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«Poiché 'l vecchio fu uscito di vita, pur tenea cupidità e'
figliuoli di quella non meno ricca che splendida eredità, di que' trionfali
ornamenti, e rendersi gloriosi del nome d'esser detto primo virtuoso. Ma come bene
allevati e civili fratelli, per non multiplicare fra loro contenzione,
chiamorono arbitri e' vecchi della loro famiglia, uomini integrissimi e
severissimi, appresso de' quali e' discettassero ciascuno la sua causa.
Statuito el dì, convenuti gli albitri e costoro, cominciò de' fratelli el
maggiore d'età, e così disse: «Padri, se io non fussi certissimo essere in voi
verso di ciascuno di noi pari amore quanto nulla più vi si possa desiderare,
insieme ed essere in voi iustizia tale che nulla vorrete, per gratificare a
uno, meno favoreggiare all'altro, forse qui io e lungo vi pregherrei e
adurre'vi cagioni assai per quali vi persuadessi fra noi non essere contenzione
chi di noi assegua questi ornamenti, ma quasi essamine a chi di noi meno manchi
virtù per essere a voi grato come perfetto virtuoso, e approvato come modesto,
temperante e prudente. Né sarebbe in me vera modestia, né voi aresti da
riputarmi prudente, s'io vi sollecitassi che oltre alla giustizia volessi
essere non communi arbitri, ma fautori parziali; qual cosa né cerco né da voi
aspetto, ché sempre vi conobbi osservantissimi d'ogni onestà e religione. E
spero ascolterete noi con quanta da ora ci porgete umanità e attenzione; e in
nostre discettazioni, se forse scorreremo in qualche non degna parola alle
vostre severissime presenze, riputatelo non allo studio nostro del vincere come
immoderato, ma solo alla condizion del concertare, poiché raro si può fra
pronti ingegni agitare causa alcuna sanza veemenza.»
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