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«Dico, padri, che conoscendo io in la donna che fu mia, studio
men di servarsi buono nome che di satisfare a sue nel nostro matrimonio non
iuste voglie e desideri, più giorni meco mi consigliai. Né, cercando evitare
quello che tenuto occulto nulla si stima, e palesato molto nuoce, a me parea
con altri che meco esplicare miei nell'animo mio involuti pensieri, e meco
dicea: in che onesto modo poss'io monstrarli ch'e' suoi costumi a me
dispiacciono? S'io solo a lei biasimo suoi detti o fatti, subito eccito in casa
intollerabile rissa: ella irritata e meco arderà di sdegno e con tutti furierà
d'ira e contumacia, maladirà el dì ch'ella entrò sotto questi tetti, dove ella
viva non col marito ma stenti servendo a chi dolga ogni suo onesto sollazzo. Né
dolendomi co' suoi sarà se non disutile impresa; a' quali s'io porto cosa
incerta, parte a lei e alla madre, le quali istrutte e viziate per scusarse
accuseranno me essere geloso, più crederanno che a me; parte, dolendoli sua
infamia, mosterranno nulla credere, e risponderanno onteggiosi mai altri che
solo me essere stato chi in la loro famiglia inseminasse brutto nome, essere
stati sempre liberi e vacui ciascuno de' loro padri da tanta infamia delle cose
loro.»
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