|
Attenzione
e avvicinamento pastorale
(49) Un atteggiamento di comprensione nei confronti della problematica
esistenziale e delle scelte delle persone che vivono un’unione di fatto
è legittimo, e in alcune circostanze un dovere. Alcune di queste
situazioni devono perfino suscitare vera e propria compassione. Il rispetto
della dignità delle persone non è messo in discussione. Tuttavia,
la comprensione delle circostanze e il rispetto delle persone non equivalgono a
una giustificazione. In tali circostanze, conviene piuttosto sottolineare che
la verità è un bene essenziale delle persone e un fattore
d’autentica libertà. L’affermazione della verità non costituisce
un’offesa, ma è al contrario una forma di carità, di modo che il
“non sminuire in nulla la salutare dottrina di Cristo” sia “eminente forma di
carità verso le anime” 101, a condizone che questa sia
accompagnata “con la pazienza e la bontà di cui il Signore stesso ha
dato l’esempio nel trattare con gli uomini” 102. I cristiani devono
pertanto cercare di comprendere le cause individuali, sociali, culturali e
ideologiche della diffusione delle unioni di fatto. Bisogna ricordare che una
pastorale intelligente e discreta può, in certi casi, contribuire alla
riabilitazione “istituzionale” di queste unioni. Le persone che si trovano in
questa situazione devono essere prese in considerazione, caso per caso e in
maniera prudente, nel quadro della pastorale ordinaria della comunità
ecclesiale, mediante un’attenzione ai loro problemi e alle difficoltà
che ne derivano, un dialogo paziente e un aiuto concreto, specialmente nei
confronti dei figli. Anche in questo aspetto della pastorale, la prevenzione
è un atteggiamento prioritario.
|