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Carlo Goldoni
La vedova scaltra

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Scena Quinta. Il Conte poi Foletto lacchè

 

Con. Rosaura restò meco sdegnata, chiamandosi offesa da' miei gelosi sospetti. Convien placarla. Finalmente conosco che la gelosia è un tormento dell'amante, e un'ingiuria all'amata. Spero con questa lettera facilitarmi il di lei perdono, e ritornare al dolce possesso della sua grazia. Lacchè!

Fol. Illustrissimo.

Con. Sai dove stia di casa il signor Pantalone dei Bisognosi?

Fol. Illustrissimo sì.

Con. Conosci la signora Rosaura sua cognata?

Fol. Illustrissimo sì, la conosco.

Con. Devi andare alla di lei casa, e portarle questa mia lettera.

Fol. Vossignoria illustrissima sarà servita.

Con. Procura farti dar la risposta.

Fol. Illustrissimo sì.

Con. Con questa occasione osserva se vi è nessuno a conversazione.

Fol. Vossignoria illustrissima lasci fare a me.

Con. Fàllo con buona maniera.

Fol. Non abbia timore, Illustrissimo, che questo è il nostro mestiere. Si stima più un lacchè che sappia portare una lettera, che uno che sappia correr la posta.

(parte)

Con. Convien poi dire la verità, i nostri servitori italiani sono tutti pieni di civiltà; qualche volta col troppo lustrarci ci burlano, ma non importa. L'adulazione è una minestra che piace a tutti.




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