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Carlo Goldoni
Ircana in Julfa

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Scena Decima. Tamas e detti

 

TAMAS Sì, che ardirò di farlo. Eccomi alle tue piante.

Ecco un cuor che non seppe soffrir da sé lontana

L'arbitra di sua vita, la sventurata Ircana.

So che un nodo ti offende, tentai di sciorlo ardito.

Di Bulganzar col braccio l'hanno i Numi impedito.

Tu, se fallito un colpo andò della tua mano,

Puoi replicarlo adesso; non andrà il colpo invano.

Svenami a' piedi tuoi; eccoti, Ircana, il modo

Di vendicar tuoi torti, e di disciorre un nodo.

IRCANA No, per tal via disciolto or non mi cal mirarlo;

L'amor mio, l'amor tuo, quello dovea spezzarlo.

Ucciderti volea pria di soffrire il torto.

Vivo or più mio non sei; tal non sarai, se morto.

TAMAS Aprimi per pietade, aprimi, Ircana, il seno.

IRCANA (Non avvilirti, o cuore). (da sé)

BULGANZAR Fatel levare almeno.

IRCANA Alzati.

TAMAS No, mia vita.

IRCANA Alzati, dico, ingrato.

TAMAS Ah sì, tu sul mio cuore serbi l'impero usato.

IRCANA (Ahimè! arder mi sento, e non so di qual foco). (da sé)

BULGANZAR (Aggiustando le cose s'andranno a poco a poco). (da sé)

TAMAS Sfogati meco, Ircana.

IRCANA Taci; sai dove siamo?

TAMAS Altro non so, che peno; altro non so, ch'io t'amo.

IRCANA Mira, tu, che scoperti non siam da queste genti.

Esci, e avvisami tosto s'altri venir qua senti.

Vattene, il nuovo ufficio nuova mercede avrà. (A Bulganzar)

BULGANZAR (Intendo; restar vogliono un poco in libertà.

Or ora non si sentono parlar più di vendetta;

E quella poverina in Ispaan l’aspetta). (da sé, e parte)

 




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