu mi parli di cosa, che sola di seguitarti
982 dia, 47| vano il reputava del tutto; parlò con essi tacitamente il
983 dia, 48| il Gori mio, se questa parola mio in contrapposto del
984 dia, 46| vivere, alquanto debilette parranno alla tua indomita impetuosa
985 dia, 48| Ignote eran forse le tue parti sublimi di verace antica
986 dia, 44| Ed ecco ancora un'altra particolar tua grandezza. Gli uomini
987 dia, 54| essi anco arreca un loro particolare diletto; ma che tu ten disperi,
988 dia, 33| solo ragione di molte tue particolarità di cui non mi sono attentato
989 dia, 53| non serbo, che il sempre pascermi piangendo della tua memoria
990 dia, 58| inosservate meritamente elle passano. Ogni, anche ottimo verso,
991 dia, 19| espressamente teco ricredermi della passata mia infingardaggine?~
992 dia, 21| Tu sai, che per mio solo passatempo e diletto io già, così come
993 dia, 40| e di noja codesti nobili passeggiare; ed io li vedea standomi
994 dia, 7 | tempeste di mille umane passioni; ma pure, morte che al mio
995 dia, 25| bei fatti di storia d'amor patrio, e di libertà, non avrebbero
996 dia, 38| venivi a mostrare tu il vero patrizio, ed essi nel tuo cospetto
997 dia, 54| degno amore; infelice a tai patti reputar non ti dei: né io
998 pro | Proemio.~ ~Paulum sepultae distat inertiae~
999 dia, 60| nome la mia Congiura de' Pazzi; tragedia, in cui quanto
1000 dia, 56| più grandi scrittori tu pecchi; convinto sii, che varcato
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