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| Leon Battista Alberti Uxoria IntraText CT - Lettura del testo |
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«Dico, padri, che conoscendo io in la donna che fu mia, studio men di servarsi buono nome che di satisfare a sue nel nostro matrimonio non iuste voglie e desideri, più giorni meco mi consigliai. Né, cercando evitare quello che tenuto occulto nulla si stima, e palesato molto nuoce, a me parea con altri che meco esplicare miei nell'animo mio involuti pensieri, e meco dicea: in che onesto modo poss'io monstrarli ch'e' suoi costumi a me dispiacciono? S'io solo a lei biasimo suoi detti o fatti, subito eccito in casa intollerabile rissa: ella irritata e meco arderà di sdegno e con tutti furierà d'ira e contumacia, maladirà el dì ch'ella entrò sotto questi tetti, dove ella viva non col marito ma stenti servendo a chi dolga ogni suo onesto sollazzo. Né dolendomi co' suoi sarà se non disutile impresa; a' quali s'io porto cosa incerta, parte a lei e alla madre, le quali istrutte e viziate per scusarse accuseranno me essere geloso, più crederanno che a me; parte, dolendoli sua infamia, mosterranno nulla credere, e risponderanno onteggiosi mai altri che solo me essere stato chi in la loro famiglia inseminasse brutto nome, essere stati sempre liberi e vacui ciascuno de' loro padri da tanta infamia delle cose loro.»
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