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Carlo Goldoni
Ircana in Julfa

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Scena Quarta. Demetrio, Ircana e dette

 

DEMETRIO Donne, presento a voi schiavo novel comprato.

KISKIA (Bello!) (da sé)

ZULMIRA (Gentil!) (da sé)

MARLIOTTA (Carino!) (da sé)

CREONA (È uno schiavo sbarbato).(da sé)

IRCANA Qual è la sposa vostra? (A Demetrio )

DEMETRIO Codesta.

IRCANA A voi, pregiata

Donna, il servo s'inchina.

KISKIA Io son di lei cognata.

MARLIOTTA Ed io nipote.

IRCANA E quella? (accennando Creona)

CREONA Son una che di te non me n'importa un fico.

KISKIA Disgraziata!

ZULMIRA Superba!

MARLIOTTA Sciocca!

IRCANA Non la sgridate

Val la sincerità più assai che non pensate.

A chi libero parla, tale giustizia io rendo.

Colei non mi conosce, però non me ne offendo.

ZULMIRA (Voce non ha virile. Che giudicar non so). (da sé)

Demetrio. (chiamandolo)

DEMETRIO Che chiedete?

ZULMIRA (Ditemi. È eunuco?) (piano, a Demetrio)

DEMETRIO (No). (a Zulmira)

(vengono i Servi col caffè)

ZULMIRA Ecco il caffè. Sedete, fatel seder con noi.

(a Demetrio, additando Ircana)

IRCANA Tanto a schiavo non lice.

DEMETRIO Farlo per or tu puoi. (ad Ircana, sedendo)

KISKIA Alzati tu, Creona, cedi allo schiavo il loco.

CREONA Cederlo ad uno schiavo?

MARLIOTTA Restringiamoci un poco.

(gli fa loco nel suo guanciale)

DEMETRIO Da seder gli si rechi. (a i Servi)

CREONA (Di loro ha più cervello).(da sé)

ZULMIRA (Quanto costui m'alletta!) (da sé, sedendo)

MARLIOTTA (Quanto è vezzoso! (da sé, sedendo)

KISKIA (Oh bello!) (da sé, sedendo)

DEMETRIO Siedi. (ad Ircana, per cui un servo averà recato il soffà

IRCANA Obbedisco.

DEMETRIO Olà, recateci un caffè.

Allo schiavo si porga.

KISKIA Lo prenderà da me. (presenta la sua tazza ad Ircana)

IRCANA Troppo gentile. (a Kishkia, prendendo la tazza)

MARLIOTTA (Anch'io gliela vorrei offrire). (da sé)

CREONA (Io non gli darei questa se il vedessi morire).(da sé)

ZULMIRA (Kiskia di lui s'accende. Ah, che ancor io nel petto

Sento per lui destarmi un non inteso affetto).(da sé)

IRCANA Per quanto nel mio stato contento esser mi lice,

Posso chiamarmi, o belle, vostra mercé, felice.

La servitù ch'io soffro non è che un vero bene.

Scordomi in faccia vostra gran parte di mie pene.

Quelle scordar mi posso prodotte dall'orgoglio,

L'altre no, che derivano da un tenero cordoglio.

KISKIA (Credo che abbia perduto l'amante il poverino).(da sé)

ZULMIRA (Farò, per quant'io posso, che cangi il suo destino).(da sé)

MARLIOTTA (Se non fosse mia madre presente agli occhi miei,

So io, per rallegrarlo, so io quel che direi).(da sé)

CREONA Schiavo, per quel ch'io sento, tu sei addolorato;

Vuoi che t'insegni il modo di riderti del fato?

KISKIA Taci, garrula, ardita.

IRCANA Deh lasciate che parli.

CREONA Sento che ha degli affanni, gl'insegnerò a curarli.

KISKIA Parti da questo loco.

CREONA Volentier, vado via. (s’alza)

Ma s'egli è addolorato, vo' consolarlo in pria.

Di confortar gli afflitti, sapete, è mio costume.

Se tu sei disperato, vatti a gettar nel fiume. (parte)

 




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