(13) Come qualsiasi altro problema umano, anche quello delle unioni di fatto
deve essere affrontato da un punto di vista razionale, più precisamente
dal punto di vista della "recta ratio"14 . Con questa
espressione dell'etica classica si vuole indicare che la lettura della
realtà e il giudizio della ragione devono essere oggettivi, liberi da
ogni condizionamento quali l'emotività disordinata, la debolezza di
fronte a situazioni penose che inclinano a una compassione superficiale, o
eventuali pregiudizi ideologici, pressioni sociali o culturali, influenza di
gruppi di pressione o partici politici. Certamente il cristiano ha una visione
del matrimonio e della famiglia il cui fondamento antropologico e teologico
affonda le sue radici, in maniera armonica, nella verità che procede
dalla Sacra Scrittura, dalla Sacra Tradizione e dal Magistero della
Chiesa15 . Ma la luce della fede insegna che la realtà del
sacramento matrimoniale non è posteriore o estrinseca, come una semplice
aggiunta "sacramentale" esterna all'amore dei coniugi, bensì
che al contrario è la realtà naturale dell'amore coniugale
assunta da Cristo come segno e mezzo di salvezza nell'ordine della Nuova
Alleanza. Il problema delle unioni di fatto, di conseguenza, può e deve
essere affrontato a partire dalla "recta ratio". Non è tanto
una questione di fede cristiana quanto di razionalità. La tendenza a
contrapporre su questo punto un "pensiero cattolico" confessionale a
un "pensiero laico" è un errore16 .
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