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Carlo Goldoni
Ircana in Julfa

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ATTO TERZO

 

Scena Prima. Ircana sola

 

Giardino in casa di Demetrio con boschetto intrecciato d’alberi.

 

IRCANA Vado, non so in qual parte. M’aggiro e non so dove.

Per me tutti gli alberghi, tutte le vie son nuove.

Questo giardino i’ credo che a Demetrio appartenga .

Vo’ respirar quest’aure sola, pria ch’altri venga.

Sfogar vorrei col pianto il mio dolore estremo:

Ma piangere non so: quando mi dolgo io, fremo.

Suol essere comune al sesso nostro il pianto;

Son lacrime di donna sfogo,sollievo, incanto.

Ma a me perisca il mondo fra fiamme e tra faville,

Non mi vedrai di pianto bagnar le mie pupille.

Chi pianto non avrebbe, quando lo sventurato

Tamas testè partissi, da me a torto scacciato?

Così l’impegno mio, così volea l’amore:

E se non piangon gli occhi, piange di dentro il cuore.

Quando fine avran gli amori, qual fine avran gli sdegni?

Chi scioglierà di Tamas i vïolenti impegni?

Quanto durerà il fasto d’una rival persiana?

Quando sarà felice la sventurata Ircana?

Segua qualunque evento di me non mi confondo;

Favola sia il mio nome sul teatro del mondo.

Chi mi desia fortuna, chi a me brama ruine,

Faccia i suoi sforzi; e attenda delle avventure il fine.

 




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