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«Fu ottimo consiglio secludere ogni severità donde a me molto
sarebbe redundatone danno. Fu onesto fuggire la discordia domestica, utile servare
la grazia de' suoi, iocondo mantenere la publica buona fama, e commodo fuggire
la capitale inimicizia dei cittadini. E quanto, interi quelli anni ch'ella meco
fu in vita, constanza in me fussi e verile perseveranza con maraviglioso
contenere e moderare me stessi, chi potrebbe racontarlo? Vedea io gli amanti or
l'uno or l'altro el dì e la notte assidui, instavano, perseguitavano,
sollecitavano. Io fuggia vedere, dissimulava avere veduto, tacea. Non mancava
chi per mostrarsi ne' fatti miei più curioso non li bisognava, mi riferiva cose
quali io mi sapea. Occoreano non pochi che per dirmi cosa mi dispiacessi
narravano sue istorie; e non rari, per pormi in odio chi essi inimicavano,
fingeano cose moleste. Alcuni ad altro proposito e fine porgeano suo detti e
sentenze, quali io potea interpetrarle dette per me. Da infinite parte era
eccitato, tratto, impinto a rompere in qualche inconsulta ragione di vendicarmi
e d'acrescermi inimicizia e infamia. E io constante, offermato, sempre
placabile, equabile, lenissimo, mai per qual si fusse altrui favole volli né
meco essere né con altri parere perturbato o in parte alcuna commosso o
concitato a mala ira e inutile sdegno. E parsemi divino consiglio essere alla
donna tale che, ove ella in me nulla desiderasse a contentarsi, ivi in me ella
volesse nulla essere men che ottima e continentissima.»
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