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3.
Invecchiamento delle popolazioni e diminuzione demografica
Queste
politiche disastrose sono in totale contraddizione con le reali evoluzioni
demografiche, così come appaiono nelle statistiche e così come
risultano dall'analisi dei dati. Da trent'anni il tasso di crescita della
popolazione mondiale non cessa di diminuire a un ritmo regolare e
significativo. Dopo aver registrato un calo impressionante di fecondità,
51 Paesi del mondo (su 185) non riescono più a garantire il ricambio
generazionale. Precisiamo che questi 51 Paesi rappresentano il 44% della
popolazione del pianeta. In altre parole, l'indice sintetico di
fecondità di questi Paesi, ossia il numero di figli per donna,
è inferiore a 2,1. Si sa che questo è il livello minimo
indispensabile al rinnovamento generazionale nei Paesi che beneficiano
delle migliori condizioni sanitarie.
Questa
situazione si riscontra in quasi tutti i continenti. Hanno così
una fecondità inferiore alla «soglia di sostituzione» in America,
gli Stati Uniti, il Canada, Cuba e la maggior parte delle isole dei Caraibi; in
Asia, la Georgia, la Thailandia, la Cina, il Giappone, la Corea del Sud;
in Oceania, l'Australia; e la quasi totalità dei quaranta Paesi
dell'Europa. In questo ultimo continente, l'aggravarsi degli effetti
dell'invecchiamento sta ormai portando allo spopolamento, con un numero
di decessi superiore a quello delle nascite. Questo saldo negativo è
già un dato di fatto in tredici Paesi, fra i quali l'Estonia, la
Lettonia, la Germania, la Bielorussia, la Bulgaria, l'Ungheria, la Russia, la
Spagna e l'Italia.
A
dilàdell'invecchiamento delle popolazioni che origina, questo
calo della fecondità pone, in molti territori, un problema particolarmente
angosciante, quello della diminuzione demografica, con tutti gli effetti
negativi che questa inevitabilmente comporta. Si prospetta pertanto un aumento
del numero dei Paesi con una fecondità inferiore al ricambio
generazionale. Allo stesso modo si reputa che aumenterà il numero
dei Paesi il cui la mortalitàè superiore alla natalità.
La percezione
di queste realtà, da lungo tempo familiari ai demografi attenti,
è quasi sconosciuta ai mezzi di comunicazione sociale, all'opinione
pubblica e ai responsabili. È praticamente passata sotto silenzio nelle
conferenze internazionali, come si è potuto constatare, ad esempio, in
occasione della Conferenza del Cairo del 1994 o in quella di Pechino del 1995.
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