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In prima onora Dio immortale. Come dispone
la legge tua, e in questo e in ogni vita segui e reverisci gl'instituti della
patria tua con parole e con fatti.
Gratifica a' vicini; ama e' congiunti; onora
e' maggiori. Degli altri fa che molti pregino la tua virtù, e fàtti amico chi
sia più che gli altri virtuoso. Degli amici, chi meno gli cura, più ne ha
bisogno. Dà di te modestia in gesti, mansuetudine in parole, utilitate in
fatti, e acquisterai amici. Un piccolo errore de altrui non meriti che tu privi
te stesso di cosa tanto rara, quanto è lo amico. Soffrisci adonque, e modera te
stesso, persino che dove manca el potere, sia la necessità. Per fare una
discordia, vi bisogna due. A perseverare in concordia, basta che uno de' due
sia savio.
La virtù, madre della felicità, tiene fra'
mortali luogo di Dio. Adorala. Non fare e non dire cosa non prima premeditata;
e in ciò che tu fai o pensi, obbedisci alla ragione, e abbi reverenza a te
stesso. E così né in palese, né in ascoso peccherai, e in vita raro ti
pentirai. Sarà contro alla ragione metterti a dire o fare quello che tu non
sai, o quello che poi non riesca in meglio. Detestabile morbo la ignoranza;
fraudolentissimo inimico la voluttà; essecrabile furia la contenzione. Padre e
Dio ottimo e massimo, aiutaci fuggirle e odiarle!
Il troppo volere perturba le cose publice,
consuma le private. Colmo delle voglie, segue el curucciarsi: cenere dell'ira
pentersi. Dio ama e' buoni, e aiuta chi n'ha bisogno. Esci di casa alle
faccende, e tanto spera da Dio quanto tu meriti. El tuo nollo dare sanza
opportunità e misura, e nollo tenere per essere illiberale. Adùsati non aver
bisogno se non di cose poche e facili. Misura del saziarti e dello essercizio
sia che indi a te seguiti molestia niuna.
Fabula el volgo cose fitte e false; rompile
tacendo; con opere buone fàlli bugiardi. Ma lungi quanto puoi, sempre fuggi la
invidia. Ultimo remedio alle cose avverse, portarle sanza perturbazione. Vuole
chi può sopra e' mortali, che de' beni caduci parte si possa usare, parte
conservare, parte se ne perda. Delle ore concesse a chi vive, continuo si
perdon quelle che tu non adoperi. Ieri passò, domani non ha certezza. Vivi tu
adonque oggi. La morte, inevitabile termine a chi venne in vita, mai fu inutile
a chi mal vive, e mai dannosa a chi visse bene.
Quello che perturba in prima si è la
instabilità de' propositi; e quanto più te avolgi, tanti più mali intoppi.
Abbattersi al bene sta prontissimo a chi spera in Dio, e in bene adoperarsi. La
sera, prima che tu ti posi a dormire, accogli ordinato qualunche cosa tu
facesti o dicesti il dì: gli errori tuoi, gastigali; del bene fatto,
rallégrati. Gratissimo sacrificio a Dio, dolersi del mal fatto e rallegrarsi
delle opere buone.
Insomma, persino col ferro e col fuoco
caccia e separa dal corpo la infermità, dal vivere la voluttà, dall'animo la
ignoranza, dalla casa la discordia, dalla città la sedizione, da questo e da
ogn'altra cosa la intemperanza.
Ultimo, stima certo dell'animo tuo ch'ello è
cosa divina e immortale. Rileggimi.
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