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«Voglio essere in questa causa remisso, e dicendo nulla più
che in la mia quale descrisse vita, veemente. Sarebbe chi simile a me si
glorierebbe e domanderebbe dove altrove in qual si sia marito si trovassi tanta
ragione in suoi consigli, tanta mansuetudine e placabilità d'animo, tanta
continenza e modestia, tanta perseveranza e fermezza, che maritato a femmina
iniqua, inetta, arogante, insolente, con ordine e modo prestituisse a sé utile
e ottimo instituto a bene e beato vivere, continuando suo modesto incetto di
perseverare a sé e a' suoi buon nome e intera fama, e più e più anni soffrendo,
tacendo, dissimulando, imperando, reggendo sé stessi mai commettessi per ira o
subitezza cosa onde poi gli bisognasse dire: non vorrei così avere detto o
fatto. Gli altri mariti, per gravi e riposati che sieno, per ogni minimo a sé
sospetto guardo ingelosiscono, vivono in sollecitudine gravi a se stessi e
molesti a chi seco vive. A me, né guardi, né atti, né parole, né cosa per
inetta che facesse la donna mia, mai posero in animo sinistra alcuna
suspizione.»
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