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1. INTRODUZIONE
1.1. Un punto di incontro
1. Dal 14 al 16
dicembre 1998, su convocazione del Pontificio Consiglio per la Famiglia, si è
un riunito un gruppo di esperti ed altre persone impegnate nella causa della
famiglia e della vita,1 per riflettere sul tema « Diritti
umani e Diritti della Famiglia ». Vogliamo in questo modo associarci, con
profonda speranza, alla celebrazione del cinquantesimo anniversario della Dichiarazione
Universale dei Diritti dell'Uomo, promulgata dall'Organizzazione delle
Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. 2
2. Con il presente
documento (che si limita ad alcune considerazioni di particolare importanza e
che offriamo come base per ulteriori e più approfondite considerazioni),
intendiamo riconoscere il significato e il valore della suddetta Dichiarazione,
e incamminarci nella prospettiva di una reale universalità e di una sua
necessaria applicazione integrale. Riconosciamo il valore e la permanente
capacità di ispirazione del documento in quanto condividiamo elementi di una
stessa verità. Condividere la verità è condizione indispensabile per l'umana
convivenza. Non ignoriamo certamente le riserve a cui la Dichiarazione può dar
luogo: essa può favorire l'individualismo e il soggettivismo. In tal senso sono
state formulate diverse critiche. Tuttavia, è opportuno soffermarci sulla sua
grande convergenza con l'antropologia e l'etica cristiane, 3
nonostante il documento prescinda da ogni riferimento a Dio. Esiste inoltre una
vicinanza concettuale in quei punti ammessi come naturali in quanto parte della
coscienza comune dell'umanità. Non si tratta certamente di diritti che la Dichiarazione
ha creato, ma di diritti che ha riconosciuto e codificato. « La
Dichiarazione Universale è chiara: riconosce i diritti che proclama, non li
conferisce ».4 Inoltre, il documento, che riconosce « la
dignità intrinseca » e « i diritti uguali e inalienabili di tutti i membri
della famiglia umana »,5 costituisce un « punto di incontro
» per la riflessione e l'azione congiunte.
3. Dalle
sofferenze della guerra, con le profonde ferite e lacerazioni prodotte, con i
gravissimi attentati alla dignità dell'uomo e dei popoli, l'umanità si è unita
per affermare « il valore della persona umana »,6 nel
rispetto e nella tutela che le sono dovuti. Giunte da ogni parte e da ogni
cultura, le nazioni del mondo hanno proclamato verità universali, diritti
universali e beni universali. Benché diverse, i loro delegati hanno ascoltato i
suggerimenti dello spirito, il richiamo della ragione, le lezioni della storia
e le inclinazioni del cuore. In rappresentanza di tutti i popoli del mondo, 7
le nazioni si sono unite per rinunciare all'ideologia, andando al di là dell'utilitarismo,
e per riconoscere i fini radicati nella natura di tutti e di ognuno. Si rende
quindi necessaria una dinamica di universalità affinché, attorno alla verità
dell'uomo, aderisca alla Dichiarazione un numero sempre più grande di
nazioni, fino a racchiudere un giorno — speriamo prossimo — tutte le nazioni
della terra.
4. Siamo coscienti
del fatto che la « guerra fredda » ha ostacolato l'applicazione della Dichiarazione,
ma siamo altresì consapevoli delle grandi possibilità che può arrecare questa
epoca cosiddetta di « globalizzazione ». Una globalizzazione che non si limiti
ai puri aspetti economici, ma che comporti altre realtà e dimensioni, che
devono convergere nel riconoscimento della dignità della persona umana e
passare obbligatoriamente per un corpo di valori etici. Tutto ciò si realizzerà
se scopriremo il modo di dare impulso al riconoscimento e all'applicazione dei
diritti dell'uomo.
5. Nel messaggio
del 30 novembre 1998, il Santo Padre Giovanni Paolo II ha reso un omaggio
esplicito alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo qualificandola
« uno dei documenti più precisi e significativi della storia del diritto ».8
I diritti articolati nella Dichiarazione costituiscono un insieme
unitario, la cui base comune è l'affermazione della dignità di ogni
persona. Il derogare a qualsiasi diritto viola l'umanità della persona.
Giovanni Paolo II ha altresì affermato — ed è questo un avvertimento di grande
importanza — che l'uso selettivo dei principi del documento « minaccia la
struttura organica della Dichiarazione, che associa ogni diritto ad
altri diritti e ad altri doveri e limiti necessari per un ordine sociale equo
».9
6. Per tutto
questo il presente documento non è soltanto una « celebrazione giubilare » di
quello pubblicato nel 1948, bensì un appello a tutti coloro che riconoscono la
centralità della persona umana e della famiglia come nucleo fondamentale e
insostituibile, capace di generare quella società che risponde al mondo a cui
aspiriamo. La costruzione di una tale società è un compito nobile e difficile
dell'umanità.
7. Ci
concentreremo su due campi inscindibili: la famiglia e la vita, in relazione
alla storica Dichiarazione. In questi campi il documento mantiene tutta
la sua importanza e tutto il suo valore, tanto più adesso che si diffondono in
modo allarmante gli attentati alla famiglia nella sua identità che non permette
alternative né supplenze, e che si moltiplicano le minacce alla vita,
sventolando un vocabolario di giustizia apparente che pretende di coprire
l'alterazione della realtà e il senso di questo dono sacro.
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