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Carlo Goldoni
Il campiello

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Scena Diciottesima. Fabrizio di casa, e detti; poi Simone

 

FABRIZIO E ver che mia nipote è vostra moglie,

Ma nel vostro contratto

Èvvi, signore, il patto

Di dipender da me per anni dieci.

Non vo, che seguitiate

A gettar il danaro allegramente;

E non si ha da cenar con questa gente.

CAVALIERE La cena è preparata;

L'ho ordinata, e pagata.

Lasciatemi godere,

Per cortesia, quest'ultimo piacere.

FABRIZIO Pur, che l'ultimo sia, ve lo concedo.

Ma io non ci verrò con questa gente

Indiscreta, incivil, senza creanza.

LUCIETTA Via, sior, ghe domandemo perdonanza.

Quando semo in borrezzo

Gh'avemo sto defetto,

Ma savemo anca nu portar respetto

Oh qua, sior Simon. (viene Simone)

Questo mio zerman

Podemo dar la man,

Quando che se contenta sior compare.

CAVALIERE Fate quel, che vi pare.

LUCIETTA Cossa distu, Anzoletto?

ANZOLETTO Fazzo quel, che volè.

DONNA CATTE Anemo via sposé.

ANZOLETTO Questa mia muggier.

LUCIETTA Questo mio mario.

DONNA CATTE Séntime un de sti te vegno drio. (a Lucietta)

DONNA PASQUA Uh! me viene l'acqua in bocca.

GNESE Sia malignazo! e mi?

ORSOLA Da qua do ani a ti.

DONNA PASQUA Do anni s'ha da star?

GNESE Vardè, che sesto!

ORSOLA Eh, no t'indubitar, che i passa presto.

 

 




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