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«Ma che poss'io credere qui, Acrino, se tu non per sentenza di
questi padri, ma in qualche altro modo occupassi questi ornamenti, e così
piacesse alli dii che tu scontrassi nostro padre risuscitato, e per onestarti
dicessi a te fussino stati adiudicati, che credi, non griderebbe egli ad alta
voce questa essere cosa iniqua, cosa detestabile? Non direbbe egli: 'A me la
patria diede questi ornamenti premio alle mie mirifiche virtù; dielle a me, il
quale con gravissimi pericoli, con molto affanno, con lunghe vigilie, sovenni
alla salute della patria mia, il quale la vendicai dall'impeto de' nimici, il
quale conservai a' miei cittadini la cara e dolce libertà, ozio, quiete e
tranquillità; e voi, padri, li adiudicasti a chi turbò con suoi sospetti l'ozio
e quiete nostro domestico, e a se stessi impose servile condizione e indegna
d'animo libero, nato ad altro che ad osservare gesti e detti d'una inquieta e
inconstantissima femminella'? Poi si volgerebbe, credo, a te, Acrino, e
direbbe: 'Che laude di tua virtù, che meriti aduci tu, quale primo e ultimo de'
tuoi pensieri ponesti in opera inutile e indegnissima di chi abbi l'animo erto
e virile? S'ella per te non peccò, se tu con custodirla e contenerla facesti el
debito tuo, che gloria te ne surge degna di tanti ornamenti? Se non ti si
convenia perdere el tempo e te stessi in prestarti quasi pedissequo e
osservatore della inconstanza femminile, non t'è egli vergogna gloriartene? E
s'ella avesse peccato, chi loda la diligenza tua e vigilanza, e del vizio suo a
chi altri che a lei ne surge infamia? Ché adunque ti vendichi questa vana e
falsa gloria? In cose più degne (direbbe el padre nostro), figliuoli miei,
voglio adoperiate vostro ingegno, industria, vostro studio, vostra opera che in
procurare quanto e con chi e dove e quando rida o cianci una lieve e fallace femmina'.
E tu, Mizio, udite dal padre nostro queste parole, con che fronte ardiresti
chiedere questi ornamenti? Non aducendo altre ragioni che solo queste: placai
una importuna femmina, feci ch'ella predicava me essere uno ottimo marito, non
mi crucciai per sue alcune inezie. Oh meriti degnissimi! Oh virtù maravigliosa!
Oh cittadino nato a gloria e a onorare la patria nostra, il quale seppe
gratificando a una femmina rendersi pregiato marito! E se tu non ti crucciasti,
non era in te iusto sdegno, o in lei non era quanto nell'altre iniquità e
malignità; né ha stomaco a chi non dispiace una femmina petulca, arrogante,
immodesta. E s'ella teco fu facile, non fie tua egregia laude; né molta durasti
fatica mitigarla e renderla mansueta.»
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